Un pezzetto di Dio

pittore

Penso che fermarsi a parlare con le persone sia una delle più grandi scuole che una persona possa fare. La nostra società è egocentrica, ognuno pensa a se stesso e adora il proprio ego, ognuno pensa di non avere bisogno di nessun altro all’infuori di se stesso. Così l’amore diventa un bisogno di attenzione, l’amicizia un bisogno di essere ascoltato. Ascoltare è una ricchezza rara, capire gli altri è qualcosa di ancora più eccezionale. Una volta mi sono fermato a parlare con un’artista, un pittore bravissimo, fuori al suo negozietto un tavolo e dei bicchieri sempre vuoti col fondo rossastro… 4 sedie e sempre qualche amico con cui chiacchierare, con cui ridere, con cui condividere la vita, un bicchiere dietro l’altro, una risata dietro l’altra… di storia in storia.

Una volta, seduto con lui, iniziammo a parlare di Dio. Condivise con me una teoria, di non ricordo quale filosofia, “Io penso che Dio sia in ognuno di noi, o meglio ognuno di noi ha un riflesso di Dio dentro di sè… facendoci diventare “dèi” a nostra volta… ma tutto, dico… persone, alberi, animali… tutta la natura è un piccolo dio”. In realtà non condivido a pieno il pensiero, perché non credo che tutti siamo dèi, ma una cosa di questa teoria la faccio mia: Un pezzetto di Dio è presente in ognuno di noi. In ogni parte della creazione, come quando un’artista crea un’opera d’arte meravigliosa e lascia il proprio stile, la propria creatività, il proprio vissuto all’interno dell’opera stessa. Ognuno di noi ha un indizio che porta allo stesso Padre, alla stessa mente, a Dio. Per questo è importante stare insieme, non abbandonarsi mai ed ascoltare gli altri, perché per arrivare alla completezza più totale di Dio abbiamo bisogno di più pezzi possibile!

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Santo Stefano

Dopo aver trascorso il “classico” buon Natale, anche se a detta di molti questo Natale è sembrato più sbiadito di altri, ecco che ci si incammina verso la fine dell’anno passando per la prima tappa: il giorno di Santo Stefano. Giorno tradizionalmente dedicato alla visita dei parenti che ancora non abbiamo trovato nei giorni precedenti o al riposo dopo le abbuffate dei giorni natalizi.

Festa conosciutissima, giorno notissimo, quasi scontato… che segue a ruota il Natale. Ma vi siete mai chiesti chi fosse questo “Stefano” che teoricamente si festeggia ogni anno? Oggi lo vediamo insieme.

Intanto partiamo da una considerazione a proposito della “santità”. Wikipedia descrive così la questione secondo la tradizione cattolica:

“Per la fede cattolica “santo” è colui che sull’esempio di Gesù Cristo, animato dall’amore, vive e muore in grazia di Dio; in senso particolare è colui che in vita si è distinto per l’esercizio delle virtù cristiane in forma eroica o per aver dato la vita a causa della fede (i martiri). La Chiesa Cattolica, attraverso un atto proprio del magistero del Papa, proclama santo una persona solo in seguito all’esito di un articolato procedimento detto canonizzazione.”

Quindi il “santo” diventa una specie di “super-cristiano” che avendo avuto una vita particolarmente vicina a Dio viene riconosciuto come “santo” dalla chiesa cattolica alla sua morte, una specie di “oscar” alla carriera… una volta ricevuto questo riconoscimento:

“Nella devozione cattolica i santi sono oggetto di venerazione e non di adorazione (latria), che è dovuta solo e soltanto a Dio e che non può essere tributata ad una creatura, per quanto grande sia.”

Venerazione che commentavo così in un precedente post. Questo processo si sta svolgendo in questi giorni per esempio con Giovanni Paolo II, ne avrete sicuramente sentito parlare nei telegiornali.

Ma la Bibbia cosa dice al riguardo?

Intanto la parola “santo” in ebraico è kadosh che significa separato. Separato da cosa? Dal peccato. Quindi consacrato a Dio, dedicato unicamente a Lui. In questo senso allora chiunque si separa dal peccato, ovviamente non totalmente perché l’unico senza peccato è stato Gesù… è santo. Nella Bibbia leggiamo in Ebrei 10:10 :

“Noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre”

Quindi Gesù rende SANTO cioè SACRO, SEPARATO dal peccato chiunque crede in Lui, nel suo sacrificio.

