Lettera a Babbo Natale

Babbo Natale

Proseguiamo in tema natalizio, oggi vi propongo un testo scritto da Fabio, un mio amico:

Caro Babbo Natale,

quest’anno vorrei… capire un po’ di cose che, ancora oggi, non mi sono molto chiare.

Ad esempio… mi spieghi come fai tutti gli anni, alla stessa ora, ad infilarti nella canna fumaria di tutti i camini del mondo con un sacco strapieno di regali? D’accordo il fuso orario, ma già essere contemporaneamente ad Aosta e a Lipari lo troverei alquanto difficile. E quando il camino è acceso come fai? E poi, con i tempi che corrono, dove li trovi tutti questi soldi? In Lapponia ci sono agevolazioni fiscali per chi, come te, è una sorta di divinità popolare? Beh, fammi sapere, casomai ti mando un curriculum… ti serve un aiutante, no? E quando da bambino ti scrivevo la lista dei regali… perché mi portavi sempre quello che costava meno, mentre quelli più cari li portavi ai miei amici? Niente di personale, spero.

I miei dubbi, però, riguardano questioni anche più profonde.

La prima domanda è semplicissima e non credo di essere il primo a portela. Perché, se come si dice, a Natale si festeggia il “compleanno” di Gesù Cristo, i regali non li fai a lui? E soprattutto perché li facciamo anche noi a tutte le persone che conosciamo? È come se nel giorno del tuo compleanno tutti i tuoi amici si scambiassero doni e a te nemmeno una telefonata. Ci rimarresti male, no? Io si. Aspetto tutto l’anno il 9 settembre per scartare i regali e soffiare le candeline e i miei amici che fanno? Festeggiano tra loro?!? Begli amici! Per fortuna nei 23 compleanni che ho festeggiato non è mai successo.

Prima di chiedere a te ho fatto qualche ricerca. Ho scoperto che il Natale deriva da una serie di festività, religiose e non, che la tradizione si porta dietro. Molte delle quali erano presenti anche prima che ci fossi tu. Nell’antica Roma il 25 dicembre si celebrava il dio Mitra (del sole) in concomitanza con il solstizio di inverno, giorno a partire dal quale le ore di luce si allungano. Tutte le popolazioni, dai Persiani ai Celti, dagli Egiziani ai Greci, esaltavano la nascita del sole con riti collettivi e familiari tanto che l’imperatore Aureliano, nel 274 a.C., istituì su tutto il territorio la “Natalis Solis Invicti fissandone la data per “ante diem octavum kalendas ianuarias”, ovvero il 25 dicembre.

Il Natale è entrato nella tradizione cristiana solo a partire dal III secolo d.C. Le prime celebrazioni si svolsero ad Alessandria d’Egitto, quando i teologi iniziarono ad ipotizzare la data di nascita di Gesù Cristo. L’istituzione della festa, invece, è databile attorno al 430 d.C.; i sermoni di Paolo di Emesa predicati a Cirillo di Alessandria il 25 dicembre 432 e il 6 gennaio 433 sono i primi a mostrare una festa già fermamente stabilita.

Tuttavia nella maggior parte dei paesi filocristiani la data del Natale fu accolta gradualmente e non senza polemiche. In realtà l’unico riferimento biblico riguardante la nascita di Gesù (Luca 1:26) ci svela che il concepimento del Figlio di Dio è avvenuto sei mesi dopo quello di Giovanni Battista. Secondo una teoria, in realtà piuttosto recente, la data del Natale corrisponderebbe, grosso modo, alla vera data della nascita di Gesù. L’annuncio del concepimento del Battista fu dato a suo padre Zaccaria mentre questi officiava il culto nel tempio. Dai rotoli di Qumran si è ricostruito il calendario dei turni sacerdotali e si è stabilito che la classe di Abdia (cui apparteneva Zaccaria) esercitava due volte l’anno, una di queste l’ultima settimana di settembre, proprio 15 mesi prima della settimana di Natale. Resta da domandarsi quale fosse il secondo turno (non rivelato dai rotoli di Qumran) e per quale motivo in un periodo così freddo (Israele ha un clima assai più rigido del nostro) di notte i pastori fossero all’aperto con il loro gregge.

Quella che resta la teoria più gettonata spiega la data del 25 dicembre come un tentativo, da parte della Chiesa, di assorbire culti precedenti e sovrapporre festività cristiane a festività di altre religioni antiche.

Alcuni affermano che il Natale sia figlio della Hanukkah, la festa ebraica della luce, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev, comunemente accettato come coincidente con dicembre. Sotto l’antico Calendario Giuliano, per scelta popolare, la nascita di Cristo venne fissata proprio il venticinquesimo di Kislev del 5 a.C. In tal caso la tradizione cristiana avrebbe ripetuto quanto già avvenuto con le principali celebrazioni, quali la Pasqua e la Pentecoste, eredindole dalla tradizione ebraica.

