Respiro…

Se ne stava lì, steso sull’erba, solo, completamente solo, dopo anni che non gli capitava… cercava di capire se il cielo fosse rimasto lo stesso di quand’era bambino o fosse cambiato anche lui. Lo scrutava, e , respiro dopo respiro, consumava la vita con una passione inaspettata, quasi sconosciuta. La pace dei sensi, l’essere uno con l’erba, con gli alberi, col cielo, col vento. Tutto in perfetta simbiosi, tutto come se facesse parte di quella natura, e in fin dei conti era proprio così. Un uomo non è parte integrante della natura? Anche quando lo nega, anche quando ne è spaventato, non è forse un pezzo del puzzle? E in quel momento lui si sentiva a casa, il sole in faccia, il vento che accarezzava la sua pelle, l’aria mattutita fresca e tagliente come una lama affilata entrava nei suoi polmoni squarciando a grandi colpi quella frustrazione “nero oblio” che negli ultimi giorni si era radicata in lui, dai polmoni fino ad arrivare al cuore, in un’ondata di sangue, passione, pace… tutto in sintonia, come un’orchestra, come la donna della tua vita, come il tuo film preferito… Idee nuove, speranze appena nate, come quei fiori colorati sparsi intorno al suo corpo mimetizzato nella natura… Una farfalla gli sfrecciò davanti portando via con sè l’ultima preoccupazione, tutto era perfetto… surreale, onirico. Ad ogni respiro una nuova speranza, ad ogni respiro un boccone di vita.

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Outing di un sognatore

Lo ammetto. Sono sempre stato un sognatore, mai per scelta, sempre per necessità. Lo confesso oggi, davanti tutti voi, per la prima volta. Non posso più sostenere il peso di questa scomoda condizione. Non posso più fingere… non ce la faccio. Dietro scelte misurate, calcolate e ben pensate si nasconde lo slancio di un istintivo, lo sguardo di un visionario che vede oltre quello che gli è concesso capire. Ho finto bene, lo so! Una stabilità da quattro soldi ha incatenato per un po’ la voglia di osare, di andare al di là dei proprio confini, di mischiare la certezza con la possibilità. Ho nascosto i fallimenti in barattoli di speranza e la delusione dietro una mano di vernice, ancora fresca. Passo il tempo libero a sognare e sognare e sognare, senza mai una pausa senza mai una realtà, ho visitato mondi paralleli, ho timbrato il biglietto per treni immaginari, ho sentito musiche che ancora devono essere scritte e visitato luoghi mai esistiti. Le situazioni “reali” sono solo una degenerazioni dei miei sogni, tutto quello che faccio di giorno in giorno un intermezzo tra un sogno e l’altro. Lo stato onirico è quello che preferisco, la forza di qualcosa che non c’è, non esiste, eppure ti condiziona la vita, è molto più interessante di 1000 realtà che non ti lasciano nulla. Preferisco un buon libro ad un giornale, e mi diverto di più a perdere lo sguardo nel nulla che a vedere la televisione. In treno guardo sempre fuori dal finestrino e di fronte al mare cerco di immaginare dove è stata ogni molecola d’acqua. Quando piove conto le gocce e quando c’è il sole gioco con le ombre. Di tutto quello che ho sognato potrei fare un elenco lunghissimo, di tutto quello che sognerò di qui a domani un elenco infinito… tutto sfocia nell’utopia, nell’impossibile, ma questo è proprio il bello di sognare, perché sognare cose fattibili sarebbe riduttivo… forse è per questo che sogno la pace, che sogno il mondo, che sogno la vita, che sogno il mare, il cielo, la poesia, la storia, la musica, che sogno lei, il cambiamento e l’instabilità.