STEFANO

Ora, tornando a noi. Chi era questo Stefano? Lo leggiamo sempre nella Bibbia, libro degli ATTI capitolo 6, ci viene raccontato infatti che nella appena nata chiesa cristiana iniziavano dei problemi organizzativi, infatti il numero dei discepoli “iniziali” quelli che per primi avevano seguito Gesù stava diventando troppo esiguo per fare fronte alla grande richiesta di aiuto da parte dei neo-convertiti, specialmente per servire alle mense e guardate un po chi viene scelto:

Ed elessero Stefano, uomo ripieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, un proselito, di Antiochia. Li presentarono poi davanti agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

Pensate che qualità aveva la prima chiesa cristiana, per servire a tavola vengono scelti degli uomini pieni di fede e Spirito Santo. Stefano è tra questi. La Bibbia continua dicendoci che Stefano era così SANTO da fare miracoli e segni tra le persone e la cosa diede parecchio fastidio alla casta religiosa del tempo che, seguendo lo stesso stratagemma escogitato per uccidere Gesù, accusa Stefano di aver bestemmiato trascinandolo davanti al tribunale dell’epoca.Specificamente fu attribuito a Stefano di aver detto che: “Gesù, il Nazareno, distruggerà questo luogo e muterà i riti che Mosè ci ha dato”

Così  Stefano inizia un discorso in cui ripercorre le tappe salienti della storia del popolo ebraico dimostrando di non essere uno stupido, ma di avere una grande preparazione. E in questo discorso fa notare come tutto il sistema ebraico di religione, con il tempio, i luoghi prestabiliti dicendo:

“Fu invece Salomone quello che gli edificò una casa.  Ma l’Altissimo non abita in templi fatti da mani d’uomo, come dice il profeta:  “Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi; quale casa mi edifichereste voi, dice il Signore, o quale sarebbe il luogo del mio riposo?  Non ha la mia mano fatto tutte queste cose?”.

Insomma Dio non ha bisogno di un LUOGO stabilito per adorarlo, di una casa o di una religioneperché Dio è molto più grande di tutte queste cose. Ma Stefano non si fermò e aggiunse una dura accusa ai suoi aguzzini: quella di aver ucciso i profeti che parlavano di Gesù e di aver ucciso Gesù stesso poco tempo prima ignorando la voce di Dio.

A quel punto la situazione degenera, la schiettezza di Stefano, la verità insomma, gli costa molto cara. Gli animi si scaldano il processo diventa sommario infatti leggiamo:

Ma essi, mandando alte grida, si turarono gli orecchi e tutti insieme si avventarono sopra di lui; e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. E i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.  Così lapidarono Stefano, che invocava Gesù e diceva: «Signor Gesù, ricevi il mio spirito».  Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E, detto questo, si addormentò.

Stefano, uomo così “sciocco” da credere nei suoi ideali a tal punto da non rinnegarli in nome del politicamente corretto, davanti a delle minacce preferisce morire piuttosto che rinnegare la sua fede e di dover accettare passivamente le imposizioni delle istituzioni del tempo: legali e religiose. Così di fronte alla morte stessa, e stiamo parlando di lapidazione non certo di una morte “soft” trova la forza di gridare con ancora più vigore quell’amore in cui credeva e che è tipico di chi segue veramente Gesù (che in croce disse: “perdonali perché non sanno quello che fanno”) mentre ormai il suo destino era segnato, Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo veniva brutalmente ucciso a colpi di pietre stava chiedendo a Dio di non contare la sua uccisione come un peccato ai suoi aguzzini… che amore!

Se solo oggi fossimo noi così forti e decisi come Stefano, se avessimo quella decisione eppure quell’amore per le persone, il mondo cambierebbe.

Stefano, uomo pieno di fede e Spirito Santo, esempio per tutti i cristiani viene ucciso brutalmente, primo martire della nascente chiesa cristiana. Questo ci fa riflettere anche sul fatto che credere in Dio non significa non avere problemi, non incontrare difficoltà, ma credere in Lui ci fa affrontare la vita e la morte in maniera diversa.

Mentre stava per morire la Bibbia ci dice che Stefano: “ripieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». “

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Lettera a Babbo Natale

Babbo Natale

Proseguiamo in tema natalizio, oggi vi propongo un testo scritto da Fabio, un mio amico:

Caro Babbo Natale,

quest’anno vorrei… capire un po’ di cose che, ancora oggi, non mi sono molto chiare.