Gli usi e i costumi legati al Natale sono molteplici. Sono sempre stato incuriosito, ad esempio, dagli addobbi di cui si vestono le città e dalle decorazioni casalinghe come l’albero e il presepe.

L’uso dell’abete deriva dalla sua natura di sempreverde; questo tipo di alberi fin dall’antichità entrava nei culti delle religioni pagane per questa sua caratteristica particolare, associata al rinnovarsi della vita. Tuttavia i primi alberi di Natale sono comparsi nel XVI secolo, soprattutto nella Germania riformista. Alcune cronache di Brema del 1570 narrano di alberi all’epoca decorati con mele, noci, datteri e fiori di carta. Tra le tante città che si proclamano sedi del primo albero di Natale, la tesi più forte è quella di Riga, capitale della Lettonia, nella quale si trova una targa scritta in otto lingue che riferisce la data del 1510 come anno del primo addobbo di un albero di Natale.

Per molto tempo l’usanza dell’albero di Natale è rimasta tipica delle regioni al nord del Reno, anche perché screditata dalla Chiesa Cattolica, che la trovava di uso “protestante”. Solo a cavallo tre il XIX e il XX secolo l’albero si è andato via via affermando nel resto dell’Europa e del mondo. Fa pensare il fatto che il tema fu addirittura argomento di discussione durante il Congresso di Vienna!

Il presepe, invece, affonda le sue radici in tempi molto più antichi e risulta, per certi versi, piuttosto inquietante, o quantomeno in disaccordo con la Parola di Dio.

La tradizione del presepe, infatti, si riconduce direttamente alla festività chiamata Sigillaria, praticata in tutto l’Impero Romano. Il 20 dicembre i parenti si scambiavano in dono i sigilla, delle statuine di terracotta o cera che rappresentavano gli antenati di famiglia. In prossimità del Natale le raffigurazioni venivano lucidate e disposte in un ambiente bucolico in miniatura. La vigilia la famiglia si riuniva attorno ai sigilla e invocava la “benedizione” degli avi e lasciavano davanti alle statuine delle ciotole con cibo e vino; la mattina seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci (affinità con il Natale di oggi?) “portati dagli antenati”. A partire dal IV secolo, con la rapida divulgazione del cristianesimo, alcune pratiche pagane furono assorbite dai riti, con nomi e simbologie diverse. Essendo però una pratica molto sentita in quanto rivolta al ricordo dei familiari, la tradizione è sopravvissuta nella cultura rurale con il significato originario almeno fino al XV secolo (in alcune regioni, soprattutto italiane, ben oltre).

L’introduzione del presepe come invece lo conosciamo oggi è da attribuire a Francesco d’Assisi, che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività del Cristo. Il primo presepe scolpito di cui si ha notizia, invece, è quello realizzato da Arnolfo di Cambio tra il 1290 e il 1292; i resti sono ancora nel Museo Liberiano della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Tra il XV e il XIV secolo si diffuse gradualmente l’usanza di collocare nelle chiese grandi statue nei periodi natalizi. Dal 1600 il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case, per lo più in quelle dei nobili. Solo a partire dal 1800 la tradizione, tutta italiana, si è affermata saldamente tra le usanze immancabili del periodo natalizio.

Il Natale di oggi risulta una sintesi delle tradizioni, delle feste, delle usanze, religiose e non, che la storia plurimillenaria dell’uomo si trascina. Tutte comunemente e passivamente accettate dalla società. Quello che mi lascia perplesso, caro Babbo, è che tutti, in questo paese “cristiano”, dove ha sede la “Chiesa Romana”, si prestino al gioco.

Allora, caro Babbo, sai cosa ti chiedo quest’anno? Lascia perdere la slitta, i regali, i camini e i bimbi buoni. Tutto passato di moda. Per una volta concentriamoci su ciò che davvero conta nella vita. Ogni giorno è quello buono ricordarci di Gesù Cristo. Che non è quel bambino in fasce nella mangiatoia. Gesù è colui che è morto e risorto per dare all’uomo la possibilità di essere salvato. Quindi, caro Babbo, perdonami, ma quest’anno non mi aspetterò un tuo dono. Non sono stata bravo, non lo merito. Dunque non mi rivolgo a te, ma mi rivolgo a chi non importa del mio passato, degli errori che ho fatto, ma che è pronto ad accettarmi così, con tutti i miei sbagli. Caro Babbo, quest’anno, fatti un regalo anche tu: credi in Gesù.

Fabio L.

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Tanti auguri a… a chi? (video natalizio)

Entriamo nella settimana di Natale con un video sul tema… guardatelo tutto, potrebbe sembra un video che non ha nulla a che fare con il Natale… invece ce l’ha… Buona visione!

