Natale, di Giuseppe Ungaretti

sul natale ho già scritto qualcosa ieri, lo so. Ma questa poesia la ricordo sempre in questo periodo, forse perché in effetti rispecchia anche un po’ quello che dicevo ieri… certo, io non sono un soldato come lo era Ungaretti, però il senso più profondo della poesia credo sia ancora molto attuale. Buona lettura…

Natale*

di Giuseppe Ungaretti

Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade

Ho tanta stanchezza sulle spalle

Lasciatemi così come una cosa posata  in un angolo e dimenticata

Qui non si sente altro che il caldo buono

Sto con le quattro capriole di fumo del focolare

Napoli, il 26 dicembre 1916

* “Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade”: la poesia – tratta dalla raccolta “Allegria di Naufragi”, apparsa nel 1919 e diventata, nel 1931, “L’Allegria” – comunemente nota come “Natale”, è stata composta nel Natale del 1916, durante una licenza che Ungaretti trascorse a Napoli in casa di amici.

(http://www.italica.rai.it/index.php?categoria=altro&scheda=natale2005_ungaretti&lingua=ita)

Il passo giusto

La vita è senza dubbio un percorso. Un Cammino che al di là delle proprie convinzioni, idee o fede ci porta sempre ad una “fine” ad un punto di arrivo che può essere quello che abbiamo sempre desiderato o semplicemente la prova del fatto che abbiamo sbagliato strada, come quando in auto ci si accorge svariati km dopo di essere andati nella direzione opposta… a me è capitato. Nella vita basta poco a variare tutto, a sbagliare strada o quantomeno a cambiarla di quel poco che basta per ritrovarci tra qualche anno a fare tutt’altro rispetto ad oggi. Sliding doors, oggi lascio scuola domani me ne pentirò. Arrivo in ritardo ad un appuntamento, conosco la donna della mia vita… Tutto è collegato ad un equilibrio instabile che trascende la nostra comprensione, tutti siamo collegati e le nostre vite sono un incastro perfetto (o imperfetto) di un mega puzzle che sembra non comporsi mai, inseguiamo tutti le stesse cose ma pochi riescono a raggiungerle, subiamo tutti gli stessi torti, dolori e cambiamenti ma molti di noi non si rialzano più. Abbiamo caratteri simili e opposte e reazioni, caratteri diversi e reazioni simili, siamo un mistero, forse il più grande di tutti, siamo incomprensibili ma banali, geniali ma stupidi, abbiamo tutto e non abbiamo niente. In un percorso così instabile, come un ponte tibetano, diventa fondamentale calcolare ogni passo, oscillazione, pericolo e folata di vento, perché TUTTO, anche quello che non dipende da noi, ci condizionerà. Nella mia vita ho sempre avuto grandi sogni, grandi aspirazioni… ma a cosa porta quel percorso? in poco più di un anno di lavoro ho capito una cosa: i soldi non possono essere il mio obiettivo, lo ammetto, ci ho provato, ci ho pensato, ma sono futili, ci sono oggi ma domani mattina quando mi alzerò le borse asiatiche potrebbero avere distrutto tutto… ho pensato allora che trovare la persona giusta, la donna della mia vita, fosse la cosa più importante, ci ho creduto veramente che così avrei risolto tutte le mie inquietudini, ci ho sperato… ma non è così, non è l’amore, il sesso o la speranza di una lunga storia d’amore a dare la pace… e così ad un certo punto sono rimasto solo io, davanti allo specchio a guardarmi e a capire che tutto ciò che su cui puntare e investire in questo percorso non può essere quello che la società mi propone… voglio fare i passi giusti, non voglio cadere, non voglio sbagliare tutto… ma come? C’è una qualcuno che può dirmi dove mettere i piedi senza andare giù?

La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio cammino”  (Salmo 119:105)

Dio può.

Così domani lascio tutto, parto sul serio, vado via due mesi a cercare di capire qual’è il passo giusto a capire come non cadere giù da questo ponte tibetano che è la vita.

Stanchezza…

Salve a tutti, torno (in realtà sono tornato ieri) da Rimini, no, non mi sono andato a sballare, casomai mi sono “ammazzato” di PIADA! Ma poi avrò modo di raccontare meglio nei prossimi giorni, spero con un video celebrativo. Sono stati giorni interessanti, ma sono stanco morto, vi capitano mai quei periodi impossibili? Puoi anche stare fermo tutto il giorno, ma alla sera sei inevitabilmente STANCO! Ma perché? Boh! Capita ciclicamente, inesorabilmente… Scrivo giusto per non farvi pensare che abbia, come diciamo a Roma, “accannato” il blog. Da domani riparto a pieno regime. (intanto su facebook ho ritrovato miriadi di compagni di elementari e medie!)

YES WEEK END!

aaaah… che bello. Se il lunedì è il giorno che odio di più il venerdì è quello che invece preferisco, la giornata sembra più leggera, tutto sembra passare più in fretta, i clienti al lavoro sembrano tutti meno antipatici, tanto qualsiasi cosa decidano o vogliano fare l’indomani non me ne ricorderò nemmeno… dolce venerdì, l’unico giorno della settimana che ha 2 giorni di riposo da offrire subito dopo… l’unico giorno in cui lavori e puoi fare tardi quanto vuoi, tanto anche se torni a casa a pezzi il sabato dormi quanto vuoi! Meraviglioso venerdì, perchè la sera sei stanco di una settimana di lavoro e stress ma tutto è pronto per ricaricarsi… Il venerdì, che giorno fantastico! Un giorno che solo da un paio di anni mi godo a pieno, infatti da studente ho sempre fatto la settimana intera (o almeno, avrei dovuto poi ho record di assenze…) e il venerdì sera era la serata dedicata all’invidia nei confronti di mio fratello, che da operaio, sgobbava sì tutta la settimana, ma il sabato mattina mentre io preparavo la cartella per andare a scuola avrebbe dormito beatamente… poi ho iniziato anche io a lavorare e allora sì che ho capito la bellezza del fine settimana! YES WEEK END!