Ad esempio… mi spieghi come fai tutti gli anni, alla stessa ora, ad infilarti nella canna fumaria di tutti i camini del mondo con un sacco strapieno di regali? D’accordo il fuso orario, ma già essere contemporaneamente ad Aosta e a Lipari lo troverei alquanto difficile. E quando il camino è acceso come fai? E poi, con i tempi che corrono, dove li trovi tutti questi soldi? In Lapponia ci sono agevolazioni fiscali per chi, come te, è una sorta di divinità popolare? Beh, fammi sapere, casomai ti mando un curriculum… ti serve un aiutante, no? E quando da bambino ti scrivevo la lista dei regali… perché mi portavi sempre quello che costava meno, mentre quelli più cari li portavi ai miei amici? Niente di personale, spero.

I miei dubbi, però, riguardano questioni anche più profonde.

La prima domanda è semplicissima e non credo di essere il primo a portela. Perché, se come si dice, a Natale si festeggia il “compleanno” di Gesù Cristo, i regali non li fai a lui? E soprattutto perché li facciamo anche noi a tutte le persone che conosciamo? È come se nel giorno del tuo compleanno tutti i tuoi amici si scambiassero doni e a te nemmeno una telefonata. Ci rimarresti male, no? Io si. Aspetto tutto l’anno il 9 settembre per scartare i regali e soffiare le candeline e i miei amici che fanno? Festeggiano tra loro?!? Begli amici! Per fortuna nei 23 compleanni che ho festeggiato non è mai successo.

Prima di chiedere a te ho fatto qualche ricerca. Ho scoperto che il Natale deriva da una serie di festività, religiose e non, che la tradizione si porta dietro. Molte delle quali erano presenti anche prima che ci fossi tu. Nell’antica Roma il 25 dicembre si celebrava il dio Mitra (del sole) in concomitanza con il solstizio di inverno, giorno a partire dal quale le ore di luce si allungano. Tutte le popolazioni, dai Persiani ai Celti, dagli Egiziani ai Greci, esaltavano la nascita del sole con riti collettivi e familiari tanto che l’imperatore Aureliano, nel 274 a.C., istituì su tutto il territorio la “Natalis Solis Invicti fissandone la data per “ante diem octavum kalendas ianuarias”, ovvero il 25 dicembre.

Il Natale è entrato nella tradizione cristiana solo a partire dal III secolo d.C. Le prime celebrazioni si svolsero ad Alessandria d’Egitto, quando i teologi iniziarono ad ipotizzare la data di nascita di Gesù Cristo. L’istituzione della festa, invece, è databile attorno al 430 d.C.; i sermoni di Paolo di Emesa predicati a Cirillo di Alessandria il 25 dicembre 432 e il 6 gennaio 433 sono i primi a mostrare una festa già fermamente stabilita.

Tuttavia nella maggior parte dei paesi filocristiani la data del Natale fu accolta gradualmente e non senza polemiche. In realtà l’unico riferimento biblico riguardante la nascita di Gesù (Luca 1:26) ci svela che il concepimento del Figlio di Dio è avvenuto sei mesi dopo quello di Giovanni Battista. Secondo una teoria, in realtà piuttosto recente, la data del Natale corrisponderebbe, grosso modo, alla vera data della nascita di Gesù. L’annuncio del concepimento del Battista fu dato a suo padre Zaccaria mentre questi officiava il culto nel tempio. Dai rotoli di Qumran si è ricostruito il calendario dei turni sacerdotali e si è stabilito che la classe di Abdia (cui apparteneva Zaccaria) esercitava due volte l’anno, una di queste l’ultima settimana di settembre, proprio 15 mesi prima della settimana di Natale. Resta da domandarsi quale fosse il secondo turno (non rivelato dai rotoli di Qumran) e per quale motivo in un periodo così freddo (Israele ha un clima assai più rigido del nostro) di notte i pastori fossero all’aperto con il loro gregge.

Quella che resta la teoria più gettonata spiega la data del 25 dicembre come un tentativo, da parte della Chiesa, di assorbire culti precedenti e sovrapporre festività cristiane a festività di altre religioni antiche.

Alcuni affermano che il Natale sia figlio della Hanukkah, la festa ebraica della luce, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev, comunemente accettato come coincidente con dicembre. Sotto l’antico Calendario Giuliano, per scelta popolare, la nascita di Cristo venne fissata proprio il venticinquesimo di Kislev del 5 a.C. In tal caso la tradizione cristiana avrebbe ripetuto quanto già avvenuto con le principali celebrazioni, quali la Pasqua e la Pentecoste, eredindole dalla tradizione ebraica.

