Intensamente

Scusate se non scrivevo da tanto, ammetto di aver nettamente mollato la presa… però sono stato molto impegnato, stanco, in giro… beh comunque eccomi qua. Sono state settimane intense, con il gruppo di cui faccio parto da 5 mesi ho visitato Roma, Prato, Pistoia e Firenze, parlando di Dio e confrontandosi con le persone per strada che la pensano in maniera diversa da me. Un periodo veramente denso, di esperienze, di incontri, di visite, di confronti. Amo parlare con le persone per strada, fermare persone che non conosco, hanno esperienze diverse dalla mia, vite, luoghi e odori così lontani da me; spesso generazioni diverse, fedi e culture… è così bello conoscere gli altri, scoprirli come una terra sconosciuta, come un mondo alternativo, come una possibilità di arricchimento. Giorni in cui spesso è difficile andare avanti, perché si è stanchi, perché si ha nostalgia, perché infondo si fa qualcosa di così diverso dai canoni classici di un 20enne, ma proprio in quei momenti si fa l’incontro più intenso, denso e più forte che si possa sognare, quello con Dio. “L’essere superiore” a cui molti, forse tutti, credono ma che nessuno sembra riuscire ad avvicinare in questa società è lì, con te, ad un passo, anzi a meno di un passo, è proprio lì, dove sei tu, nel tuo cuore… e tutto allora sembra girare così bene… Spesso le persone per strada mi dicono che non possono credere in ciò che non vedono… eppure se solo provassero quello che “vedo” io quando prego e sto in “meditazione” davanti a Dio… beh, allora cambiaerebbero idea. Dio è reale, è intenso, più del dolore, più della stanchezza, più di ogni cosa lui E’. E noi possiamo conoscerlo nella sua natura più bella: quella di nostro innammorato!

La puntualità

Io sono un tipo puntuale, lo sono sempre stato, se ci diamo un appuntamento arrivo 5 minuti prima, almeno, o 5 dopo, al massimo, e se ho un imprevisto ti avviso. Mio padre per esempio non è puntuale, vive proprio mezz’ora avanti rispetto a tutti noi! Lui arriva ad un appuntamento dalla mezz’ora in sù di anticipo, pioggia, vento, neve, invasione aliena… lui c’è, e comunque c’è sempre prima di te! In tutta la mia vita ricordo una sola buca data da mio padre, per sbaglio, in un momento veramente fitto di impegni, l’unica macchia (ricordo addirittura il nome e il cognome della persona dell’appuntamento, tanto fu storica) in un curriculum perfetto.

Se siete puntuali, come me, allora sapete bene che gran parte della vita di noi, gente precisa, si vive in attesa, proprio nel senso classico del termine, amici, fidanzate, clienti, amici di amici, cinema… tutto arriva sempre maledettamente dopo di noi! Sempre! Quante estati sotto il sole cocente alla fermata del bus senza l’ombra di un albero e con la tabella degli orari usata a mò di ombrellone per cercare almeno di evitare l’insolazione? Quante tramonti visti dal parcheggio di qualche negozio dove ci eravamo dati appuntamento?  Quante amicizie abbiamo fatto con passanti, negozianti, ambulanti, e tutte le categorie che finiscono in “…anti”,  nelle interminabili attese appoggiati ad un muretto? in quei minuti, quarti d’ora, mezz’ore, ORE di attesa abbiamo analizzato la vita, abbiamo inventato i reality show (perché dopo 45 minuti fermo in un posto cominci anche a impicciarti dei fatti degli altri per far passare il tempo! E neanche ti notano più, ti prendono per una decorazione urbana tanto hanno fatto l’occhio a vederti lì fermo!) abbiamo riempito pagine e pagine di un immaginario libro nella nostra testa, con: Principalmente insulti ai ritardatari, SMS letti e riletti, frasi sui muri, targhe di macchine, numeri di bus, scritte sulle magliette dei passanti, intercettazioni ambientali spiando le telefonate dei vicini, ipotetiche forme delle nuvole, cercare di capire a chi(o cosa) assomigli l’autista del trenino, descrizione dettagliate di ragazze bellissime che passano…e poi dei loro bruttissimi fidanzati, fare calcoli matematici impossibile nel tentativo di capire quanti mattoni siano stati utilizzati per costruire il muro del palazzo sul quale siamo appoggiati da ormai 1 ora e, ovviamente, dulcis in fundo provare a spiegarsi perché non cambiamo amicizie!

In tutto questo viaggio mentale legato all’attesa, io ho creato film, storie e MONDI Però ho capito una cosa: il ritardatario non ha semplicemente idea di cosa sia il tempo! Non lo sa! E’ inutile tentare di arrabbiarsi, non capisce, non è un’unità di misura accettabile per lui… “Il tempo?? AHAHA ma quello esiste solo nei film!” sembra pensare mentre lo si riprende per l’incredibile ritardo accumulato, come se gli avessi detto, che ne so: “io credo in babbo natale!”. Per un ritardatario il tempo è soggettivo, cambia, è mutevole! Basta analizzare la classica telefonata di avviso che scatta dopo il primo quarto d’ora di ritardo: “tra 2 minuti arrivo” per poi farne passare altri 15! Il ritardatario non sa contare i minuti! Anzi, ha anche profondi dubbi sull’esistenza della contemporaneità, infatti al suo arrivo chiede “è tanto che aspetti?” ma come? ti ho fatto 40 chiamate nell’ultima mezz’ora! Ormai io ho smesso di combattere questa battaglia, lo ammetto, mi sono arreso, però ho trovato il compromesso accettabile: Passami a prendere a casa, almeno arrivi tardi uguale, ma ho qualcosa da fare!!!