Outing di un sognatore

Lo ammetto. Sono sempre stato un sognatore, mai per scelta, sempre per necessità. Lo confesso oggi, davanti tutti voi, per la prima volta. Non posso più sostenere il peso di questa scomoda condizione. Non posso più fingere… non ce la faccio. Dietro scelte misurate, calcolate e ben pensate si nasconde lo slancio di un istintivo, lo sguardo di un visionario che vede oltre quello che gli è concesso capire. Ho finto bene, lo so! Una stabilità da quattro soldi ha incatenato per un po’ la voglia di osare, di andare al di là dei proprio confini, di mischiare la certezza con la possibilità. Ho nascosto i fallimenti in barattoli di speranza e la delusione dietro una mano di vernice, ancora fresca. Passo il tempo libero a sognare e sognare e sognare, senza mai una pausa senza mai una realtà, ho visitato mondi paralleli, ho timbrato il biglietto per treni immaginari, ho sentito musiche che ancora devono essere scritte e visitato luoghi mai esistiti. Le situazioni “reali” sono solo una degenerazioni dei miei sogni, tutto quello che faccio di giorno in giorno un intermezzo tra un sogno e l’altro. Lo stato onirico è quello che preferisco, la forza di qualcosa che non c’è, non esiste, eppure ti condiziona la vita, è molto più interessante di 1000 realtà che non ti lasciano nulla. Preferisco un buon libro ad un giornale, e mi diverto di più a perdere lo sguardo nel nulla che a vedere la televisione. In treno guardo sempre fuori dal finestrino e di fronte al mare cerco di immaginare dove è stata ogni molecola d’acqua. Quando piove conto le gocce e quando c’è il sole gioco con le ombre. Di tutto quello che ho sognato potrei fare un elenco lunghissimo, di tutto quello che sognerò di qui a domani un elenco infinito… tutto sfocia nell’utopia, nell’impossibile, ma questo è proprio il bello di sognare, perché sognare cose fattibili sarebbe riduttivo… forse è per questo che sogno la pace, che sogno il mondo, che sogno la vita, che sogno il mare, il cielo, la poesia, la storia, la musica, che sogno lei, il cambiamento e l’instabilità.

Tempi indefiniti

Se parti alle 4 di mattina, per tornare a casa, stai viaggiando di notte o di giorno? Certo, le 4 sono di “mattina” quindi di giorno, ma se tutto intorno a te è semplicemente BUIO e la luna sembra cantarti una ninna nanna per farti tornare sotto le calde coperte mentre la temperatura intorno a te è alta come un puffo… come fai a non percepirla come NOTTE?! In macchina poi non ne parliamo… in tutti sensi, perché effettivamente alle 4 di mattina di cosa vuoi parlare? Ricordi a malapena la meta figuriamoci se puoi raccontare episodi della tua vita o tentare di argomentare un’opinione!Comunque  sarebbe come cercare di spiegare la gioia di vivere ad un zombie… allora si crea un gelo spesso come una lastra di ghiaccio in alaska, improvvisamente fa più freddo dentro la macchina che fuori… prodigioso! Allora ti metti a guardare fuori dal finestrino ma è tutto maledettamente buio, non vedi nulla… la macchina però oscilla, trema, sobbalza… il vuoto intorno, il silenzio all’interno… la testa dondola, gli occhi “lampeggiano” per fortuna non sto guidando io altrimenti mi facevo tutti i pali della salerno – reggio calabria… poi inizia a piovere, sul vetro vedi le gocce: 1, 2, 3 gocce… 4 gocc… zzz zzz… le palpebre si abbracciano, il sonno è innescato… sei partito… ma un sobbalzo rompe l’incantesimo! Maledizione non riesco a dormire in macchina. Il rumore delle gocce si fa ipnotico, i tergicristalli danno il ritmo alla tua sonnolenza… “lo stiamo perdendo”, ormai è fatta! Ma con l’ultimo mezz’occhio che hai a disposizione leggi “FROSINONE”… CASPITA! Sto vicino ROMA!!! Devo chiamare per farmi venire a prendere… e come se telefonassi al sole ecco spuntare il primo raggio che decide di infastidirti… è finita, non si dorme più… però mamma mia come sto TRAUMATO!

Il nuovo mondo

Ieri, dopo che sono partito da Quaglietta alla volta della Sicilia, ho avuto la netta sensazione di passare in un altro mondo! Un mondo dove il dialetto è chiaramente diverso (amo il siciliano!) e dove sopratutto c’è un altro clima! Alle 9 di mattina in Campania c’era il diluvio universale, tipica giornata della vallata dove si trova il centro di Cristo è la risposta, il cielo lo si poteva solo immaginare dietro una folta cortina di nuvole nere! Acqua in “loop” sembrava non finire mai… appena ci siamo avvicinati a Catanzaro però… il miracolo! Cielo sempre più sereno fino ad arrivare alla perfezione sicula, festeggiata con un simbolico arancino durante la traversata dello stretto sul traghetto! Il mare era abbastanza mosso, abbastanza da rendersi conto che la nave oscillava… grazie a Dio ho uno stomaco poco suscettibile! E poi che dire? Qui le persone sono diverse, aperte, amichevoli… magari non è che a Roma siano peggio, o a Napoli o a Quaglietta… però che ne so… questo clima ti concilia con il mondo 🙂 a pranzo un bel Nero d’Avola casalingo, un limoncello altrettanto fatto in casa dopo una scorpacciata di carne e olè… W IL NUOVO MONDO! :p

piove!

