Home sweet Home

C’è sempre qualcosa di particolare nell’aria di casa, non è spiegabile, è una sensazione che hai dentro, una percezione che senti nei polmoni alla prima boccata d’aria e che arriva fino al cuore più che nella testa. Quando sali su un treno, aereo, macchina ecc… da una qualsiasi altra parte del mondo e poi riscendi nella tua città o paese senti subito che nell’atmosfera c’è qualcosa di familiare. I colori, gli odori, le voci, perfino le gocce d’acqua ti sembra di averle già conosciute,  la strana sensazione di conoscere tutti, anche se in effetti sei in mezzo a degli estranei! Non è una questione di quanto stavi bene o male fuori dalla tua città, come non conta se ti sei divertito o sei andato al lavoro, prima o poi vuoi rientrare a casa! C’è qualcosa di bello in questa sensazione, qualcosa che ti fa senitere legato a milioni di altre persone, che ti fa sentire un attaccamento bello a quel tuo pezzetto di terra… non essendo mai stato fuori casa così a lungo non mi ero mai accorto di quanto fossi legato a tutto qui, anzi… pensavo il contrario. E’ bello sentirsi a casa ma ancora più bello è esserci, a casa.

Tempi indefiniti

Se parti alle 4 di mattina, per tornare a casa, stai viaggiando di notte o di giorno? Certo, le 4 sono di “mattina” quindi di giorno, ma se tutto intorno a te è semplicemente BUIO e la luna sembra cantarti una ninna nanna per farti tornare sotto le calde coperte mentre la temperatura intorno a te è alta come un puffo… come fai a non percepirla come NOTTE?! In macchina poi non ne parliamo… in tutti sensi, perché effettivamente alle 4 di mattina di cosa vuoi parlare? Ricordi a malapena la meta figuriamoci se puoi raccontare episodi della tua vita o tentare di argomentare un’opinione!Comunque  sarebbe come cercare di spiegare la gioia di vivere ad un zombie… allora si crea un gelo spesso come una lastra di ghiaccio in alaska, improvvisamente fa più freddo dentro la macchina che fuori… prodigioso! Allora ti metti a guardare fuori dal finestrino ma è tutto maledettamente buio, non vedi nulla… la macchina però oscilla, trema, sobbalza… il vuoto intorno, il silenzio all’interno… la testa dondola, gli occhi “lampeggiano” per fortuna non sto guidando io altrimenti mi facevo tutti i pali della salerno – reggio calabria… poi inizia a piovere, sul vetro vedi le gocce: 1, 2, 3 gocce… 4 gocc… zzz zzz… le palpebre si abbracciano, il sonno è innescato… sei partito… ma un sobbalzo rompe l’incantesimo! Maledizione non riesco a dormire in macchina. Il rumore delle gocce si fa ipnotico, i tergicristalli danno il ritmo alla tua sonnolenza… “lo stiamo perdendo”, ormai è fatta! Ma con l’ultimo mezz’occhio che hai a disposizione leggi “FROSINONE”… CASPITA! Sto vicino ROMA!!! Devo chiamare per farmi venire a prendere… e come se telefonassi al sole ecco spuntare il primo raggio che decide di infastidirti… è finita, non si dorme più… però mamma mia come sto TRAUMATO!

Si parte!

La sera prima di una partenza è sempre molto concitata, qualcosa si dimentica sempre, o almeno temiamo di dimenticare sempre qualcosa! Così è da sta mattina che riinvio la preparazione della valigia conscio del fatto che tanto poi, sistematicamente, la disfo per cercare qualcosa che mi serve.  E’ successo anche oggi ovviamente, nonostante la valigia l’abbia preparata alle 19.00! Avevo completamente sottovalutato l’utilità degli asciugamani prima di andare a dormire, considerando che mi lavo, e che mi laverò anche domani mattina… voi direte “non hai almeno 2 set di asciugamani?” ovviamente sì. Come altresì ovvio che li ho messi entrambi nel punto più basso del borsone, secondi solo all’accappatoio! Mamma mia che rottura! Comunque borsone o no domani partirò per una settimana in Sicilia e Calabria. Sono già stato in Sicilia 2-3 volte, ma mai passando per lo stretto, che invece domani vedrò per la prima volta. Sono esperienze anche queste! Ad ogni modo, della Sicilia attendo con trepidazione sopratutto i mitici cannoli, le cassate e tutto quello che l’amata isola può offrire! Dovrei riuscire ad aggiornare il blog abbastanza regolarmente, non dovessi farcela… sappiate che vi ho voluto bene! 🙂