Acqua… ovunque.

c’è un poema, un classico della lettura inglese, ma direi mondiale, un capolavoro di Coleridge. La prima volta che lo lessi andavo alla superiori, poi lo riincontrai nella mia breve parentesi universitaria. In tutta questa storia, che vi invito a leggere, c’è un’immagine che spesso mi torna in mente, un passaggio che dice:

« Water, water everywhere,
nor any drop to drink. »

« Acqua, acqua ovunque,
e neanche una goccia da bere. »
Il marinaio della storia ad un tratto si trova “incastrato” in mezzo al mare, solo, fermo, senza speranza, tutto ciò che vede è acqua, solo acqua salata, un deserto d’acqua… un’immagine amara, una scena inquietante… eppure affascinante.
Mi sembra una scena che metaforicamente tutti passiamo nella vita… quel “piattume”, quella malinconia di essere soli in mezzo ad un momento così difficile, quella banale e triste sensazione di non riuscire ad andare avanti… sei sdraiato lì, al centro dell’oceano con i tuoi sensi di colpa e il tuo orgoglio a riflettere su come sei arrivato fin lì e puoi anche non aver sbagliato nulla, non importa, in quel momento ti senti l’uomo più “storto” del mondo. Tutto ti gioca contro, il tempo, l’ansia, la natura e la tua stessa ombra ti stizzisce. Momenti delicati, momenti difficili, intesi ed amari… momenti di crescita. Quando tutto va bene non si impara nulla, quando il mondo gira normalmente ci perdiamo le cose importanti, non le capiamo, non le vediamo, non ci interessano. Quando invece le cose ci vengono a mancare capiamo la loro importanza, le cerchiamo, le riconquistiamo.  Non è un inno al masochismo, per carità, ma è una presa di coscienza del fatto che quando siamo in difficoltà l’istinto di sopravvivenza ci spinge a migliorare, a crescere, a cercare Dio.  Allora ben vengano queste “secche” tra un party e l’altro.

Il passo giusto

La vita è senza dubbio un percorso. Un Cammino che al di là delle proprie convinzioni, idee o fede ci porta sempre ad una “fine” ad un punto di arrivo che può essere quello che abbiamo sempre desiderato o semplicemente la prova del fatto che abbiamo sbagliato strada, come quando in auto ci si accorge svariati km dopo di essere andati nella direzione opposta… a me è capitato. Nella vita basta poco a variare tutto, a sbagliare strada o quantomeno a cambiarla di quel poco che basta per ritrovarci tra qualche anno a fare tutt’altro rispetto ad oggi. Sliding doors, oggi lascio scuola domani me ne pentirò. Arrivo in ritardo ad un appuntamento, conosco la donna della mia vita… Tutto è collegato ad un equilibrio instabile che trascende la nostra comprensione, tutti siamo collegati e le nostre vite sono un incastro perfetto (o imperfetto) di un mega puzzle che sembra non comporsi mai, inseguiamo tutti le stesse cose ma pochi riescono a raggiungerle, subiamo tutti gli stessi torti, dolori e cambiamenti ma molti di noi non si rialzano più. Abbiamo caratteri simili e opposte e reazioni, caratteri diversi e reazioni simili, siamo un mistero, forse il più grande di tutti, siamo incomprensibili ma banali, geniali ma stupidi, abbiamo tutto e non abbiamo niente. In un percorso così instabile, come un ponte tibetano, diventa fondamentale calcolare ogni passo, oscillazione, pericolo e folata di vento, perché TUTTO, anche quello che non dipende da noi, ci condizionerà. Nella mia vita ho sempre avuto grandi sogni, grandi aspirazioni… ma a cosa porta quel percorso? in poco più di un anno di lavoro ho capito una cosa: i soldi non possono essere il mio obiettivo, lo ammetto, ci ho provato, ci ho pensato, ma sono futili, ci sono oggi ma domani mattina quando mi alzerò le borse asiatiche potrebbero avere distrutto tutto… ho pensato allora che trovare la persona giusta, la donna della mia vita, fosse la cosa più importante, ci ho creduto veramente che così avrei risolto tutte le mie inquietudini, ci ho sperato… ma non è così, non è l’amore, il sesso o la speranza di una lunga storia d’amore a dare la pace… e così ad un certo punto sono rimasto solo io, davanti allo specchio a guardarmi e a capire che tutto ciò che su cui puntare e investire in questo percorso non può essere quello che la società mi propone… voglio fare i passi giusti, non voglio cadere, non voglio sbagliare tutto… ma come? C’è una qualcuno che può dirmi dove mettere i piedi senza andare giù?

La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio cammino”  (Salmo 119:105)

Dio può.

Così domani lascio tutto, parto sul serio, vado via due mesi a cercare di capire qual’è il passo giusto a capire come non cadere giù da questo ponte tibetano che è la vita.