Mentre dall’altra parte del mondo viene eletto per la prima volta come “uomo più potente del mondo” un afroamericano, io mi trovo a combattere con il diluvio universale! La notte scorsa penso di aver assistito a una delle scene più horror legate alla pioggia della mia vita, rannicchiato nel mio lettuccio (non è proprio il letto ad essere piccolo quanto io ad essere ingombrante) vedevo in continuazione dalla finestra lampi di luce stile FLASH nikon che neanche fuori i locali romani negli anni ’60 durante la dolce vita, con successivi tuoni a raffica! Il rumore delle pecore, che vi raccontavo l’altro giorno, praticamente sparito, a tratti ho pensato si fossero sciolte sotto la pioggia! La cosa peggiore è che il tutto è avvenuto dopo una cena a base di brodo, carne e racconti raccapriccianti legati a persone colpite dai fulmini… mutilati, bruciati, squamati, abbrustoliti, al sangue… brrr…qui per il campo regnava la paura di diventare il prossimo protagonista di un racconto dell’orrore che poi andrà a confluire in qualche leggenda metropolitana! Il bello è stato constatare, una volta alzato dal letto (o zompato giù dal letto trattandosi di letto a castello), che guardando dalla finestra effettivamente le miti pecorelle… sono SPARITE!!! LE PECORE S’ERANO “LIQUESE””!

La puntualità

Io sono un tipo puntuale, lo sono sempre stato, se ci diamo un appuntamento arrivo 5 minuti prima, almeno, o 5 dopo, al massimo, e se ho un imprevisto ti avviso. Mio padre per esempio non è puntuale, vive proprio mezz’ora avanti rispetto a tutti noi! Lui arriva ad un appuntamento dalla mezz’ora in sù di anticipo, pioggia, vento, neve, invasione aliena… lui c’è, e comunque c’è sempre prima di te! In tutta la mia vita ricordo una sola buca data da mio padre, per sbaglio, in un momento veramente fitto di impegni, l’unica macchia (ricordo addirittura il nome e il cognome della persona dell’appuntamento, tanto fu storica) in un curriculum perfetto.

Se siete puntuali, come me, allora sapete bene che gran parte della vita di noi, gente precisa, si vive in attesa, proprio nel senso classico del termine, amici, fidanzate, clienti, amici di amici, cinema… tutto arriva sempre maledettamente dopo di noi! Sempre! Quante estati sotto il sole cocente alla fermata del bus senza l’ombra di un albero e con la tabella degli orari usata a mò di ombrellone per cercare almeno di evitare l’insolazione? Quante tramonti visti dal parcheggio di qualche negozio dove ci eravamo dati appuntamento?  Quante amicizie abbiamo fatto con passanti, negozianti, ambulanti, e tutte le categorie che finiscono in “…anti”,  nelle interminabili attese appoggiati ad un muretto? in quei minuti, quarti d’ora, mezz’ore, ORE di attesa abbiamo analizzato la vita, abbiamo inventato i reality show (perché dopo 45 minuti fermo in un posto cominci anche a impicciarti dei fatti degli altri per far passare il tempo! E neanche ti notano più, ti prendono per una decorazione urbana tanto hanno fatto l’occhio a vederti lì fermo!) abbiamo riempito pagine e pagine di un immaginario libro nella nostra testa, con: Principalmente insulti ai ritardatari, SMS letti e riletti, frasi sui muri, targhe di macchine, numeri di bus, scritte sulle magliette dei passanti, intercettazioni ambientali spiando le telefonate dei vicini, ipotetiche forme delle nuvole, cercare di capire a chi(o cosa) assomigli l’autista del trenino, descrizione dettagliate di ragazze bellissime che passano…e poi dei loro bruttissimi fidanzati, fare calcoli matematici impossibile nel tentativo di capire quanti mattoni siano stati utilizzati per costruire il muro del palazzo sul quale siamo appoggiati da ormai 1 ora e, ovviamente, dulcis in fundo provare a spiegarsi perché non cambiamo amicizie!

In tutto questo viaggio mentale legato all’attesa, io ho creato film, storie e MONDI Però ho capito una cosa: il ritardatario non ha semplicemente idea di cosa sia il tempo! Non lo sa! E’ inutile tentare di arrabbiarsi, non capisce, non è un’unità di misura accettabile per lui… “Il tempo?? AHAHA ma quello esiste solo nei film!” sembra pensare mentre lo si riprende per l’incredibile ritardo accumulato, come se gli avessi detto, che ne so: “io credo in babbo natale!”. Per un ritardatario il tempo è soggettivo, cambia, è mutevole! Basta analizzare la classica telefonata di avviso che scatta dopo il primo quarto d’ora di ritardo: “tra 2 minuti arrivo” per poi farne passare altri 15! Il ritardatario non sa contare i minuti! Anzi, ha anche profondi dubbi sull’esistenza della contemporaneità, infatti al suo arrivo chiede “è tanto che aspetti?” ma come? ti ho fatto 40 chiamate nell’ultima mezz’ora! Ormai io ho smesso di combattere questa battaglia, lo ammetto, mi sono arreso, però ho trovato il compromesso accettabile: Passami a prendere a casa, almeno arrivi tardi uguale, ma ho qualcosa da fare!!!