Gli usi e i costumi legati al Natale sono molteplici. Sono sempre stato incuriosito, ad esempio, dagli addobbi di cui si vestono le città e dalle decorazioni casalinghe come l’albero e il presepe.

L’uso dell’abete deriva dalla sua natura di sempreverde; questo tipo di alberi fin dall’antichità entrava nei culti delle religioni pagane per questa sua caratteristica particolare, associata al rinnovarsi della vita. Tuttavia i primi alberi di Natale sono comparsi nel XVI secolo, soprattutto nella Germania riformista. Alcune cronache di Brema del 1570 narrano di alberi all’epoca decorati con mele, noci, datteri e fiori di carta. Tra le tante città che si proclamano sedi del primo albero di Natale, la tesi più forte è quella di Riga, capitale della Lettonia, nella quale si trova una targa scritta in otto lingue che riferisce la data del 1510 come anno del primo addobbo di un albero di Natale.

Per molto tempo l’usanza dell’albero di Natale è rimasta tipica delle regioni al nord del Reno, anche perché screditata dalla Chiesa Cattolica, che la trovava di uso “protestante”. Solo a cavallo tre il XIX e il XX secolo l’albero si è andato via via affermando nel resto dell’Europa e del mondo. Fa pensare il fatto che il tema fu addirittura argomento di discussione durante il Congresso di Vienna!

Il presepe, invece, affonda le sue radici in tempi molto più antichi e risulta, per certi versi, piuttosto inquietante, o quantomeno in disaccordo con la Parola di Dio.

La tradizione del presepe, infatti, si riconduce direttamente alla festività chiamata Sigillaria, praticata in tutto l’Impero Romano. Il 20 dicembre i parenti si scambiavano in dono i sigilla, delle statuine di terracotta o cera che rappresentavano gli antenati di famiglia. In prossimità del Natale le raffigurazioni venivano lucidate e disposte in un ambiente bucolico in miniatura. La vigilia la famiglia si riuniva attorno ai sigilla e invocava la “benedizione” degli avi e lasciavano davanti alle statuine delle ciotole con cibo e vino; la mattina seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci (affinità con il Natale di oggi?) “portati dagli antenati”. A partire dal IV secolo, con la rapida divulgazione del cristianesimo, alcune pratiche pagane furono assorbite dai riti, con nomi e simbologie diverse. Essendo però una pratica molto sentita in quanto rivolta al ricordo dei familiari, la tradizione è sopravvissuta nella cultura rurale con il significato originario almeno fino al XV secolo (in alcune regioni, soprattutto italiane, ben oltre).

L’introduzione del presepe come invece lo conosciamo oggi è da attribuire a Francesco d’Assisi, che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività del Cristo. Il primo presepe scolpito di cui si ha notizia, invece, è quello realizzato da Arnolfo di Cambio tra il 1290 e il 1292; i resti sono ancora nel Museo Liberiano della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Tra il XV e il XIV secolo si diffuse gradualmente l’usanza di collocare nelle chiese grandi statue nei periodi natalizi. Dal 1600 il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case, per lo più in quelle dei nobili. Solo a partire dal 1800 la tradizione, tutta italiana, si è affermata saldamente tra le usanze immancabili del periodo natalizio.

Il Natale di oggi risulta una sintesi delle tradizioni, delle feste, delle usanze, religiose e non, che la storia plurimillenaria dell’uomo si trascina. Tutte comunemente e passivamente accettate dalla società. Quello che mi lascia perplesso, caro Babbo, è che tutti, in questo paese “cristiano”, dove ha sede la “Chiesa Romana”, si prestino al gioco.

Allora, caro Babbo, sai cosa ti chiedo quest’anno? Lascia perdere la slitta, i regali, i camini e i bimbi buoni. Tutto passato di moda. Per una volta concentriamoci su ciò che davvero conta nella vita. Ogni giorno è quello buono ricordarci di Gesù Cristo. Che non è quel bambino in fasce nella mangiatoia. Gesù è colui che è morto e risorto per dare all’uomo la possibilità di essere salvato. Quindi, caro Babbo, perdonami, ma quest’anno non mi aspetterò un tuo dono. Non sono stata bravo, non lo merito. Dunque non mi rivolgo a te, ma mi rivolgo a chi non importa del mio passato, degli errori che ho fatto, ma che è pronto ad accettarmi così, con tutti i miei sbagli. Caro Babbo, quest’anno, fatti un regalo anche tu: credi in Gesù.

Fabio L.

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Tanti auguri a… a chi? (video natalizio)

Entriamo nella settimana di Natale con un video sul tema… guardatelo tutto, potrebbe sembra un video che non ha nulla a che fare con il Natale… invece ce l’ha… Buona visione!

