Colori autunnali

Sono tante le cose che mi piacciono qui, fuori città, forse un po’ fuori dal mondo… o è la città ad essere fuori dal mondo? fuori dalla natura, fuori dal vivere in pace? Forse più la seconda… una delle cose che però mi stanno piacendo particolarmente sono i colori, già proprio i colori! Che spettacolo affacciarsi fuori dalla finestra, la stessa do dove vedevo le pecorelle a novembre, e guardare le montagne intorno coloratissime! Piene di alberi giallastri, rossi, marroni… che bello! Già il giallo e il rosso da solo potrebbero bastare per un tifoso come me… (tra l’altro signori che roma!) macchie di colore quasi impressioniste, confuse, miscelate… belle! Guardandole mi viene in mente quando alle elementari si faceva il classico compitino sulle stagioni e così ad autunno toccava raccogliere foglie secche a dimostrazione dell’arrivo dell’autunno, imparare un paio di poesie sulle foglie gialle e poi via… si sapeva tutto il necessario per affrontare la stagione! La cosa che ricordo sopratutto erano le foglie orrende, tutte secche e bucherellate che portavo! Calpestate da pedoni, auto, moto, bici! Se solo avessi avuto a disposizione questi boschi bellissimi… forse avrei apprezzato di più la natura da piccolo! La pace del silenzio qua nella vallata insieme a questi colori quasi mi fa dimenticare tutta la frenesia cittadina… tutto sembra così lontano, le scarpe tirate a bush, le polemiche politiche, il tevere che sta per spazzare via la mia amata città… 🙂 qui si vive e basta.

Fotojazz

Navigando, navigando mi sono imbattuto in delle foto bellissime, incredibilmente espressive, poetiche, artistiche! La fotografia è una delle mie passioni, mi affascina incredibilmente il rendere immortale una frazione di secondo della vita, il riuscire a cogliere in tutto ciò che ci circonda qualcosa di bello, in un certo spremere gocce d’arte da ogni cosa che ci circonda. Da fotografo meno che dilettante è un vero piacere riuscire a vedere come alcuni maestri di questa arte riescano a cogliere attimi insoliti in ogni secondo che passa, attimi che a noi tutti sfuggono regolarmente, un fotografo infondo è proprio un osservatore che sembra vivere la vita più lentamente degli altri, tanto da riuscire a scandirne gli attimi e renderli immortali. La fotografia si fa in una frazione di secondo, non è come la pittura o la scultura, la fotografia cade in coincidenza con gli eventi della vita, per questo è sempre originale, nuova, interessante. Vi propongo alcune foto di Pietro Baldini, fotografo di spettacolo, che negli anni ha saputo raccontare il jazz. A Parma in concomitanza con il Parma Jazz Frontiere ci sarà una mostra presso il Teatro due, proprio con queste foto. Spero veramente che qualcuno di voi se la goda anche per me! (IL SITO DELLA MANIFESTAZIONE)

Silenzio d’oro

Pensavate di esservi liberati di me? Avete sbagliato, domenica riposo, lunedì troppi impegni… 🙂

Ieri sera sono stato infatti ad un evento che ho apprezzato molto. Per sensibilizzare a proposito della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” l’associazione culturale evangelica Controcorrente ha invitato Carlos Martìnez, attore spagnolo di pantomima  (mimo) in un piccolo tour italiano chi si è concluso per l’appunto ieri a Roma. L’attore internazionale ha così potuto mimare alcuni degli articoli principali della dichiarazione, ed eccezionalmente, ha recitato senza trucco e ha anche scambiato qualche parola col pubblico tra un mimo e l’altro parlando proprio dell’importanza dei diritti umani, soffermandosi proprio sull’umanità e sull’importanza di vivere al meglio visto che la vita è brevissima. Mi è sopratutto piaciuta l’abilità nell’alternare momenti veramente comici e leggeri con scene durissime e di forte impatto emotivo. Sono sincero, prima di vedere ieri Carlos Martinez, ho sempre avuto una sorta di pregiudizio nei confronti dei mimi, nel senso che proprio non capivo il senso artistico della cosa se non proprio alla larga e con molta diplomazia… ma ieri ho veramente capito l’arte del mimo e la grande potenzialità che la gestualità riesce ad avere, un linguaggio universale, che tutti noi possiamo capire ed apprezzare. Pensavo durante lo spettacolo a quanto certe volte il silenzio sia molto più eloquente di mille parole e in una società come la nostra che cerca di distruggere il silenzio fermarsi a guardare un uomo adulto che crea opere d’arte con il nulla è veramente spettacolare.

Bravo, bravissimo Martinez, il cui spettacolo è patrocinato da amnesty, a trasmettere l’importanza della libertà, dell’uguaglianza, del poter vivere la nostra vita al meglio, TUTTI e non solo noi, pochi fortunati del nord del mondo.

Il video che posto l’ho dovuto… “rubare” visto che era richiesto di non filmare, ma credo che una sola scenetta per lo più utilizzata come spunto per parlare di diritti umani non dia fastidio a nessuno, tra l’altro Martìnez è veramente alla mano! Un simpaticone che ha scherzato con tutti i ragazzi a fine spettacolo, quindi vi consiglio di comprare anche il DVD :p (anche perchè questo è stato l’unico che ho filmato e non è stato neanche il più bello!)

