Santo Stefano

Dopo aver trascorso il “classico” buon Natale, anche se a detta di molti questo Natale è sembrato più sbiadito di altri, ecco che ci si incammina verso la fine dell’anno passando per la prima tappa: il giorno di Santo Stefano. Giorno tradizionalmente dedicato alla visita dei parenti che ancora non abbiamo trovato nei giorni precedenti o al riposo dopo le abbuffate dei giorni natalizi.

Festa conosciutissima, giorno notissimo, quasi scontato… che segue a ruota il Natale. Ma vi siete mai chiesti chi fosse questo “Stefano” che teoricamente si festeggia ogni anno? Oggi lo vediamo insieme.

Intanto partiamo da una considerazione a proposito della “santità”. Wikipedia descrive così la questione secondo la tradizione cattolica:

“Per la fede cattolica “santo” è colui che sull’esempio di Gesù Cristo, animato dall’amore, vive e muore in grazia di Dio; in senso particolare è colui che in vita si è distinto per l’esercizio delle virtù cristiane in forma eroica o per aver dato la vita a causa della fede (i martiri). La Chiesa Cattolica, attraverso un atto proprio del magistero del Papa, proclama santo una persona solo in seguito all’esito di un articolato procedimento detto canonizzazione.”

Quindi il “santo” diventa una specie di “super-cristiano” che avendo avuto una vita particolarmente vicina a Dio viene riconosciuto come “santo” dalla chiesa cattolica alla sua morte, una specie di “oscar” alla carriera… una volta ricevuto questo riconoscimento:

“Nella devozione cattolica i santi sono oggetto di venerazione e non di adorazione (latria), che è dovuta solo e soltanto a Dio e che non può essere tributata ad una creatura, per quanto grande sia.”

Venerazione che commentavo così in un precedente post. Questo processo si sta svolgendo in questi giorni per esempio con Giovanni Paolo II, ne avrete sicuramente sentito parlare nei telegiornali.

Ma la Bibbia cosa dice al riguardo?

Intanto la parola “santo” in ebraico è kadosh che significa separato. Separato da cosa? Dal peccato. Quindi consacrato a Dio, dedicato unicamente a Lui. In questo senso allora chiunque si separa dal peccato, ovviamente non totalmente perché l’unico senza peccato è stato Gesù… è santo. Nella Bibbia leggiamo in Ebrei 10:10 :

“Noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre”

Quindi Gesù rende SANTO cioè SACRO, SEPARATO dal peccato chiunque crede in Lui, nel suo sacrificio.

STEFANO

Ora, tornando a noi. Chi era questo Stefano? Lo leggiamo sempre nella Bibbia, libro degli ATTI capitolo 6, ci viene raccontato infatti che nella appena nata chiesa cristiana iniziavano dei problemi organizzativi, infatti il numero dei discepoli “iniziali” quelli che per primi avevano seguito Gesù stava diventando troppo esiguo per fare fronte alla grande richiesta di aiuto da parte dei neo-convertiti, specialmente per servire alle mense e guardate un po chi viene scelto:

Ed elessero Stefano, uomo ripieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, un proselito, di Antiochia. Li presentarono poi davanti agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

Pensate che qualità aveva la prima chiesa cristiana, per servire a tavola vengono scelti degli uomini pieni di fede e Spirito Santo. Stefano è tra questi. La Bibbia continua dicendoci che Stefano era così SANTO da fare miracoli e segni tra le persone e la cosa diede parecchio fastidio alla casta religiosa del tempo che, seguendo lo stesso stratagemma escogitato per uccidere Gesù, accusa Stefano di aver bestemmiato trascinandolo davanti al tribunale dell’epoca.Specificamente fu attribuito a Stefano di aver detto che: “Gesù, il Nazareno, distruggerà questo luogo e muterà i riti che Mosè ci ha dato”

Così  Stefano inizia un discorso in cui ripercorre le tappe salienti della storia del popolo ebraico dimostrando di non essere uno stupido, ma di avere una grande preparazione. E in questo discorso fa notare come tutto il sistema ebraico di religione, con il tempio, i luoghi prestabiliti dicendo:

“Fu invece Salomone quello che gli edificò una casa.  Ma l’Altissimo non abita in templi fatti da mani d’uomo, come dice il profeta:  “Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi; quale casa mi edifichereste voi, dice il Signore, o quale sarebbe il luogo del mio riposo?  Non ha la mia mano fatto tutte queste cose?”.

