Siamo fatti così!

Immaginate la scena: domenica pomeriggio, è tutto il giorno che si alterna pioggia a vento. Tu sei al riparo, bello caldo, a guardare la tua squadra del cuore vincere una partita importantissima, sei soddisfatto e rilassato, per niente al mondo vorresti uscire… ma poi all’improvviso arriva un tuo amico, carico a pallettoni, che ti propone: “andiamo a correre in mezzo a del fango tra pozzanghere e buche sbraitando come leoni correndo dietro una camera d’aria ricoperta di cuoio?” ovviamente c’è solo una risposta immaginabile in un momento simile… “Sì!”. Perché? Questo non mi è proprio chiaro, ma c’è qualcosa in ogni ragazzo italiano che lo attrae pericolosamente verso il pallone. Giocare, dopo giorni di pioggia, su un campo di terra è forse una delle cose meno logiche da fare nella vita… eppure l’ho fatta più di una volta! La cronaca della partita tra infortuni scenici e cadute rovinose in piscine fangose, tipo la partita di fantozzi coi colleghi, è praticamente inesistente! La squadra che aveva meno pozzanghere in attacco ha vinto, in compenso è stato stabilito un nuovo record sui 100 m stile libero! Io ho toccato un numero vergognoso di palloni, con il solo scopo di non cadere nel fango, almeno quello l’ho raggiunto, per il resto mi sono ricoperto di acqua e terra anche in punti non pensavo fosse possibile… con talmente tanto fango nelle scarpe che sembrava di camminare in una valle verde, dopo l’alluvione. Ma noi siamo fatti così! Ci divertiamo a correre dietro ad un pezzo di cuoio anche in condizioni estreme. Poi certi giorni va bene tutto pur di non pensare troppo… almeno fino alla fine della partita.

(davidissimo.wordpress.com)

Vita e Olive

olive

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Sono nato e cresciuto in una grande città come Roma, quando ero piccolo il massimo dell’esperienza rurale era andare al parco vicino casa e giocare a pallone rotolandosi nell’erba! Le tute tornavano a casa malconce e tutto rigate di verde, o di terra al massimo. Il parco vicino casa mia poi non era nemmeno male, adiacente ad una delle vie principali di Roma aveva altalene, scivoli, funi, reti ma soprattutto… alberi, tantissimo alberi. Io, da buoncittadino,di quelli che sono assuefati allo smog e che tra un clacson e il belare di una pecora scelgono il primo, usavo quei pini solo come pali da calcio, non sono mai salito su un albero, intendo uno degno di tale nome, prima di qualche giorno fa. La zona in cui mi trovo adesso infatti è ricca di ulivi, alberi bellissimi, estremamente ramificati, attorcigliati su loro stessi e anche molto resistenti, sembrano studiati per farci arrampicare chi deve raccogliere le olive… L’altro giorno, armato di buona volontà mi sono avvinghiato ai rami e mi sono tirato su, arrivando a discrete altezze. E, vi sembrerò scemo e forse lo sono, è stato magnifico potersi sentire immerso letteralmente nella natura, foglie da tutte le parti, rametti… mi è stata restituita l’infanzia! Mi ha fatto effetto sentire il sostegno dell’albero, infatti con la miriade di rametti tutt’intorno ti senti come sorretto, e così in situazioni in cui normalmente dovresti sentirti traballante mi sentivo solido e in equilibrio stabile. La cosa ancora più bella è stata riflettere su quello che facevo, mentre mi muovevo da un ramo all’altro come un novello tarzan infatti, avevo modo di osservare come le olive più belle, quelle più succose, fossero proprio nei punti più difficili da raggiungere, sull’estremità dei rametti esterni o nella parte più alta dell’albero… pensavo che infondo nella vita tutto è così! Le cose migliori sono quelle più difficili da raggiungere, per poter raggiungere efficacemente quelle olive ti devi sporgere, devi cercare di afferrare il rametto con la punta delle dita, devi prendere qualche rischio (cosa che io non ho fatto… anche perché a me non piacciono le olive! Io quelle irraggiungibile le ho preso a bastonate per farle cadere 🙂 ), le olive non si possono raccogliere da terra, qualcuno deve arrampicarsi. Se vuoi prenderle tutte e non accontentarti di quelle più in basso, che sono alla portata di tutti, ti devi lanciare, devi farti coraggio e vedere fino a che punto riesci a sporgerti, fino a dove l’albero ti sostiene. Lo so, sembrerò un matto a fare questi discorsi… ma ci sono tanti spunti di riflessione nella natura! Altro aspetto interessante è la necessità di salire sopra l’albero per capire l’effettiva quantità di olive da prendere, rimanendo in basso non si capisce esattamente cosa ci sia ai “piani superiori”, giudicare dal basso comporterebbe la perdita di molte olive buone! E così pensavo anche nella nostra vita.. un po’ in tutti gli aspetti, se non ci si sporca le mani e si va a cercare effettivamente di capire cosa c’è più su rimarremo sempre col dubbio e la concreta possibilità di aver perso delle olive buone. Questo può essere applicato anche alla fede, senza dubbio…