Il diritto mimato nel video è… vedetevelo, c’è scritto. 😀

DvB

Punti di vista

Ho sempre pensato che il concetto di “punto di vista” sia sottovalutato. In che senso? MI accingo a spiegare… La maggior parte delle volte questa espressione si usa in discussioni del tipo:

A: “Per me Berlusconi è un’incapace!” B: “no, per me Berlusconi è un grande statista!” A: “punti di vista… ”

Si usa insomma quasi per dire: “vabbè, lasciamo perdere. Non mi va di discutere” in realtà per me i punti di vista dovrebbero essere considerati veri e propri stimoli alla discussione, non alla litigata, alla discussione. Infondo analizzando la frase si capisce subito qual’è il senso della stessa, abbiamo DIVERSI PUNTI DI VISTA, ovvero, PUNTI DI OSSERVAZIONE, cioè da dove sto io adesso vedo un’altra cosa. Che significa questo? Che i punti di vista di solito non sono sbagliati, sono semplicemente angoli da cui osservare una porzione diversa dello stesso soggetto!

Apollo e Dafne

Qualche anno fa andai con la scuola alla “Galleria Borghese” qui a Roma, fu un’esperienza bellissima, infatti ebbi l’opportunità di ammirare alcuni capolavori assoluti che fino ad allora avevo avuto modo di vedere solo nelle immagini dei libri scolastici. Su tutte una mi colpì in maniera particolare “Apollo e Dafne” di Bernini, decisamente uno dei miei artisti preferiti, (se conoscete l’opera forse già avete capito dove sto andando a parare..) questa statua è un vero e proprio capolavoro, una specie di manifesto dell’arte barocca, una storia che si svolge sotto i nostri occhi pur essendo immobile, se vi capita vi consiglio di andarla a visitare, è veramente un piacere. Una delle particolarità di questa statua è quella di raccontare una storia che si svolege in movimento, Bernini ebbe la fantastica capacità di trasmettere il movimento tramite l’osservazione dello “spettatore”, infatti cosa racconta questa storia in breve? Apollo è follemente innamorato di Dafne, vuole farla sua, ma Dafne, una ninfa che ha però dedica la sua vita alla caccia e alla dea Diana, non è molto d’accordo, così fugge e nel fuggire chiede aiuto al dio Penèo che la trasforma in un Lauro.  Bernini aveva pensato l’opera in questo modo: L’osservatore entrando da sinistra inizierà a vedere la storia a partire da Apollo e pian piano proseguendo incontrerà il volto disperato di Dafne, e ancora, girando intorno alla statua, assisterà alla trasformazione stessa della ninfa, infatti per vedere i segni della metamorfosi occorre andare alle spalle dei due, ed ecco che vedremo a pieno come Dafne si stia trasformando.

Cioè Bernini ha trasmesso il tutto sfruttando i PUNTI DI VISTA. Ora, mettiamo il caso che io e uno di voi andassimo alla “Galleria Borghese” e che voi andaste avanti a me di qualche metro, voi vi trovereste ad osservare il “finale” della storia da ormai dietro la statua mentre io starei ancora focalizzando la mia attenzione su Apollo. Se ci fermassimo e iniziassimo a raccontarci quello che vedremmo cosa ne uscirebbe? Osservando la stessa identica situazione, lo stesso lavoro, lo stesso marmo, con la stessa illuminazione A POCHISSIMI metri di distanza. Noteremmo sicuramente cose diverse, eppure non sbagliate. Serve una spiegazione particolare per capire questa situazione? Non credo. E’ fin troppo ovvio che i due punti di vista fanno la differenza su quello che vediamo.

Così credo nella vita abbiamo tutti punti di vista differenti dati dal nostro cammino, dal nostro percorso, dal nostro essere. Dati da come siamo arrivati a quel punto e a che costo, quando qualcuno mi chiede “perché sei cristiano?” con tono polemico o magari beffardo, io non mi sento mai offeso o sfidato, perché so bene che la mia scelta non viene capita da molti e so anche che molti che pur “credono” considerano la mia fede un eccesso proprio perché il loro percorso li ha portati a definire questa convinzione. Io, dal canto mio, non voglio mai giudicare nessuno, non ho certo autorità per farlo e in fin dei conti pur potendo non mi interesserebbe, sono convinto però che tutti nel proprio cuore abbiano uno spicchio riservato a Dio, consci o no. Il famoso “vuoto interiore” per me ha la forma esatta di Dio e prima o poi tutti arriviamo al punto di osservazione in cui questo dubbio ci sfiora. Sono sempre rimasto molto colpito dai racconti fatti da persone, non cristiane “praticanti”, che in Russia, Romania e Cina durante il periodo comunista e con la conseguente persecuzione della preghiera, ad un certo punto della loro vita, senza mai aver letto una bibbia o sentito un predicatore parlare hanno sentito il bisogno di appellarsi a Dio. Per come la vedo io l’uomo ha bisogno di Dio, e prima o poi nella sua vita si trova ad affrontare questo bisogno. Dio, da parte sua, ha anche un punto di vista personale, che però non coincide mai col nostro e sono sicuro che anche nel suo percorso prima o poi passa vicino ognuno di noi per chiederci “Come sta il mio spicchio di cuore?”.