il Cielo lassù…

Il cielo tutto sommato era sereno, sì, c’era qualche grande nuvola che di tanto in tanto si opponeva ai raggi del sole creando enormi macchie di ombra a terra, ma erano nuvole bianche, di quelle “buone” e quasi simpatiche; quelle che da bambino ti fermi ad osservare dal finestrino dell’automobile scoprendone le più originali somiglianze. Enormi massi di bianca materia immateriale che ti scivolano sopra la testa ogni giorno, folata dopo folata… dopo una certa età chi l’alza più la testa per guardarle? Che perdita di tempo!

Eppure qualche sognatore sparpagliato qua e là che si ostina a cercare di capire la bellezza delle nuvole ancora esiste, persino in città, dove al massimo si guarda in alto per capire se le previsioni del tempo avevano ragione e sul serio inizierà a piovere. Non tanto per l’interesse nella pioggia ma quanto per la paura del traffico, delle ore perse fermi in un fiume di asfalto! Quello sì che è tempo perso. Come biasimare un bambino che smette di guardare al cielo? Ricordo perfettamente che da casa mia la percentuale di cielo visibile era pari al 20-30% della visuale disponibile! In compenso ricordo una grande quantità di cemento, vernici, mattoni e ovviamente alberelli striminziti e rinsecchiti per i quali sembrava esservi una sorta di autunno perpetuo. Nelle giornate grigie era quasi difficile riuscire ad intuire la fine del cielo e l’inizio del cemento… o viceversa. Tutto diveniva una massa unica, un blocco solido di tristezza. Per un ragazzino del primo piano era decisamente difficile sognare al di là di quelle colate mostruose di cemento. Una pesantezza che a forza di guardarla ti inizia ad entrare inevitabilmente dentro. Una pesantezza innaturale.

Eppure anche allora ne ero certo, anche in quelle giornate così deprimenti: il cielo, lassù da qualche parte, doveva esserci. Come era possibile che quella enorme lucentezza di azzurro, di nero, di bianco e rosso fuoco con sfumature arancione potesse essere stata inghiottita da quella colata di nuvole? Si, si è vero, è impossibile scorgere il bel tempo sopra le nuvole quando piove, specialmente da un primo piano di un palazzo di città… eppure io l’ho sempre saputo. Ostinatamente proprio nei giorni più scuri pazientavo, davanti alla finestra piena di goccioline che al primo lampo si illuminavano come lucette di natale, e guardavo sù col naso quasi appiccicato al vetro. In tanti anni non sono mai riuscito a scorgerlo quell’azzurro durante la pioggia. Mai.

Poi sono cresciuto, ho iniziato a fregarmene del cielo e dei suoi colori, nella vita ci sono cose ben più importanti di qualche sfumatura nelle giornate di pioggia. Proprio quando sembravo convinto di tutto questo però successe qualcosa.

Aeroporto di Roma, diluvia… il volo è stato ritardato già due volte per il maltempo. Bella fregatura. Le ampie vetrate dell’aeroporto offrono un paesaggio spettrale: acqua a secchiate, vento impetuoso, aerei traballanti…  nuvole, nuvole e ancora nuvole. Sembra notte! Osservando il cielo nessuno spiraglio, neanche questa volta. Pazienza. Finalmente la tempesta sembra essersi sedata, resiste solo qualche goccia di pioggia e le solite nuvole nere. Tutti in partenza. Alla mia destra due sconosciuti, alla mia sinistra il piccolo oblò… Finalmente stiamo partendo. I motori sono accessi, cercano il massimo dell’energia, l’aereo prende la rincorsa, corre, corre e alla fine salta… per non riatterrare più, si aggrappa all’aria e… si vola. In quel momento la svolta… stiamo andando sempre più in alto, dall’oblò le automobili sembrano formiche, le persone non si vedono neppure, e le case… un momento… come sono lontane le case… la città, i palazzi e… il primo piano! Istintivamente gli occhi si spostano verso l’alto… ci stiamo per infrangere nelle nuvole! Non posso staccare gli occhi da quel soffitto plumbeo, poi… contatto! Siamo dentro. Dall’oblò non vedo più nulla, neanche la fine dell’ala! Che delusione! E’ così allora? Sopra le nuvole… altre nuvole? Per anni ho cercato questo? Rassegnato poso la testa sul sedile… chiudo gli occhi, non mi piace vedere il mondo con gli occhi di un deluso.

Poi ad un tratto… un riflesso in faccia, mi desta anche ad occhi chiusi, li apro istintivamente… è un raggio di sole! Riguardo nell’oblò e… le nuvole, sono sparite… o meglio, sono sotto di noi! Le abbiamo superate! Quel grigio soffitto si è trasformato in pavimento! Il Cielo brilla più che mai, nessuna nuvola ne copre neanche parzialmente la bellezza e il sole splende come fosse ancora più potente del solito.

Lo sapevo! Non importa quanto sia grigia la giornata, non importa quanta acqua ci sia a terra, non importa da quanto va avanti, c’è un certezza più grande di tutto questo: il Cielo, lassù da qualche parte, è sempre azzurro e niente e nessuno potrà farlo sparire… anche dal primo piano di un palazzo in città.