Pensateci… in Natale dovrebbe essere il compleanno di Gesù… (anche se poi è tutt’altro che dimostrato che effettivamente sia così) però visto che è una festa universalmente riconosciuta come cristiana per celebrare la nascita di Gesù, sarebbe bello e giusto rivolgersi al “festeggiato”… ALMENO a Natale.

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A passeggio con me

Facciamo finta che vogliate sapere cosa ho fatto questa mattina. Ve lo racconto. La mattinata di libertà ognuno se la spende come crede, io l’ho dedicata alle lenti a contatto. Dopo circa un paio di mesi infatti che le ho terminate ho deciso che è arrivata l’ora di ricomprarle. C’è un problema,  il mio negozio di fiducia che vende le lenti a prezzi molto bassi dista parecchio da casa mia. No problem. Prendi un euro, fermati da un tabaccaio, baratta il tuo euro con un biglietto dell’autobus e partiamo.

La casa dove abito ora è molto più periferica rispetto a quella dove vivevo fino ad un anno e mezzo fa ne consegue che per raggiungere il negozio devo fare più strada, come se non bastasse sono molto interno nel quartiere, quindi mi tocca fare un bel pezzo a piedi per arrivare ai mezzi.

Quando cammino sono uno di quelli che inizia a pensare a tutto e di più, problemi, soluzioni, ricordi… il cervello parte, come girando al ritmo delle gambe che meccanicamente camminano, verso destinazioni esotiche e a volte improbabili. Il tutto incorniciato da una bellissima giornata di dicembre con un solo tiepido e le mani finalmente in tasca a ripararle dal freddo… quando uno pensa troppo mentre è in marcia, però, di solito corre due rischi: o si perde per strada o la strada perde lui, nel senso che perdi la cognizione spazio temporale intorno a te. Tra le due la seconda. Così mentre un pensiero tirava l’altro mi sono veramente reso conto di quanto gli autobus siano lontani da casa mia! ARGH!

Salgo le scale del soprapassaggio e mi reco verso il capolinea. Dell’autobus neanche l’ombra, solo una macchia d’olio a terra e un capannello di autisti troppo impegnati a farsi i cavoli loro per poter guidare un mezzo. Mi siedo sulla panca nell’attesa. Alla mia destra una vecchiettina ronfa sonoramente, ogni tanto si sveglia di soprassalto, guarda avanti, bofonchia qualcosa poi… buona notte. Quando dopo 2 minuti un’altra anziana arriva davanti a me chiede: “è molto che aspettate?” “2 minuti”, dico io. A quel punto la sonnambula accanto a me si riprende come per un prodigio e senza scomporsi troppo dice testualmente: “abrrur deahu a pocrrr”e poi… boom. Giù la testa e sogni d’oro. Io sgrano gli occhi, cosa avrà mai voluto dire? Ma non c’è tempo per stupirsi, infatti ancora più sorprendentemente l’ultima arrivata come se niente fosse interpreta il codice e risponde: “ah! È appena partito, mannaggia. Grazie” … come caspita ha fatto a capirla? La domanda senza risposta mi accompagnerà tutta la mattina, e forse fino alla tomba.

Un viaggio sugli autobus di Roma costa 1 euro, ma vale molto di più. Vuoi mettere la sensazione di viaggiare in un altro paese, magari del terzo mondo? Vetture puzzolenti, sporche e rumorose si susseguono tutto il giorno lungo le vie principali della capitale. Sembrerebbe di essere in elicottero se solo avessi il coraggio di chiudere gli occhi. Ma comunque non faccio in tempo, perché l’ennesima anziana della mattinata si frappone tra me e l’obiettivo finale. Mi chiede il posto, ovviamente lo cedo. E’ da anni che mi chiedo come mai sull’autobus le signore puntino sempre me per chiedere il posto, avranno un radar? Stamattina in effetti c’erano validi motivi, un bel posto al sole, solitario, vista casilina, e inoltre ero l’unico seduto che probabilmente avrebbe potuto capire la richiesta della signora! Intorno infatti c’erano tantissimi uomini e donne dei più svariati paesi al mondo, l’Africa ben rappresentata. ma anche il sud America e l’Asia si difendono bene.

La stessa cosa succede qualche fila più avanti alla mia. Ma questa volta seduto c’è, apparentemente, un nord africano che non capisce la richiesta dell’anziana e non si alza. FINIMONDO. Due paladine della giustizia italica premettendo che non sono razziste invitano nell’ordine il malcapitato: a “tornare al proprio paese”, a “imparatte l’itajano” (lui…), a rendersi conto che “nessuno ti vuole qua”(a lui…) “comportasi da ospite, perché poi noi al paese vostro non possiamo fare nulla”(ma quale paese? E poi perché: NOI?)  il tutto nel rispetto dei diritti civili (secondo la lega probabilmente). Basta un ragazzo di 15 anni a svergognare una delle due paladine: “Signò, ma lei, c’è mai stata fori dall’Italia?” “no, ma…” sbugiardata e tornata in sé continua a parlare di rispetto e integrazione dei popoli davanti un improbabile uditorio di stranieri che la guardano senza capire una parola ma annuiscono per farla tacere il prima possibile, il ragazzo nord africano finalmente capisce e lascia il posto all’anziana che in tutto questo non ha detto mezza parola… strana la vita.