Pensateci… in Natale dovrebbe essere il compleanno di Gesù… (anche se poi è tutt’altro che dimostrato che effettivamente sia così) però visto che è una festa universalmente riconosciuta come cristiana per celebrare la nascita di Gesù, sarebbe bello e giusto rivolgersi al “festeggiato”… ALMENO a Natale.

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A passeggio con me

Facciamo finta che vogliate sapere cosa ho fatto questa mattina. Ve lo racconto. La mattinata di libertà ognuno se la spende come crede, io l’ho dedicata alle lenti a contatto. Dopo circa un paio di mesi infatti che le ho terminate ho deciso che è arrivata l’ora di ricomprarle. C’è un problema,  il mio negozio di fiducia che vende le lenti a prezzi molto bassi dista parecchio da casa mia. No problem. Prendi un euro, fermati da un tabaccaio, baratta il tuo euro con un biglietto dell’autobus e partiamo.

La casa dove abito ora è molto più periferica rispetto a quella dove vivevo fino ad un anno e mezzo fa ne consegue che per raggiungere il negozio devo fare più strada, come se non bastasse sono molto interno nel quartiere, quindi mi tocca fare un bel pezzo a piedi per arrivare ai mezzi.

Quando cammino sono uno di quelli che inizia a pensare a tutto e di più, problemi, soluzioni, ricordi… il cervello parte, come girando al ritmo delle gambe che meccanicamente camminano, verso destinazioni esotiche e a volte improbabili. Il tutto incorniciato da una bellissima giornata di dicembre con un solo tiepido e le mani finalmente in tasca a ripararle dal freddo… quando uno pensa troppo mentre è in marcia, però, di solito corre due rischi: o si perde per strada o la strada perde lui, nel senso che perdi la cognizione spazio temporale intorno a te. Tra le due la seconda. Così mentre un pensiero tirava l’altro mi sono veramente reso conto di quanto gli autobus siano lontani da casa mia! ARGH!

Salgo le scale del soprapassaggio e mi reco verso il capolinea. Dell’autobus neanche l’ombra, solo una macchia d’olio a terra e un capannello di autisti troppo impegnati a farsi i cavoli loro per poter guidare un mezzo. Mi siedo sulla panca nell’attesa. Alla mia destra una vecchiettina ronfa sonoramente, ogni tanto si sveglia di soprassalto, guarda avanti, bofonchia qualcosa poi… buona notte. Quando dopo 2 minuti un’altra anziana arriva davanti a me chiede: “è molto che aspettate?” “2 minuti”, dico io. A quel punto la sonnambula accanto a me si riprende come per un prodigio e senza scomporsi troppo dice testualmente: “abrrur deahu a pocrrr”e poi… boom. Giù la testa e sogni d’oro. Io sgrano gli occhi, cosa avrà mai voluto dire? Ma non c’è tempo per stupirsi, infatti ancora più sorprendentemente l’ultima arrivata come se niente fosse interpreta il codice e risponde: “ah! È appena partito, mannaggia. Grazie” … come caspita ha fatto a capirla? La domanda senza risposta mi accompagnerà tutta la mattina, e forse fino alla tomba.

Un viaggio sugli autobus di Roma costa 1 euro, ma vale molto di più. Vuoi mettere la sensazione di viaggiare in un altro paese, magari del terzo mondo? Vetture puzzolenti, sporche e rumorose si susseguono tutto il giorno lungo le vie principali della capitale. Sembrerebbe di essere in elicottero se solo avessi il coraggio di chiudere gli occhi. Ma comunque non faccio in tempo, perché l’ennesima anziana della mattinata si frappone tra me e l’obiettivo finale. Mi chiede il posto, ovviamente lo cedo. E’ da anni che mi chiedo come mai sull’autobus le signore puntino sempre me per chiedere il posto, avranno un radar? Stamattina in effetti c’erano validi motivi, un bel posto al sole, solitario, vista casilina, e inoltre ero l’unico seduto che probabilmente avrebbe potuto capire la richiesta della signora! Intorno infatti c’erano tantissimi uomini e donne dei più svariati paesi al mondo, l’Africa ben rappresentata. ma anche il sud America e l’Asia si difendono bene.