Insomma Dio non ha bisogno di un LUOGO stabilito per adorarlo, di una casa o di una religioneperché Dio è molto più grande di tutte queste cose. Ma Stefano non si fermò e aggiunse una dura accusa ai suoi aguzzini: quella di aver ucciso i profeti che parlavano di Gesù e di aver ucciso Gesù stesso poco tempo prima ignorando la voce di Dio.

A quel punto la situazione degenera, la schiettezza di Stefano, la verità insomma, gli costa molto cara. Gli animi si scaldano il processo diventa sommario infatti leggiamo:

Ma essi, mandando alte grida, si turarono gli orecchi e tutti insieme si avventarono sopra di lui; e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. E i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.  Così lapidarono Stefano, che invocava Gesù e diceva: «Signor Gesù, ricevi il mio spirito».  Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E, detto questo, si addormentò.

Stefano, uomo così “sciocco” da credere nei suoi ideali a tal punto da non rinnegarli in nome del politicamente corretto, davanti a delle minacce preferisce morire piuttosto che rinnegare la sua fede e di dover accettare passivamente le imposizioni delle istituzioni del tempo: legali e religiose. Così di fronte alla morte stessa, e stiamo parlando di lapidazione non certo di una morte “soft” trova la forza di gridare con ancora più vigore quell’amore in cui credeva e che è tipico di chi segue veramente Gesù (che in croce disse: “perdonali perché non sanno quello che fanno”) mentre ormai il suo destino era segnato, Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo veniva brutalmente ucciso a colpi di pietre stava chiedendo a Dio di non contare la sua uccisione come un peccato ai suoi aguzzini… che amore!

Se solo oggi fossimo noi così forti e decisi come Stefano, se avessimo quella decisione eppure quell’amore per le persone, il mondo cambierebbe.

Stefano, uomo pieno di fede e Spirito Santo, esempio per tutti i cristiani viene ucciso brutalmente, primo martire della nascente chiesa cristiana. Questo ci fa riflettere anche sul fatto che credere in Dio non significa non avere problemi, non incontrare difficoltà, ma credere in Lui ci fa affrontare la vita e la morte in maniera diversa.

Mentre stava per morire la Bibbia ci dice che Stefano: “ripieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». “

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Lettera a Babbo Natale

Babbo Natale

Proseguiamo in tema natalizio, oggi vi propongo un testo scritto da Fabio, un mio amico:

Caro Babbo Natale,

quest’anno vorrei… capire un po’ di cose che, ancora oggi, non mi sono molto chiare.

Ad esempio… mi spieghi come fai tutti gli anni, alla stessa ora, ad infilarti nella canna fumaria di tutti i camini del mondo con un sacco strapieno di regali? D’accordo il fuso orario, ma già essere contemporaneamente ad Aosta e a Lipari lo troverei alquanto difficile. E quando il camino è acceso come fai? E poi, con i tempi che corrono, dove li trovi tutti questi soldi? In Lapponia ci sono agevolazioni fiscali per chi, come te, è una sorta di divinità popolare? Beh, fammi sapere, casomai ti mando un curriculum… ti serve un aiutante, no? E quando da bambino ti scrivevo la lista dei regali… perché mi portavi sempre quello che costava meno, mentre quelli più cari li portavi ai miei amici? Niente di personale, spero.

I miei dubbi, però, riguardano questioni anche più profonde.