Arrivato a destinazione percorro un bel pezzo di strada, è decisamente natale, anche Tor Pignattara (un quartiere da molti ribattezzato “Pakistan”) se ne è accorta… tra Kebab e Babbo Natale arrivo all’ottica, so a memoria quello che devo chiedere e come chiederlo: “Buon giorno, vorrei due confezioni di lenti mensili con gradazione -2, grazie” il commesso risponde sempre “sì… -2?” io confermo regolarmente e mentre mi avvio alla cassa prendo una confezione di soluzione unica e altrettanto regolarmente attendo che la cassiera, e proprietaria, smetta di parlare e decida di farmi pagare. Oggi l’argomento è: Politica… ma anche sociologia, gossip e boh, di tutto un po’. La mia faccia sorridente la trae in inganno, e chissà come mai pensa che mi interessi un discorso politico populista e oserei dire di stampo democristiano, della serie “facessero magnà anche a noi, mica solo loro” e così in pochi minuti: “Ma io non lo so, tutti sti problemi! Poi uno la sera torna a casa e sente che quello ammazza, quello accoltella, l’aRtro spara…” io preso dall’entusiasmo, non so bene perché, aggiungo “…l’altro ruba” lei approva e ripete: “bravo, quell’atro ruba… che poi io non lo so uno dice, fa, ma poi no? A questo je volemo fa finì il mandato? Poi se è… l’arrestano” mi diverto a notare che alla parola “rubare” quella capisce subito “Berlusconi”… poi che c’entra con quello che ammazza e con quello che spara? Boh!

Altra domanda insoluta della mattina… ho la banconota in mano da 5 minuti buoni, ma lei pare proprio non essere interessata al mio denaro! E aggiunge: “…Poi Corona, no? Ma sarà pure un fijo de na M… Però per me dice delle cose… gius… ver… che non è che ha torto” Che c’entra mò Corona con Berlusconi? Voi vedè che questo diventa prossimo Presidente del Consiglio?! Io chiudo il discorso: “Per me non ha ragione lui, ma hanno torto pure tutti gli altri” sì, lo ammetto sono un giustizialista forcaiolo! Comunque finalmente riesco a pagare e ad andarmene, per averla assecondata “vinco” una pezzetta omaggio per pulire gli occhiali.

Guadagno l’uscita ed esco dall’ottica e dal “Pakistan”. Aspetto di nuovo l’autobus. Sulla piattaforma, mentre paziento, non posso fare a meno di notare un gruppo di ragazzi, sembrerebbero nord africani… stanno parlando ad alta voce nella loro lingua… ripenso alla signora sull’autobus… cosa direbbe ora? 🙂 sono vestiti esattamente come tanti altri ragazzi italiani della loro età… poi arriva una ragazza, è italiana, ride, saluta con il bacio sulla guancia tutti e tre e tutti continuano la discussioni in italiano… loro si impettiscono tutti, fanno gli scemi, giocano, come qualsiasi altro ragazzo davanti una coetanea

Arriva l’autobus, saliamo tutti. Questa volta nemmeno mi siedo, c’è una signora anziana proprio accanto a me e ha pure una cartellina dell’ospedale in mano… manca solo il certificato medico. Seduto c’è un uomo di colore, cappello di lana, occhiali da sole, dai tratti non capisco di dove possa essere. Sta guardando fuori dal finestrino, la signora con la cartellina con una certa arroganza letteralmente ordina all’uomo di alzarsi per farle posto, per carità sarà anche giusto, ma con che modi… lui “abbozza” si alza e fa posto. In mente mi torna la scenata dell’andata e una risposta di un paciere nigeriano che rispondeva alla signora che accusava gli extracomunitari in genere di esse maleducati: “lui[intendeva il ragazzo che non cedeva il posto alla signora] sarà maleducato… ma il mondo è paese”… hai detto bene amico mio!

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E tu? Risponderai?

L’ultimo video fatto in casa l’ho messo parecchio tempo fa… (e fu rimosso) quello precedente lo potete ancora vedere qui, era decisamente più futile di questo! 😀

Il seguente video è stato realizzato insieme ai miei amici: Sergio(il protagonista)  Daniele e  Stefano(due dei ragazzi sul divano che guardano la partita, il primo anche seduto sul cofano della macchina)  e Giovanni (quello che strilla al gol) + me e Fabio, che nel video non ci vediamo, ma ci siamo nella sapiente mano che dirige la videocamera… 😀

Buona visione!