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Neve e sole

C’è il sole oggi… ma c’è anche la neve. Che strano! Non l’avevo mai visto. Freddo e caldo, umido e asciutto, contraddizioni, opposti per definizione… eppure insieme! Incredibile come a volte la natura interpreta i nostri stati d’animo, come se il cuore proiettasse sullo schermo del cielo la metafora dei nostri pensieri…  Libero eppure prigioniero, sereno eppure ansioso, appena arrivato ma in partenza,  “solo ma mai abbandonato”. Sulla vallata i fiocchi scendono lentamente in ordine sparso, liberi e caotici, come piccoli pezzi di cielo che se ne vanno, come certezze che si sgretolano, parti del nostro carattere che lentamente cadono… eppure la terra non è coperta di neve, l’erba è ancora verde, e gli alberi non sono proni al ghiaccio che li vorrebbe soggiogati, tutto è così normale… eppure particolare. Il vento gelido cerca di cancellare il tepore del sole, ma ci riesce solo quando una nuvola gli  fa da scudo, tutto è così in ordine a terra, tutto è chiaro… mentre conto i fiocchi posarsi sulle lenti dei miei occhiali… uno, due, tre… caduti , persi per sempre… certezze perse, andate, sciolte definitivamente da qualcosa di più grande di me e del cielo stesso, che così libero e stupito mi lascia un senso di pace immensa…. mentre tutto è in disordine.

Il nuovo mondo

Ieri, dopo che sono partito da Quaglietta alla volta della Sicilia, ho avuto la netta sensazione di passare in un altro mondo! Un mondo dove il dialetto è chiaramente diverso (amo il siciliano!) e dove sopratutto c’è un altro clima! Alle 9 di mattina in Campania c’era il diluvio universale, tipica giornata della vallata dove si trova il centro di Cristo è la risposta, il cielo lo si poteva solo immaginare dietro una folta cortina di nuvole nere! Acqua in “loop” sembrava non finire mai… appena ci siamo avvicinati a Catanzaro però… il miracolo! Cielo sempre più sereno fino ad arrivare alla perfezione sicula, festeggiata con un simbolico arancino durante la traversata dello stretto sul traghetto! Il mare era abbastanza mosso, abbastanza da rendersi conto che la nave oscillava… grazie a Dio ho uno stomaco poco suscettibile! E poi che dire? Qui le persone sono diverse, aperte, amichevoli… magari non è che a Roma siano peggio, o a Napoli o a Quaglietta… però che ne so… questo clima ti concilia con il mondo 🙂 a pranzo un bel Nero d’Avola casalingo, un limoncello altrettanto fatto in casa dopo una scorpacciata di carne e olè… W IL NUOVO MONDO! :p

Aspettando il sole

Questa canzone ultimamente mi sta “accompagnando” è un po’ uno dei quei brani che in um modo o nell’altro riesce a fare da colonna sonora nella nostra vita. Neffa in questo pezzo è bravissimo, mi piace da morire, il rap italiano non è proprio eccezionale, ma effettivamente parla uno che non ama particolarmente il genere, ma questo pezzo viene considerato uno dei migliori della nostra “scuola”, neffa negli ultimi anni si è decisamente commercializzato e buttato su un genere più remunerativo, così Giuliano De Palma, anche se il genere che fa ora mi piace. Ad ogni modo un grande testo e una musica che mi piace molto con il giro del flauto che inevitabilmente ti entra in testa e ti sembra di sentire anche quando lo stereo è ormai spento.

La tele resta spenta e non la guardo più ho un nodo in gola che è difficile mandare giù, fumo un po’, sposto via la tenda, cielo grigio piombo io non lascio che mi prenda, la nostalgia che sale lentamente come mai io penso a te mi chiedo adesso dove sei cosa fai, chissà se tu avrai mai pensato a me, al nostro fuoco che bruciava e mo’ è cenere. Ma tutto passa piano e pure se fa strano io sorrido perché so che oggi non ti chiamerò, quel che viene venga e mi sta bene quel che è stato è già passato e mo’ il passato se lo tiene, e piove già da un tot, la pioggia bagna la mia pelle ma mi asciugherò perché so che il tempo è ciclico e so che un po’ di tempo è quello che ci vuole mentre un guaglione sta scacciando il male sta aspettando il sole…
Oggi non c’è sole intorno a me salvami, risplendi e scaldaci, voglio il sole, cerco nuova luce nella confusione di un guaglione…
…e oggi è come ieri ma forse è un’impressione frutto della mente di un guaglione sarà che non c’è il sole sarà che tutto sembra resti uguale sarà quel che sarà sono preso male ma nessuno chiama e non so chi chiamare cerco di schiodarmi e penso solo a quello che ho da fare uh Gesù Gesù, sono io la vittima dei demoni che tornano e che vengono a tirarmi giù i miei cattivi pensieri che mi aspettano braccano, parlano e parlano dove sono i raggi che scaldavano un guaglione dove sono gli altri della mia ballotta mo’ che sono nel ciclone in dopa trovo la mia cura in dopa mischio le radici e la cultura, l’energia pura la musica mi detta le parole caccio queste rime e so che prima o poi ritorna il sole…
Oggi non c’è sole intorno a me salvami, risplendi e scaldaci, voglio il sole, cerco nuova luce nella confusione di un guaglione…
…vada come vada e va da sé conto solo su di me e già so che già sai che… Chico fa quel che s’ha da fare quando amore non c’è … dev… dev… devo imbustare perché in tasca manca money sempre più difficile restare calmo in questa situazione sclero, non ne voglio più parto da zero so che in qualche modo devo andare su ma… non c’è più luce, solo buio che fa male non c’è più pace solo rabbia che ogni giorno sale so bene dove sono e adesso voglio stare qui, sentire il beat se sei all’ascolto vieni a prendermi rapiscimi, musica colpisci al cuore boom cha boom cha però non c’è dolore distendi le tue mani guaritrici su un guaglione mentre sta aspettando il sole…
Oggi non c’è sole intorno a me Salvami, risplendi e scaldami, voglio il sole, cerco nuova luce nella
confusione di un guaglione…

