Davidissimo risponde (reborn edition)

Quale modo migliore di tornare all’attività bloggistica se non curiosando tra le parole chiave usate nei motori di ricerca per giungere al blog?

Ricapitolando come funziona: in pratica, dal pannello di controllo posso vedere con che ricerche da google (e simili) i visitatori del blog sono giunti fino a qui. Si parte:

apollo e da ...fne!

come caspita fare per diventare calciatore se stai facendo questa ricerca, dubito lo diventerai mai.

bibbia cattolica molto tascabile mi dispiace, sono rimaste solo quelle POCO tascabili

l’ironia della sorte continua a scioccarmi non ti chiedo nemmeno che ti è successo

soldo da 200 euro dicesi “banconota”

l’uomo più sporco del mondo non sono io, spero

tu sei come una piccola zanzara che la notte mi tortura Ammazza, bel rapporto!

babbo natale con curriculum ormai non c’è proprio più lavoro…

qumran preghiere dei fedeli casalinghe anziani altre parole sparate lì?

foto gesù ti voglio bene votami questo penso sia un trip

colore delle banconote da 20 euro c’è crisi, gente che non ha mai visto il colore di 20 euro!

l’uomo piu brutto del mondo Non è molto lusinghiero che si giunga a questo blog con questo tipo di ricerca!

euro banconote rare un po’ tutte, di questi tempi

corna di nozze tube stak porno video CORNA DI NOZZE è un bel concetto

paolo fox parrucchino dici?

italia “davidissimo” eddaje! i miei fansss internazionali

film 48 ore canzone canticchiata da eddie murphy Roxanne, dei Police

Anche per oggi è tutto, spero di essere stato utile a qualcuno, e ricordate, se avete domande non mandatemele, scrivetele su google!

Davidissimo risponde (Marzo2010)

Riecco le frasi ricercate sui motori di ricerca per arrivare al blog… (la qualità delle ricerca continua a calare… o a crescere, dipende dai gusti). Eccole qua:

itajano porno – A me me pare romano, più che itajiano!

vignette divertenti da condividere su facebook – Ma esci de casa, goditi la vita… e nun rompe l’anima su facebook co sti link!

vignette sui vicini di casa – I tuoi vicini? E chi li conosce?

commenti blog bellissimi sull’amicizia – Bellissimi addirittura…

di che cosa parla amico è – Secondo te?

chi disse non si nasce imparati? – Non credo sia una citazione colta…

se fossi un personaggio famoso – Non starei qui!

come faccio a farmi notare da un ragazzo – Gli uomini cercano come “attaccare bottone con una ragazza” lei giustamente non si può esporre… si deve far notare! Poi uno dice l’emancipazione! :p

cerco amica che a il marito guardone – Trovarti un marito tutto tuo invece? Come la vedi?

tom cruise basso – A occhio non sembra molto alto in effetti…

quando ti sento ho i brividi – Spero in positivo!

anna oxa mastica la gomma – Anche io ogni tanto…

nick vujicic testimoni di geova – Ma anche no…

cosa dice papa dei idoli – Qui, senza voler essere cattivo, sulla lista era capitato sotto questa voce la frase: “più ce n’è meglio è” 🙂

davidissimo infante – Ma in che senso? Sono immaturo?

il paese piu drogato – Boh… Colombia?

che mondo sarebbe senza sardegna – Ahaha ma dai…

la mucca mangia o rumina l’ erba – Questo è il risultato dei tagli alla ricerca…

l’amico è qualcosa – Beh, sì… è meglio di niente!

il meglio grissini d’italia – A me sembrano tutti uguali!

malika ayane grande – sì, sì è brava

una persona che ti dà bidone continuazio – Ti serve google per capire che è meglio lasciarlo perdere??

corso di cagate – Addirittura?!

dario baldambenbo non mi ama piu – Nooo… mi dispiace, eravate una così bella coppia!

ma che cagate guardo – Se non lo sai te… aspetta! Ma è riferito al blog?!

proverbio l’amici restano amici – Non mi sembra un grande proverbio

buco nello zono vera immagine – G E N I O !

uccellino che beve al mare – Ma perché?!

sognare estranei in casa – Non è che stavi in dormiveglia ed erano ladri?

donne spiate a cagare – Ognuno ha i suoi hobby…

Anche per oggi è tutto, spero di essere stato utile a qualcuno, e ricordate, se avete domande non mandatemele, scrivetele su google!