La puntualità

Io sono un tipo puntuale, lo sono sempre stato, se ci diamo un appuntamento arrivo 5 minuti prima, almeno, o 5 dopo, al massimo, e se ho un imprevisto ti avviso. Mio padre per esempio non è puntuale, vive proprio mezz’ora avanti rispetto a tutti noi! Lui arriva ad un appuntamento dalla mezz’ora in sù di anticipo, pioggia, vento, neve, invasione aliena… lui c’è, e comunque c’è sempre prima di te! In tutta la mia vita ricordo una sola buca data da mio padre, per sbaglio, in un momento veramente fitto di impegni, l’unica macchia (ricordo addirittura il nome e il cognome della persona dell’appuntamento, tanto fu storica) in un curriculum perfetto.

Se siete puntuali, come me, allora sapete bene che gran parte della vita di noi, gente precisa, si vive in attesa, proprio nel senso classico del termine, amici, fidanzate, clienti, amici di amici, cinema… tutto arriva sempre maledettamente dopo di noi! Sempre! Quante estati sotto il sole cocente alla fermata del bus senza l’ombra di un albero e con la tabella degli orari usata a mò di ombrellone per cercare almeno di evitare l’insolazione? Quante tramonti visti dal parcheggio di qualche negozio dove ci eravamo dati appuntamento?  Quante amicizie abbiamo fatto con passanti, negozianti, ambulanti, e tutte le categorie che finiscono in “…anti”,  nelle interminabili attese appoggiati ad un muretto? in quei minuti, quarti d’ora, mezz’ore, ORE di attesa abbiamo analizzato la vita, abbiamo inventato i reality show (perché dopo 45 minuti fermo in un posto cominci anche a impicciarti dei fatti degli altri per far passare il tempo! E neanche ti notano più, ti prendono per una decorazione urbana tanto hanno fatto l’occhio a vederti lì fermo!) abbiamo riempito pagine e pagine di un immaginario libro nella nostra testa, con: Principalmente insulti ai ritardatari, SMS letti e riletti, frasi sui muri, targhe di macchine, numeri di bus, scritte sulle magliette dei passanti, intercettazioni ambientali spiando le telefonate dei vicini, ipotetiche forme delle nuvole, cercare di capire a chi(o cosa) assomigli l’autista del trenino, descrizione dettagliate di ragazze bellissime che passano…e poi dei loro bruttissimi fidanzati, fare calcoli matematici impossibile nel tentativo di capire quanti mattoni siano stati utilizzati per costruire il muro del palazzo sul quale siamo appoggiati da ormai 1 ora e, ovviamente, dulcis in fundo provare a spiegarsi perché non cambiamo amicizie!

In tutto questo viaggio mentale legato all’attesa, io ho creato film, storie e MONDI Però ho capito una cosa: il ritardatario non ha semplicemente idea di cosa sia il tempo! Non lo sa! E’ inutile tentare di arrabbiarsi, non capisce, non è un’unità di misura accettabile per lui… “Il tempo?? AHAHA ma quello esiste solo nei film!” sembra pensare mentre lo si riprende per l’incredibile ritardo accumulato, come se gli avessi detto, che ne so: “io credo in babbo natale!”. Per un ritardatario il tempo è soggettivo, cambia, è mutevole! Basta analizzare la classica telefonata di avviso che scatta dopo il primo quarto d’ora di ritardo: “tra 2 minuti arrivo” per poi farne passare altri 15! Il ritardatario non sa contare i minuti! Anzi, ha anche profondi dubbi sull’esistenza della contemporaneità, infatti al suo arrivo chiede “è tanto che aspetti?” ma come? ti ho fatto 40 chiamate nell’ultima mezz’ora! Ormai io ho smesso di combattere questa battaglia, lo ammetto, mi sono arreso, però ho trovato il compromesso accettabile: Passami a prendere a casa, almeno arrivi tardi uguale, ma ho qualcosa da fare!!!