Il video è ispirato a un sogno fatto da un ragazzo anni fa. Il nostro amico, che stava facendo un percorso di fede, decise ad un certo punto che Dio non era poi così importante, e deliberatamente smise di “coltivare” la sua spiritualità… tempo qualche giorno e sognò di non rispondere al cellulare… ma quando controllò lesse: “1 chiamata persa: Gesù”… una metafora fortissima, una parabola moderna, proprio come quelle che Gesù usava 2000 anni fa… Lui chiamava allora le persone e lo fa anche oggi, magari non al cellulare 🙂 , ma Lui ti sta chiamando… risponderai?

Roxanne

Se continuiamo così presto le categorie saranno veramente troppe! Però non resisto ad inaugurarne una nuova, dopo “Davidissimo risponde” della settimana scorsa,  potremmo chiamare questa “Davidissimo consiglia” ma invece sarà semplicemente “Musica” 😀

(per la versione non LIVE: http://www.youtube.com/watch?v=_3kG-7I_Y6k&feature=related)

Il mio gruppo preferito probabilmente sono proprio loro: THE POLICE, ovvero il gruppo di cui faceva parte Sting e che in pochi anni di produzione ha sfornato alcune perle assolute. Insime a Stewart Copeland (batterista grandioso) e Andy Summers (chitarra) Sting ha composto delle canzoni bellissime, particolari, uniche! Oggi vi “propongo” il loro primo singolo del 1978: “Roxanne” canzone che creò non poco scandalo all’epoca tanto da venire censurata da alcune radio inglesi. Il testo infatti, scritto da Sting, parla di una prostituta. di questa canzone conosco almeno altre due versioni, due cover:

una di George MIcheal, molto bella: http://www.youtube.com/watch?v=hSyOCx6ZXfM l’altra, forse più conosciuta, un po’ per il film un po’ per maria de filippi… è questa tratta da: “Moulin Rouge”: http://www.youtube.com/watch?v=pHO5KWIMZUo, tra l’altro si sposa bene con l’ambiente in cui la canzone è stata scritta, infatti Sting la scrisse durante una permanenza parigina, pare che nei vicoli vicini al suo albergo infatti ci fossero delle prostitute, il nome, Roxanne, invece dovrebbe essere preso dal “Cyrano de Bergerac” di cui si dice ci fosse un poster sempre nell’albergo che ospitava il cantautore inglese. C’è anche una bellissima versione LIVE di Sting, molto più asciutta di quella suonata con i Police che è questa: http://www.youtube.com/watch?v=flOGDxYnAd4, ne esiste una ancor più bella, per me sassofonista, con degli interventi fantastici di Branford Marsalis: http://www.youtube.com/watch?v=bvKYSX46Idk

La canzone è stata considerata da Rolling Stone una delle 500 canzoni più belle della storia, piazzandosi al  388° posto.Per me si poteva fare di meglio… 🙂

In fine c’è un’altra versione un po’ particolare, la canzone cantata da Eddie Murphy nel film “48 ore”  http://www.youtube.com/watch?v=0FgkxuEcNpk 😀

“I loved you since I knew ya
I wouldn’t talk down to ya
I have to tell you just how I feel
I won’t share you with another boy”

PS Ho visto che ho ricevuto le prime 2 visite dall’Asia!! Grazie, grazie 1000! O dovrei dire Arigatò? 🙂

Vi racconto una storia…

Sabato scorso ho avuto l’occasione di condividere con altri ragazzi, appassionati lettori di Bibbia come me, una storia non conosciutissima tratta dal vecchio testamento, ovvero il “primo tempo” della Bibbia, passatemi la metafora… Lo so, è lunga, però vi consiglio di leggerla, perché è bellissima! magari copiatevela, stampatevela, tornate più volte a leggerla… fate come vi pare 🙂

Ad ogni modo la storia parla del ben noto Re Davide, lo stesso ragazzino che molti anni prima con una fionda e un sasso aveva sconfitto il gigante Golia, entrando nell’immaginario comune come l’antieroe, come il colpo di scena o l’outsider che fa il colpaccio, ispirando artisti del calibro di Michelangelo, Bernini e Donatello. Questa volta il nostro “eroe” è però alle prese con tutt’altro genere di prova, infatti si trova ad affrontare nel corso della vicenda una quantità incredibile di prove e dolori che nemmeno il miglior superman avrebbe potuto sopportare. La storia sarebbe la trama perfetta di un film dei giorni nostri, infatti c’è tutto, e intendo veramente tutto: azione, giochi di potere, sesso, passione, tradimento, amicizia, politica, tattica e berlusconismo!

Iniziamo pure con la storia di:

DAVIDE E AHITHOFEL

PROLOGO

La storia ha un inizio apparentemente non collegato con le vicende che poi andremo a raccontare, ma come ogni grande film la chiave di lettura l’avremo solo nel finale!