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Ironia della sorte!

Alberto Sordi

Ti accorgi dell’ironia della vita solo quando la vedi sorridere… ma poi ti accorgi che si tratta di un ghigno beffardo e non un sorriso materno… te ne accorgi quando quella tua amica tanto “per bene” (apparentemente) ti dice “picche” e si mette con uno che ha il doppio dei suoi anni, incontrato in un chat dove ci si spoglia in web cam! Te ne accorgi quando studi per tutta la notte arrivi all’esame e prendi meno di quel tuo amico che ha studiato meno della metà di te! Te ne rendi conto ogni volta che ti decidi a comprare un biglietto aereo, dopo aver aspettato due mesi che il prezzo calasse un po’, e il giorno dopo la stessa compagnia fa un’offerta pazzesca. Sospetti che l’ironia sia rivolta contro di te ogni volta che sull’autobus incontri il controllore proprio quel giorno in cui non hai il biglietto! Realizzi l’ironia quando incontri il tuo amico con lo maglietta uguale alla tua e alla domanda: “quanto l’hai pagata?”  risponde con un prezzo decisamente inferiore al tuo. Capisci che c’è un complotto ai tuoi danni quando per giorni ti domandi come caspita si chiamasse quell’attore, citato in un’inutile discussione in comitiva, e dopo giorni ti viene in mente ma… ti distrai un attimo e te lo ridimentichi! Quando cerchi lavoro e c’è la più grave crisi economica dal 29′ ad oggi, quando ti innamori sempre della persona meno interessata a te, quando le persone che meno ti interessano si innamorano di te, quando a calcetto perdi sempre all’ultimo minuto,quando ti metti in malattia esci un attimo e incontri il tuo principale, quando tifi Roma e dopo due vittoria si parla di scudetto e a fine stagione non lo vinci mai (argh! questa fa male)! Quando sei in macchina e finisci sempre dietro un camion in salita, quando ti serve la metro ed è sciopero dei mezzi, quando esci la mattina e c’è il sole ma a metà strada scoppia un acquazzone e sei senza ombrello! Quando anche le suore ti fanno le prepotenze agli incroci, quando cerchi di fare da paciere tra due amici e alla fine litighi con entrambi (e rispettive famiglie), quando in vacanza esci con delle ragazze solo per fare felici i tuoi amici e ad un tratto ti trovi a parlare con tre appendiabiti e alle tre di notte per rientrare a casa attraversi le campagne sarde sassi alla mano per difenderti dai cinghiali! Quando da piccolo hai rifiutato la più brutta della classe e da grande la riincontri ed è un angelo…  Capisci sopratutto l’ironia quando, facendo un elenco, viene da ridere anche a te! 🙂

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Her Morning Elegance / Oren Lavie

Da ieri pomeriggio mi sono letteralmente incastrato, ingrippato, inchiodato su questo video! E’ troppo bello! Realizzato con la tecnica “stop-motion” (ovvero foto x foto, come si faceva un tempo con i cartoni animati) è l’esempio perfetto di come l’idea sia regina all’interno di una realizzazione. Il regista/cantante del video è Oren Lavie, cantautore israeliano, musicista e attore di teatro… un tipo completo! E per realizzarlo ci sono volute ben 2096 singole fotografie di cui è possibile acquistare uno scatto originale su questo sito: http://www.hmegallery.com.  Il video ha avuto un successo strepitoso su you tube dove è stato visto più di 10.000.000 di volte! Un video incantevole e poetica, oltre che originale. Complice del successo è Shir Shomron la rossa modella di origine israeliana che compare nel video. Per rendersi conto della fluidità della realizzazione basta vedere su youtube le altre riproduzioni “fatte in casa” di “her morning elegance” da tutto il mondo. Buona visione!

