Airtoons

Oggi stavo quasi per scrivere qualcosa di serio… poi mi hanno inviato questo video e mi sono dimenticato cosa volevo scrivere! In compenso mi è rimasto l’esilarante video che vi propongo. L’idea è quella di re-interpretare i cartelli di avviso presenti sugli aerei, ne avevo visti alcuni tempo fa sul sito di repubblica.it, ma letti con voce meccanica sono anche meglio… in realtà è un bel po’ che gira, però se i film di Totò fanno ridere anche oggi… anche questo ancora non è scaduto!

per vedere altre vignette:  http://www.airtoons.com/

altri video di divieti divertenti: http://chebruttefigure.blogspot.com/

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Lo scompartimento sbagliato

L’intercity ha un solo vantaggio a mio modo di vedere, prezzo a parte ovviamente, ovvero: lo scompartimento. Questa peculariarità del treno è poi la cosa più interessante del viaggio. Perché? mi domanderete voi. La mia teoria è che semplicemente lo scompartimento rende più facile socializzare, di conseguenza l’intercity è più sociale dell’eurostar. Su un eurostar ci sono mille orecchie, tutti intorno, non c’è intimità, non si crea quel senso di “cameratismo”… sull’intercity invece sì! Tu fai parte di una piccola sezione! Sei in una squadra, IN UNA FAMIGL… non esageriamo, però viene più facile socializzare grazie allo scompartimento, almeno per me. Questo è molto bello, salvo casi rari… tipo un’età media dei passeggeri presenti nel tuo scompartimento decisament superiore ai 60! E così, proprio ieri, mentre io, incastrato sul poggiatesta regolabile (ma io che sono 1,83 non posso mettermi con la chiesa dritta, figriamoci uno più alto!), mi domandavo quanto sporca fosse stata quella tappezzeria, mi guardavo intorno e vedevo solo volti degni di una casa di riposo… in effetti stavano tutti riposando, era insomma uno scompartimento di riposo… ma la cosa più brutta è stata constatare che lo scompartimento sbagliato era solo il mio! Negli altri, infatti, c’erano ragazzi, giovani, gente allegra, divertente… quasi mi sembrava di sentire un “PePePePePePePePeeeee” dai vicini! Risate, petardi, profumo di cucinato… di tutto di più (non come la rai). Insomma per una volta avrei preferito nettamente l’eurostar!

La puntualità

Io sono un tipo puntuale, lo sono sempre stato, se ci diamo un appuntamento arrivo 5 minuti prima, almeno, o 5 dopo, al massimo, e se ho un imprevisto ti avviso. Mio padre per esempio non è puntuale, vive proprio mezz’ora avanti rispetto a tutti noi! Lui arriva ad un appuntamento dalla mezz’ora in sù di anticipo, pioggia, vento, neve, invasione aliena… lui c’è, e comunque c’è sempre prima di te! In tutta la mia vita ricordo una sola buca data da mio padre, per sbaglio, in un momento veramente fitto di impegni, l’unica macchia (ricordo addirittura il nome e il cognome della persona dell’appuntamento, tanto fu storica) in un curriculum perfetto.

Se siete puntuali, come me, allora sapete bene che gran parte della vita di noi, gente precisa, si vive in attesa, proprio nel senso classico del termine, amici, fidanzate, clienti, amici di amici, cinema… tutto arriva sempre maledettamente dopo di noi! Sempre! Quante estati sotto il sole cocente alla fermata del bus senza l’ombra di un albero e con la tabella degli orari usata a mò di ombrellone per cercare almeno di evitare l’insolazione? Quante tramonti visti dal parcheggio di qualche negozio dove ci eravamo dati appuntamento?  Quante amicizie abbiamo fatto con passanti, negozianti, ambulanti, e tutte le categorie che finiscono in “…anti”,  nelle interminabili attese appoggiati ad un muretto? in quei minuti, quarti d’ora, mezz’ore, ORE di attesa abbiamo analizzato la vita, abbiamo inventato i reality show (perché dopo 45 minuti fermo in un posto cominci anche a impicciarti dei fatti degli altri per far passare il tempo! E neanche ti notano più, ti prendono per una decorazione urbana tanto hanno fatto l’occhio a vederti lì fermo!) abbiamo riempito pagine e pagine di un immaginario libro nella nostra testa, con: Principalmente insulti ai ritardatari, SMS letti e riletti, frasi sui muri, targhe di macchine, numeri di bus, scritte sulle magliette dei passanti, intercettazioni ambientali spiando le telefonate dei vicini, ipotetiche forme delle nuvole, cercare di capire a chi(o cosa) assomigli l’autista del trenino, descrizione dettagliate di ragazze bellissime che passano…e poi dei loro bruttissimi fidanzati, fare calcoli matematici impossibile nel tentativo di capire quanti mattoni siano stati utilizzati per costruire il muro del palazzo sul quale siamo appoggiati da ormai 1 ora e, ovviamente, dulcis in fundo provare a spiegarsi perché non cambiamo amicizie!

In tutto questo viaggio mentale legato all’attesa, io ho creato film, storie e MONDI Però ho capito una cosa: il ritardatario non ha semplicemente idea di cosa sia il tempo! Non lo sa! E’ inutile tentare di arrabbiarsi, non capisce, non è un’unità di misura accettabile per lui… “Il tempo?? AHAHA ma quello esiste solo nei film!” sembra pensare mentre lo si riprende per l’incredibile ritardo accumulato, come se gli avessi detto, che ne so: “io credo in babbo natale!”. Per un ritardatario il tempo è soggettivo, cambia, è mutevole! Basta analizzare la classica telefonata di avviso che scatta dopo il primo quarto d’ora di ritardo: “tra 2 minuti arrivo” per poi farne passare altri 15! Il ritardatario non sa contare i minuti! Anzi, ha anche profondi dubbi sull’esistenza della contemporaneità, infatti al suo arrivo chiede “è tanto che aspetti?” ma come? ti ho fatto 40 chiamate nell’ultima mezz’ora! Ormai io ho smesso di combattere questa battaglia, lo ammetto, mi sono arreso, però ho trovato il compromesso accettabile: Passami a prendere a casa, almeno arrivi tardi uguale, ma ho qualcosa da fare!!!