La storia inizia con una guerra:

Con l’inizio del nuovo anno, nel tempo in cui i re vanno a combattere, Davide mandò Joab (ndb Joab comandante dell’esercito di Davide) con i suoi servi e con tutto Israele a devastare il paese dei figli di Ammon e ad assediare Rabbah; ma Davide rimase a Gerusalemme. (2 samuele 11:1)

Una guerra che Davide, grande combattente e uomo di guerra, decide di “saltare” e così se ne resta a Gerusalemme nella sua immensa reggia…

Una sera Davide si alzò dal suo letto e si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno; e la donna era bellissima. Così Davide mandò a chiedere informazioni sulla donna; e gli fu detto: E’ Bath-Sceba, figlia di Eliam, moglie di Uriah, lo Hitteo(ndb Che era in guerra). Davide mandò messaggeri a prenderla, così essa venne da lui ed egli si coricò con lei;(ndb ebbero un rapporto) poi ella si purificò della sua impurità e ritornò a casa sua. La donna rimase incinta e lo mandò a dire a Davide, dicendo: Sono incinta.

Davide insomma fa il danno, invece di andarsene in guerra, invece di starsene quantomeno a dormire, si affaccia dalle terrazze del suo palazzo reale e fa in poche parole il “guardone”, non limitandosi a questo, ma incontrandosi con la donna,sposata allacciando una relazione adultera che porta anche alla gravidanza della donna. Davide, possiamo leggere nel continuo del capitolo, a quel punto si spaventa, perché sa che sarà facilmente individuabile come colpevole, fa richiamare il marito della donna dal fronte e in poche parole dopo vari tentativi di nascondere la propria colpa, lo fa uccidere.

E qui finisce l’introduzione. Infatti passano circa 10 anni e iniziamo a leggere la vera partenza della

storia con un nuovo personaggio…

10 ANNI DOPO

Absalom si alzava al mattino presto e si metteva a lato della via che portava alla porta della città. Così, se qualcuno aveva una causa e andava dal re per ottenere giustizia, Absalom lo chiamava e gli diceva: Di quale città sei?. L’altro gli rispondeva: Il tuo servo è di tale e tale tribù d’Israele. Allora Absalom gli diceva: Vedi, le tue ragioni sono buone e giuste, ma non c’è nessuno da parte del re che ti ascolti. Poi Absalom aggiungeva: Se facessero me giudice del paese, chiunque avesse un processo o una causa verrebbe da me, e io gli farei giustizia. Quando poi qualcuno si avvicinava per prostrarsi davanti a lui egli stendeva la mano, lo prendeva e lo baciava. Absalom faceva così con tutti quelli d’Israele che venivano dal re per chiedere giustizia; in questo modo Absalom si cattivò il cuore della gente d’Israele.

Immaginate adesso, nell’ipotetico sviluppo di questo film, che dopo la schermata nera con scritto “10 anni dopo” vediate un uomo bellissimo con una folta chioma e una barba scura, che sul ciglio di una strada intercetta i viandanti promettendo loro un trattamento migliore di quello che il re garantisce fino a quel momento, cercando di sbarazzarsi dei convenevoli e mettendo sul piatto offerte populiste (ditemi se questo non è berlusconismo??!!)l’uomo in questione è Absalom, il terzo figlio di Davide, la bibbia ci dice nel capitolo precedente, che è un uomo senza difetto, esteticamente parlando, e che ha talmente tanti capelli che ogni anno, tagliandoseli, restano a terra più di 3 kg di capigliatura! Absalom in questi 10 anni è stato per lo più in esilio dopo aver ucciso il fratellastro, reo di aver abusato della sorella di Absalom, una brutta storia insomma… nonostante ciò, Davide, cuore di padre, lo perdona e lo fa tornare dall’esilio. La prima cosa che Absalom, di nuovo a casa, cerca di fare è strappare la corona di testa al padre, con questa squallida tattica che abbiamo appena letto. Ad un certo punto però il piano di Absalom ha una svolta decisiva, infatti:

15:23 Absalom, mentre offriva i sacrifici(ndb è la scusa con cui è andato via da casa…) mandò a chiamare dalla sua città di Ghiloh Ahithofel, il Ghilonita, consigliere di Davide. Così la congiura acquistava forza perché il popolo andava crescendo di numero intorno ad Absalom.

Absalom fa il colpaccio! Ci riesci, la gente inizia ad essere dalla sua parte. Nell’economia di questo GOLPE la bibbia sembra dare particolare importanza alla scelta di Ahithofel di seguire Absalom, infatti Ahithofel non è uno qualsiasi, non è un semplice consigliere, ma è un vero e proprio fuoriclasse nel suo ruolo:

16:23 In quei giorni, un consiglio dato da Ahithofel aveva lo stesso valore di chi avesse consultato la parola di Dio. Così era ogni consiglio di Ahithofel tanto per Davide che per Absalom.

Insomma era un vero e proprio saggio, un uomo di tattica, un uomo che sicuramente aveva una cultura notevole ed un’abilità grandissima nell’analizzare le situazioni, praticamente Ahithofel non sbagliava mai un consiglio!