La stessa cosa succede qualche fila più avanti alla mia. Ma questa volta seduto c’è, apparentemente, un nord africano che non capisce la richiesta dell’anziana e non si alza. FINIMONDO. Due paladine della giustizia italica premettendo che non sono razziste invitano nell’ordine il malcapitato: a “tornare al proprio paese”, a “imparatte l’itajano” (lui…), a rendersi conto che “nessuno ti vuole qua”(a lui…) “comportasi da ospite, perché poi noi al paese vostro non possiamo fare nulla”(ma quale paese? E poi perché: NOI?)  il tutto nel rispetto dei diritti civili (secondo la lega probabilmente). Basta un ragazzo di 15 anni a svergognare una delle due paladine: “Signò, ma lei, c’è mai stata fori dall’Italia?” “no, ma…” sbugiardata e tornata in sé continua a parlare di rispetto e integrazione dei popoli davanti un improbabile uditorio di stranieri che la guardano senza capire una parola ma annuiscono per farla tacere il prima possibile, il ragazzo nord africano finalmente capisce e lascia il posto all’anziana che in tutto questo non ha detto mezza parola… strana la vita.

Arrivato a destinazione percorro un bel pezzo di strada, è decisamente natale, anche Tor Pignattara (un quartiere da molti ribattezzato “Pakistan”) se ne è accorta… tra Kebab e Babbo Natale arrivo all’ottica, so a memoria quello che devo chiedere e come chiederlo: “Buon giorno, vorrei due confezioni di lenti mensili con gradazione -2, grazie” il commesso risponde sempre “sì… -2?” io confermo regolarmente e mentre mi avvio alla cassa prendo una confezione di soluzione unica e altrettanto regolarmente attendo che la cassiera, e proprietaria, smetta di parlare e decida di farmi pagare. Oggi l’argomento è: Politica… ma anche sociologia, gossip e boh, di tutto un po’. La mia faccia sorridente la trae in inganno, e chissà come mai pensa che mi interessi un discorso politico populista e oserei dire di stampo democristiano, della serie “facessero magnà anche a noi, mica solo loro” e così in pochi minuti: “Ma io non lo so, tutti sti problemi! Poi uno la sera torna a casa e sente che quello ammazza, quello accoltella, l’aRtro spara…” io preso dall’entusiasmo, non so bene perché, aggiungo “…l’altro ruba” lei approva e ripete: “bravo, quell’atro ruba… che poi io non lo so uno dice, fa, ma poi no? A questo je volemo fa finì il mandato? Poi se è… l’arrestano” mi diverto a notare che alla parola “rubare” quella capisce subito “Berlusconi”… poi che c’entra con quello che ammazza e con quello che spara? Boh!

Altra domanda insoluta della mattina… ho la banconota in mano da 5 minuti buoni, ma lei pare proprio non essere interessata al mio denaro! E aggiunge: “…Poi Corona, no? Ma sarà pure un fijo de na M… Però per me dice delle cose… gius… ver… che non è che ha torto” Che c’entra mò Corona con Berlusconi? Voi vedè che questo diventa prossimo Presidente del Consiglio?! Io chiudo il discorso: “Per me non ha ragione lui, ma hanno torto pure tutti gli altri” sì, lo ammetto sono un giustizialista forcaiolo! Comunque finalmente riesco a pagare e ad andarmene, per averla assecondata “vinco” una pezzetta omaggio per pulire gli occhiali.

Guadagno l’uscita ed esco dall’ottica e dal “Pakistan”. Aspetto di nuovo l’autobus. Sulla piattaforma, mentre paziento, non posso fare a meno di notare un gruppo di ragazzi, sembrerebbero nord africani… stanno parlando ad alta voce nella loro lingua… ripenso alla signora sull’autobus… cosa direbbe ora? 🙂 sono vestiti esattamente come tanti altri ragazzi italiani della loro età… poi arriva una ragazza, è italiana, ride, saluta con il bacio sulla guancia tutti e tre e tutti continuano la discussioni in italiano… loro si impettiscono tutti, fanno gli scemi, giocano, come qualsiasi altro ragazzo davanti una coetanea

Arriva l’autobus, saliamo tutti. Questa volta nemmeno mi siedo, c’è una signora anziana proprio accanto a me e ha pure una cartellina dell’ospedale in mano… manca solo il certificato medico. Seduto c’è un uomo di colore, cappello di lana, occhiali da sole, dai tratti non capisco di dove possa essere. Sta guardando fuori dal finestrino, la signora con la cartellina con una certa arroganza letteralmente ordina all’uomo di alzarsi per farle posto, per carità sarà anche giusto, ma con che modi… lui “abbozza” si alza e fa posto. In mente mi torna la scenata dell’andata e una risposta di un paciere nigeriano che rispondeva alla signora che accusava gli extracomunitari in genere di esse maleducati: “lui[intendeva il ragazzo che non cedeva il posto alla signora] sarà maleducato… ma il mondo è paese”… hai detto bene amico mio!