La puntualità

Io sono un tipo puntuale, lo sono sempre stato, se ci diamo un appuntamento arrivo 5 minuti prima, almeno, o 5 dopo, al massimo, e se ho un imprevisto ti avviso. Mio padre per esempio non è puntuale, vive proprio mezz’ora avanti rispetto a tutti noi! Lui arriva ad un appuntamento dalla mezz’ora in sù di anticipo, pioggia, vento, neve, invasione aliena… lui c’è, e comunque c’è sempre prima di te! In tutta la mia vita ricordo una sola buca data da mio padre, per sbaglio, in un momento veramente fitto di impegni, l’unica macchia (ricordo addirittura il nome e il cognome della persona dell’appuntamento, tanto fu storica) in un curriculum perfetto.

Se siete puntuali, come me, allora sapete bene che gran parte della vita di noi, gente precisa, si vive in attesa, proprio nel senso classico del termine, amici, fidanzate, clienti, amici di amici, cinema… tutto arriva sempre maledettamente dopo di noi! Sempre! Quante estati sotto il sole cocente alla fermata del bus senza l’ombra di un albero e con la tabella degli orari usata a mò di ombrellone per cercare almeno di evitare l’insolazione? Quante tramonti visti dal parcheggio di qualche negozio dove ci eravamo dati appuntamento?  Quante amicizie abbiamo fatto con passanti, negozianti, ambulanti, e tutte le categorie che finiscono in “…anti”,  nelle interminabili attese appoggiati ad un muretto? in quei minuti, quarti d’ora, mezz’ore, ORE di attesa abbiamo analizzato la vita, abbiamo inventato i reality show (perché dopo 45 minuti fermo in un posto cominci anche a impicciarti dei fatti degli altri per far passare il tempo! E neanche ti notano più, ti prendono per una decorazione urbana tanto hanno fatto l’occhio a vederti lì fermo!) abbiamo riempito pagine e pagine di un immaginario libro nella nostra testa, con: Principalmente insulti ai ritardatari, SMS letti e riletti, frasi sui muri, targhe di macchine, numeri di bus, scritte sulle magliette dei passanti, intercettazioni ambientali spiando le telefonate dei vicini, ipotetiche forme delle nuvole, cercare di capire a chi(o cosa) assomigli l’autista del trenino, descrizione dettagliate di ragazze bellissime che passano…e poi dei loro bruttissimi fidanzati, fare calcoli matematici impossibile nel tentativo di capire quanti mattoni siano stati utilizzati per costruire il muro del palazzo sul quale siamo appoggiati da ormai 1 ora e, ovviamente, dulcis in fundo provare a spiegarsi perché non cambiamo amicizie!

In tutto questo viaggio mentale legato all’attesa, io ho creato film, storie e MONDI Però ho capito una cosa: il ritardatario non ha semplicemente idea di cosa sia il tempo! Non lo sa! E’ inutile tentare di arrabbiarsi, non capisce, non è un’unità di misura accettabile per lui… “Il tempo?? AHAHA ma quello esiste solo nei film!” sembra pensare mentre lo si riprende per l’incredibile ritardo accumulato, come se gli avessi detto, che ne so: “io credo in babbo natale!”. Per un ritardatario il tempo è soggettivo, cambia, è mutevole! Basta analizzare la classica telefonata di avviso che scatta dopo il primo quarto d’ora di ritardo: “tra 2 minuti arrivo” per poi farne passare altri 15! Il ritardatario non sa contare i minuti! Anzi, ha anche profondi dubbi sull’esistenza della contemporaneità, infatti al suo arrivo chiede “è tanto che aspetti?” ma come? ti ho fatto 40 chiamate nell’ultima mezz’ora! Ormai io ho smesso di combattere questa battaglia, lo ammetto, mi sono arreso, però ho trovato il compromesso accettabile: Passami a prendere a casa, almeno arrivi tardi uguale, ma ho qualcosa da fare!!!