A questo punto per il vecchio re, Davide, non resta che la fuga

LA FUGA DI DAVIDE

Tutti lo abbandonano e Davide resta con solo i fedelissimi e un manipolo di mercenari che ormai riconoscono in lui un vero leader e lo seguono anche in questo momento inglorioso! Parliamo di 600 persone in totale, Davide inoltre lascia 10 concubine(una via di mezzo tra delle serve e delle moglie diciamo…) al palazzo come custodi. Davide, che ha con sé i sacerdoti con l’arca di Dio, simbolo della presenza divina (per chi è proprio a secco di vecchio testamento è quella che indiana jones cerca nel film…) decide, a sorpresa, di far tornare l’arca a Gerusalemme, perché dice: “Se io trovo grazia agli occhi dell’Eterno, egli mi farà tornare e me la farà rivedere insieme con la sua dimora. Ma se dice: “Non ti gradisco”, eccomi, faccia di me ciò che gli pare” cioè rimette tutta la vicenda nelle mani di DIO, si mette in discussione, pensa: “magari è giusto così, Dio sa…”.

FLASHBACK

Il momento è drammatico, tutti salgono sui colli intorno a Gerusalemme in fuga, tutto è finito, le vicende leggendarie di Davide stanno ormai volgendo al termine, è la fine di un’epoca, c’è un silenzio irreale tra quelli dell’entourage di Davide, tutti si guardano attorno salendo, e i ricordi affiorano, quante vittorie insieme, quanta gloria, e ora se tutto va bene al massimo ci sarà una vita in fuga, qualcuno non ce la fa più a reggere questa tensione e sbotta a piangere, è la bibbia stessa che ce lo dice. Ad un tratto tra la piccola folla silenziosa si inizia a sentire un mormorio, è arrivata una notizia! In men che non si dica la voce si inizia ad allargare a macchia d’olio fino a giungere a Davide:

15:31 Qualcuno venne a dire a Davide: Ahithofel è con Absalom tra i congiurati. Davide disse: “O Eterno, ti prego rendi vani i consigli di Ahithofel!”

Dalla reazione di Davide abbiamo ulteriore conferma che Ahithofel non è uno qualsiasi, continuando l’ipotetico percorso “cinematografico” Davide ha un flashback…

SALMO 55:12-14 ; 21-22 riferito ad Ahithofel:

Poiché non è stato un mio nemico che mi ha schernito, altrimenti l’avrei sopportato; non è stato uno che mi odiava a levarsi contro di me; altrimenti mi sarei nascosto da lui.Ma sei stato tu, un uomo pari a me, mio compagno e mio intimo amico. Avevamo insieme dolci colloqui e andavamo in compagnia alla casa di DIO.

La sua bocca era più dolce del burro, ma nel cuore aveva la guerra; le sue parole erano più morbide dell’olio, ma erano spade sguainate. Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli.

SHOCK! Davide e Ahithofel erano non solo “colleghi”. Ma amici! Avevano insieme chissà quali meravigliosi discorsi, parliamo di due uomini saggi, preparati, che amavano Dio! Com’è possibile?? Cosa può essere mai successo ad una così perfetta relazione di amicizia? Da sottolineare ancora il fatto che Davide in un momento così amaro lascia tutto in mano a Dio scrivendo un verso bellissimo, straordinario: Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli. In pratica: BUTTATI nelle mani di Dio, lui ti terrà al sicuro!

LA REAZIONE DI DAVIDE

A questo punto Davide reagisce, sa che ora tutto è nelle mani di Dio e se il Signore vuole farlo tornare a casa tutto andrà liscio, altrimenti Absalom trionferà e lui sarà solo un ricordo sui libri di storia…

Il punto chiave, Davide lo sa bene, è la relazione di fiducia tra Ahithofel e Absalom, Absalom è un narciso bamboccione, figlio di papà e viziato che finoa quel punto è stato solo capace di mentire per arrivare al potere, ma ora ha il miglior consigliere possibile, ora è come una squadra mediocre che compra Maradona, ha tutte le carte in regola per vincere! Così Davide dispone le sue pedine:

Quando Davide giunse in vetta al monte, dove adorò DIO, ecco farglisi incontro Hushai, l’Arkita con la veste stracciata e il capo coperto di terra. Davide gli disse: Se tu prosegui con me, mi sarai di peso; ma se torni in città e dici ad Absalom: “lo sarò tuo servo, o re; come fui servo di tuo padre nel passato, così sarò ora tuo servo”, tu renderai vano in mio favore il consiglio di Ahithofel. Non avrai là con te i sacerdoti Tsadok ed Abiathar? Tutto ciò che sentirai dire da parte della casa del re lo farai sapere ai sacerdoti Tsadok ed Abiathar. Ecco, essi hanno là con sé i loro due figli, Ahimaats figlio di Tsadok e Gionathan figlio di Abiathar; per mezzo di loro mi farete sapere tutto ciò che sentirete Così Hushai amico di Davide, tornò in città e Absalom entrò in Gerusalemme.