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Serata Lasagne

la locandina della serata

La Bibbia? Roba per vecchi… demodé, assolutamente passata… formale, religiosa, triste, pesante ed eventualmente noiosa… Queste sono alcune delle tante ipotesi sentite parlando per strada con tanti ragazzi nel corso di quest’anno speso sulle strade a parlare con la gente in tutta Italia… fuori alle scuole, fuori ai bar, per le piazze, nei vicoli, nei mercati e nei parcheggi.

Roba da vecchi? Macchè! Evidentemente chi parla così non ha mai conosciuto i GBU (Gruppi Biblici Universitari) o detto in maniera più semplice: gruppi di ragazzi universitari da tutto il mondo, che si riuniscono settimanalmente per discutere insieme con un approccio accademico e culturale ciò che c’è scritto nel Testo Sacro per Eccellenza. Ragazzi… niente più niente meno. Niente preti, pastori, vescovi o denominazioni che controllino i gruppi… in un ambiente seppur “accademico” reso informale dalla semplice e sufficiente presenza di chi i GBU li forma e li compone: i ragazzi per l’appunto.

Che non sia “la solita roba”(possibilmente per i soliti e bistrattati vecchietti) ve lo posso dimostrare citando un esempio recente, recentissimo in effetti: ieri sera.

Il gruppo di Roma ha realizzato un sogno culinario di molti, moltissimi appassionati del genere. Nientepopodimenoche: Serata Lasagne (sottotitolo: la gioia di stare insieme) Programma semplice ma inesorabile: Sfida all’ultimo S…ugo tra ben CINQUE tipi di lasagna diversa, oscillando tra quelle più particolari a quelle più “old school”. Nell’ordine: lasagna al pesto, lasagna con le melanzane, lasagna classica, lasagna bianca, lasagna vegetariana… a sorpresa porta a casa il simbolico titolo di lasagna della serata quella al pesto.

Questa è roba per giovani… senza dubbio! Se non altro perché credo proprio che nessuno sopra i 50 anni possa digerire una quantità tale di lasagna e sopravvivere!

Ma soprattutto è la dimostrazione che si può essere cristiani, avere dei valori, avere una morale (oggi sembra quasi un insulto parlare di gente “Morale”!) ed essere persone che si divertono ed organizzano occasioni per stare insieme pur condividendo un messaggio spirituale e cristiano. Anzi, effettivamente questa dovrebbe essere la norma…

Gesù stesso amava condividere il suo messaggio a tavola. Senza dover scomodare la famosissima “ultima cena” pensate che il primo miracolo di Gesù è stato ad un banchetto di nozze e che nei vangeli in diverse occasioni leggiamo e “Gesù era a tavola con…” o in casa di… condividendo il messaggio con “affamati” spirituali. Nell’Apocalisse possiamo addirittura trovare un invito a cena di Gesù rivolto a tutti noi: “Ecco, io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da  lui, e cenerò  con  lui ed egli  con me”(Apocalisse 3:20 – La Bibbia) . Si dice, quando si vuole sottolineare la mancanza di confidenza con qualcuno “…e che abbiamo mai cenato insieme?” , beh se non hai mai cenato con Gesù, non è colpa sua, Lui ti sta aspettando fuori la porta del tuo cuore e ti sta bussando per invitarti a cena…

Certo, nella bibbia non leggeremo mai di “gare culinarie” a base di piatti tipici emiliani… ma la cosa bella è proprio quella, passano gli anni, i secoli, i millenni, cambiano gli usi e i costumi, la storia segue oscure e curvilinee piste, ma quel messaggio, seppur cambiato nella realizzazione resta lo stesso: la spiritualità nella vita di tutti i giorni, , nel divertimento, nei gesti più naturali e semplici come mangiare, come parlare, come l’amicizia, come il conoscersi … nella vita, anche, dei giovani.

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Meglio un giorno da Gedeone…

il classico nuovo testamento dei Gideons, blu e tascabile.