La prima domanda è semplicissima e non credo di essere il primo a portela. Perché, se come si dice, a Natale si festeggia il “compleanno” di Gesù Cristo, i regali non li fai a lui? E soprattutto perché li facciamo anche noi a tutte le persone che conosciamo? È come se nel giorno del tuo compleanno tutti i tuoi amici si scambiassero doni e a te nemmeno una telefonata. Ci rimarresti male, no? Io si. Aspetto tutto l’anno il 9 settembre per scartare i regali e soffiare le candeline e i miei amici che fanno? Festeggiano tra loro?!? Begli amici! Per fortuna nei 23 compleanni che ho festeggiato non è mai successo.

Prima di chiedere a te ho fatto qualche ricerca. Ho scoperto che il Natale deriva da una serie di festività, religiose e non, che la tradizione si porta dietro. Molte delle quali erano presenti anche prima che ci fossi tu. Nell’antica Roma il 25 dicembre si celebrava il dio Mitra (del sole) in concomitanza con il solstizio di inverno, giorno a partire dal quale le ore di luce si allungano. Tutte le popolazioni, dai Persiani ai Celti, dagli Egiziani ai Greci, esaltavano la nascita del sole con riti collettivi e familiari tanto che l’imperatore Aureliano, nel 274 a.C., istituì su tutto il territorio la “Natalis Solis Invicti fissandone la data per “ante diem octavum kalendas ianuarias”, ovvero il 25 dicembre.

Il Natale è entrato nella tradizione cristiana solo a partire dal III secolo d.C. Le prime celebrazioni si svolsero ad Alessandria d’Egitto, quando i teologi iniziarono ad ipotizzare la data di nascita di Gesù Cristo. L’istituzione della festa, invece, è databile attorno al 430 d.C.; i sermoni di Paolo di Emesa predicati a Cirillo di Alessandria il 25 dicembre 432 e il 6 gennaio 433 sono i primi a mostrare una festa già fermamente stabilita.

Tuttavia nella maggior parte dei paesi filocristiani la data del Natale fu accolta gradualmente e non senza polemiche. In realtà l’unico riferimento biblico riguardante la nascita di Gesù (Luca 1:26) ci svela che il concepimento del Figlio di Dio è avvenuto sei mesi dopo quello di Giovanni Battista. Secondo una teoria, in realtà piuttosto recente, la data del Natale corrisponderebbe, grosso modo, alla vera data della nascita di Gesù. L’annuncio del concepimento del Battista fu dato a suo padre Zaccaria mentre questi officiava il culto nel tempio. Dai rotoli di Qumran si è ricostruito il calendario dei turni sacerdotali e si è stabilito che la classe di Abdia (cui apparteneva Zaccaria) esercitava due volte l’anno, una di queste l’ultima settimana di settembre, proprio 15 mesi prima della settimana di Natale. Resta da domandarsi quale fosse il secondo turno (non rivelato dai rotoli di Qumran) e per quale motivo in un periodo così freddo (Israele ha un clima assai più rigido del nostro) di notte i pastori fossero all’aperto con il loro gregge.

Quella che resta la teoria più gettonata spiega la data del 25 dicembre come un tentativo, da parte della Chiesa, di assorbire culti precedenti e sovrapporre festività cristiane a festività di altre religioni antiche.

Alcuni affermano che il Natale sia figlio della Hanukkah, la festa ebraica della luce, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev, comunemente accettato come coincidente con dicembre. Sotto l’antico Calendario Giuliano, per scelta popolare, la nascita di Cristo venne fissata proprio il venticinquesimo di Kislev del 5 a.C. In tal caso la tradizione cristiana avrebbe ripetuto quanto già avvenuto con le principali celebrazioni, quali la Pasqua e la Pentecoste, eredindole dalla tradizione ebraica.

Gli usi e i costumi legati al Natale sono molteplici. Sono sempre stato incuriosito, ad esempio, dagli addobbi di cui si vestono le città e dalle decorazioni casalinghe come l’albero e il presepe.