Davide prova a mettere Hushai, suo consigliere fedele, un vero amico, tra Absalom e Aithofel in modo che Ahithofel “giochi a pera” si diceva da bambini, cioè non sia ascoltato. In un primo momento il piano sembra parzialmente fallire, infatti dopo l’ingresso in città di Absalom trionfante, Hushai viene considerato come un buon consigliere e reclutato dal nuovo re, che però ascolta il consiglio di Ahithofel di allestire una tenda sulla terrazza, la stessa dove all’inizio Davide spia la bellissima donna, per avere relazioni sessuali in pieno giorno davanti a tutti il popolo con le 10 concubine che Davide ha lasciato a palazzo. Che consiglio astioso! Ahithofel deve veramente odiare Davide alla follia! E lo vediamo ancora di più nel secondo consiglio:

Poi Ahithofel disse ad Absalom: Lasciami scegliere dodicimila uomini, perché possa andare a inseguire Davide questa notte stessa; 2piombando su di lui mentre è stanco e debole, lo spaventerò e tutta la gente che è con lui si darà alla fuga; così potrò colpire solamente il re, 3ma ricondurrò a te tutto il popolo. La morte dell’uomo che cerchi favorirà il ritorno di tutti; così tutto il popolo sarà in pace.

Ahithofel si propone di andare personalmente a sterminare Davide, subito, è la cosa giusta da fare, degli altri non vuole sapere nulla, non gli interessa, LUI ODIA DAVIDE E BASTA! Clamoroso.

ABSALOM ABBOCCA E …

Ma Hushai sta volta riesce a sventare il consiglio dell’avversario perché:

L’Eterno infatti aveva stabilito di rendere inefficace il buon consiglio di Ahithofel, per far cadere la rovina sopra Absalom.

Così Davide seppe la notizia tramite le spie che aveva messo in giro, ed ebbe tempo di organizzarsi, l’indomani affrontò l’esercito di Absalom sconfiggendolo e riprendendo il potere. Davide, sempre cuore di padre, non avrebbe voluto fare male ad Absalom, ma Joab, generale di Davide, si trovò di fronte una possibilità troppo “Ghiotta” da non sfruttare: Absalom correva sul suo mulo quando i suoi capelli folti e bellissimi rimasero impigliati sui rami di un albero, lasciandolo appeso a mò di salame, per Joab fu un gioco da ragazzi. Davide fu ristabilito re, e tutto tornò alla normalità.

E AHITHOFEL?

Ma una domanda resta ancora… che fine fece Ahithofel? Subito dopo che il suo buon consiglio non fu ascoltato si ritirò a casa sua, sapendo che Absalom a quel punto era destinato alla sconfitta, non tentò nemmeno di far valere le sue ragioni:

2 Samuele 17:23

Quando Ahithofel vide che il suo consiglio non era stato seguito, sellò il suo asino e partì per andare a casa sua nella sua città. Mise in ordine le faccende di casa sua e s’impiccò. Così morì e fu sepolto nel sepolcro di suo padre.

Preferì uccidersi che vivere con Davide ancora re, un odio inspiegabile.

Un’idea del perché in realtà ce la possiamo fare, infatti tra i grandi combattenti di Davide in seconda Samuele 23:34 viene citato:

Eliam, figlio di Ahithofel di Ghilo;

Non abbiamo già letto questi nomi?

Rileggiamo i versi con cui abbiamo iniziato la storia:

Una sera Davide si alzò dal suo letto e si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno; e la donna era bellissima. Così Davide mandò a chiedere informazioni sulla donna; e gli fu detto: E’ Bath-Sceba, figlia di Eliam, moglie di Uriah, lo Hitteo(ndb Che era in guerra). Davide mandò messaggeri a prenderla, così essa venne da lui ed egli si coricò con lei;(ndb ebbero un rapporto) poi ella si purificò della sua impurità e ritornò a casa sua. La donna rimase incinta e lo mandò a dire a Davide, dicendo: Sono incinta.

Ahithofel era il nonno di Bath-Sceba, la donna con cui Davide ebbe una relazione adulterina…

Incredibile, da quell’episodio passarono più di 10 anni, e da quello che leggiamo nel salmo 55, nel flashback, Ahithofel non ha mai accennato a tutto ciò,è sempre rimasto lo stesso, amichevole, saggio uomo di sempre… ma nel suo cuore covava l’odio, la vendetta, il mancato perdono nei confronti di Davide e alla prima occasione si è gettato contro Davide segnando però la propria fine. Che triste storia! Tutto iniziato da uno sguardo, di Davide, che non sarebbe dovuto esserci. E montata per l’impossibilità di perdonare di Ahithofel. Possiamo imparare molto da questa avvincente storia.