Questa mattina ho partecipato ad una distribuzione di nuovi testamenti davanti alle varie facoltà dell’università di Tor Vergata (io ero davanti a giurisprudenza) insieme all’associazione dei Gideons international, detta all’italiana i GEDEONI! Questa missione o associazione, qual dir si voglia, è nata, manco a dirlo, negli USA nel 1898 ed ha come unico scopo e proposito quello di diffondere al massimo il messaggio del vangelo, in un modo semplicissimo… il più semplice: lasciare che il vangelo parli da solo. I Gedeoni infatti stampano in 82 lingue diverse il nuovo testamento e poi gratuitamente lo distribuiscono, senza predicazioni, senza sermoni, volantini o parole extra… il loro crede è chiaro: il vangelo parla da solo ed è potente abbastanza per cambiare la vita di una persona… senza aiutini.

Così questa mattina mentre a ripetizione chiedevo “posso?”, “ciao, questo è un regalo per te” “posso? è un regalo” ai vari studenti, e non, che transitavano per l’ingresso della facoltà, ho avuto modo di osservare varie situazioni facendo delle considerazioni personali.

La prima cosa che ho notato in assoluto è che siamo, come società, come ragazzi di questa società, assolutamente e completamente disabituati al “dono”, al regalo disinteressato, al ricevere senza dover dare nulla in cambio. Per carità… cosa più che logica e quasi inevitabile oggi giorno! Tra promoter, agenti e venditori ambulanti si fa molto, molto presto a dover rimpiangere di essersi fermati pochi secondi per ricevere un “regalo” alla modica cifra di… una situazione logica, come dicevo, ma veramente triste. Triste perché ci fa capire di come intorno a noi siamo abituati a prendere “sòle” e “bidoni” in continuazione. Comunque alla fine, dovendolo proporre anche fino a 6 volte a qualcuno (ragazzi, scusate ma dopo un po’ sembrate tutti uguali!) siamo riusciti a far accettare il regalo. Non a tutti, ma alla maggior parte.

La seconda cosa che ho notato è il fastidioso, ma pure questo quasi inevitabile, binomio cattolicesimo-bibbia oppure testimoni di Geova-bibbia. Che in Italia la religione sia quasi un monopolio del vaticano lo dico sempre però spero sempre di intenderlo solo a livello delle istituzioni e non delle persone per strada. Se un politico è servile con la chiesa cattolica ormai ci sono abituato, ma che un ragazzo della mia età pensi che il nuovo testamento sia solo roba da cattolici, beh mi sento un po’ offeso! Non tanto per i cattolici, ma per il fatto che il vangelo non è proprietà di nessuno, tanto meno dei testimoni di Geova! (lo dico perché molti ci prendevano per testimoni di Geova) ma non è nemmeno proprietà dei protestanti, degli ortodossi o chicchessia, la Bibbia è tua! Se qualcuno dice il contrario… diffida! La Bibbia è il messaggio di Dio per te! Così mi sono anche un po’ divertito a vedere la faccia dubbiosa di ragazzi che mi dicevano “no, ma io non sono cattolico” e si sentivano rispondere “beh, neanche io!” e così incuriositi accettavano il piccolo libretto blu, che in realtà molti, moltissimi, hanno scambiato per un’agendina…

Ho notato in molti invece una straordinaria apertura a quella che considero la parola di Dio. Qualcuno tornando indietro ne ha chiesti altri per i propri amici, molti chiedevano di che traduzione si trattasse per poter capire bene la credibilità del testo. E così tra nichilisti e atei sono passate buone 3 ore di distribuzione…

Alla fine di queste tre ore ho osservato un’altra, e ultima cosa, che in effetti noto da molto tempo non solo tra i miei coetanei. Ve la propongo facendovi un esempio pratico: scrivereste mai una recensione per un film che non avete mai visto  o per un libro che non avete mai letto? O magari raccomandereste mai ad un vostro amico il lavoro di una persona che non avete mai conosciuto? Penso che in tutti i casi la risposta sia no. Eppure noto una grande ostinazione a scrivere questa “recensione” negativa nei confronti della fede cristiana senza averla mai “vista” o “letta” o “conosciuta” per attenerci agli esempi fatti. Capita spesso sentire persone attaccare il cristianesimo bollandolo come “fesserie” “spazzatura” “roba non adatta a me” senza però aver mai visto “il film”, senza quindi aver preso in mano un vangelo e leggerlo, per i fatti proprio senza preti, pastori o consulenti di mezzo. Semplicemente per farsi un’idea di quello che c’è scritto, ma personale! Non interpretata da un altro. Se non hai mai letto il vangelo ti consiglio di farlo al più presto, perché sono sicuro ti sarà utile e se pur non iniziassi un percorso di fede ne avrai un guadagno culturale non indifferente, visto che Gesù, che ci crediate o no, ha condizionato e stravolto gli ultimi 2000 anni della nostra storia…

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