L’uso dell’abete deriva dalla sua natura di sempreverde; questo tipo di alberi fin dall’antichità entrava nei culti delle religioni pagane per questa sua caratteristica particolare, associata al rinnovarsi della vita. Tuttavia i primi alberi di Natale sono comparsi nel XVI secolo, soprattutto nella Germania riformista. Alcune cronache di Brema del 1570 narrano di alberi all’epoca decorati con mele, noci, datteri e fiori di carta. Tra le tante città che si proclamano sedi del primo albero di Natale, la tesi più forte è quella di Riga, capitale della Lettonia, nella quale si trova una targa scritta in otto lingue che riferisce la data del 1510 come anno del primo addobbo di un albero di Natale.

Per molto tempo l’usanza dell’albero di Natale è rimasta tipica delle regioni al nord del Reno, anche perché screditata dalla Chiesa Cattolica, che la trovava di uso “protestante”. Solo a cavallo tre il XIX e il XX secolo l’albero si è andato via via affermando nel resto dell’Europa e del mondo. Fa pensare il fatto che il tema fu addirittura argomento di discussione durante il Congresso di Vienna!

Il presepe, invece, affonda le sue radici in tempi molto più antichi e risulta, per certi versi, piuttosto inquietante, o quantomeno in disaccordo con la Parola di Dio.

La tradizione del presepe, infatti, si riconduce direttamente alla festività chiamata Sigillaria, praticata in tutto l’Impero Romano. Il 20 dicembre i parenti si scambiavano in dono i sigilla, delle statuine di terracotta o cera che rappresentavano gli antenati di famiglia. In prossimità del Natale le raffigurazioni venivano lucidate e disposte in un ambiente bucolico in miniatura. La vigilia la famiglia si riuniva attorno ai sigilla e invocava la “benedizione” degli avi e lasciavano davanti alle statuine delle ciotole con cibo e vino; la mattina seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci (affinità con il Natale di oggi?) “portati dagli antenati”. A partire dal IV secolo, con la rapida divulgazione del cristianesimo, alcune pratiche pagane furono assorbite dai riti, con nomi e simbologie diverse. Essendo però una pratica molto sentita in quanto rivolta al ricordo dei familiari, la tradizione è sopravvissuta nella cultura rurale con il significato originario almeno fino al XV secolo (in alcune regioni, soprattutto italiane, ben oltre).

L’introduzione del presepe come invece lo conosciamo oggi è da attribuire a Francesco d’Assisi, che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività del Cristo. Il primo presepe scolpito di cui si ha notizia, invece, è quello realizzato da Arnolfo di Cambio tra il 1290 e il 1292; i resti sono ancora nel Museo Liberiano della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Tra il XV e il XIV secolo si diffuse gradualmente l’usanza di collocare nelle chiese grandi statue nei periodi natalizi. Dal 1600 il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case, per lo più in quelle dei nobili. Solo a partire dal 1800 la tradizione, tutta italiana, si è affermata saldamente tra le usanze immancabili del periodo natalizio.

Il Natale di oggi risulta una sintesi delle tradizioni, delle feste, delle usanze, religiose e non, che la storia plurimillenaria dell’uomo si trascina. Tutte comunemente e passivamente accettate dalla società. Quello che mi lascia perplesso, caro Babbo, è che tutti, in questo paese “cristiano”, dove ha sede la “Chiesa Romana”, si prestino al gioco.

Allora, caro Babbo, sai cosa ti chiedo quest’anno? Lascia perdere la slitta, i regali, i camini e i bimbi buoni. Tutto passato di moda. Per una volta concentriamoci su ciò che davvero conta nella vita. Ogni giorno è quello buono ricordarci di Gesù Cristo. Che non è quel bambino in fasce nella mangiatoia. Gesù è colui che è morto e risorto per dare all’uomo la possibilità di essere salvato. Quindi, caro Babbo, perdonami, ma quest’anno non mi aspetterò un tuo dono. Non sono stata bravo, non lo merito. Dunque non mi rivolgo a te, ma mi rivolgo a chi non importa del mio passato, degli errori che ho fatto, ma che è pronto ad accettarmi così, con tutti i miei sbagli. Caro Babbo, quest’anno, fatti un regalo anche tu: credi in Gesù.

Fabio L.

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