Sun been down for days
A pretty flower in a vase
A slipper by the fireplace
A cello lying in its caseSoon she’s down the stairs
Her morning elegance she wears
The sound of water makes her dream
Awoken by a cloud of steam
She pours a daydream in a cup
A spoon of sugar sweetens up

And She fights for her life
As she puts on her coat
And she fights for her life on the train
She looks at the rain
As it pours
And she fights for her life
As she goes in a store
With a thought she has caught
By a thread
She pays for the bread
And She goes…
…Nobody knows

Sun been down for days
A winter melody she plays
The thunder makes her contemplate
She hears a noise behind the gate
Perhaps a letter with a dove
Perhaps a stranger she could loveAnd She fights for her life
As she puts on her coat
And she fights for her life on the train
She looks at the rain As it pours
And she fights for her life
As she goes in a store
With a thought she has caught
By a thread
She pays for the bread
And She goes…
…Nobody knows

And She fights for her life
As she puts on her coat
And she fights for her life on the train
She looks at the rain As it pours
And she fights for her life
Where people are pleasently strange
And counting the change
And She goes…
…Nobody knows

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Un tubetto di ricordi…

No alla casta! Sì alla pasta! Grazie capitano! 🙂

Un ricordo lo si associa spesso ad una immagine vista, ad un odore respirato, ad una canzone… e perché no? Ad un sapore. Quel meraviglioso sapore che può avere una cena insieme, un piatto squisito… eppure di te ho un ricordo proprio strano. Non una poetica immagine, una musica soave… ma un sapore, il sapore del tuo dentifricio. Strano… strano fino ad un certo punto. Perché in fin dei conti sono le piccole cose il segnale più evidente di una conoscenza profonda. Tutti sappiamo le cose più importanti di una persona, di un fatto… sappiamo che Cristoforo Colombo “scoprì” l’America, che era il 1492, che era nato a Genova… ma non sappiamo che numero di scarpe portasse, quale fosse il suo ricordo più bello, la paura più grande, o che marca di dentifricio avrebbe usato se fosse vivo oggi! Sono i dettagli quelli che fanno la differenza. Tutti di te riconoscono il profumo, il colore dei capelli, ricordano il suono della tua voce; qualcuno conosce i tuoi segreti, le tue ambizioni e ha sentito raccontare più volte i tuoi sogni. Ma in quanti sanno che dentifricio usi? No, veramente… in quanti? Il numero cala vertiginosamente. Perché questi sono quei piccoli grandi innocentissimi segreti che ognuno di noi ha… e che io conosco di te, perché con te ho vissuto, con te ha sofferto, con te mi sono svegliato. Lo ammetto, mi fa un po’ strano pensare a te ogni volta che sento il sapore della “pasta del capitano” ma che ci posso fare? Davanti ad uno specchio, stordito dal sonno mattutino, o stanco per una lunga giornata, fisso il mio riflesso con lo spazzolino in bocca, e dente dopo dente, rivedo quei mille momenti insieme. Ricordi indissolubili sempre freschi… e alla menta, nella mente. E’ buffo guardarmi in pigiama con la schiuma bianca alla bocca, esattamente come da bambino, e sentire il suono delle setole tra i denti mentre nella testa rivedo quelle scene a casa tua, prima di andare a dormire dopo serate divertenti, dopo serate noiose, dopo serate normali. Dettagli che solo io, e pochissimi altri, possiamo sapere… sapore di menta e fluoro. Ridacchio e apro l’acqua. Mi sciacquo la bocca, mi riguardo allo specchio… quel sorriso ebete di chi sta pensando ad un bel ricordo è rimasto lì, sulle mie labbra. Non è poi così male ricordarsi di te tre volte al giorno…

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Scuola, cagate e lezioni di vita

Seconda media,  una storia vera. Ora di musica, professore sessantottino. Mezzo artista, mezzo musicista, mezzo matto… o un terzo musicista, un terzo artista e il restante da suddividere tra follia e famiglia. Nella classe regna stranamente il silenzio, stranamente perché durante l’ora di musica uno si aspetta di sentire i flauti di plastica da quattro soldi suonare a tre voci, che poi in tre anni di medie non abbiamo mai fatto un’armonia fatta bene. C’è silenzio perché noi, piccoli studenti, non ancora adolescenti, non più bambini, ci sentiamo traditi da quel professore, uno dei “nostri” è stato punito dal preside, l’unica testimonianza che poteva scagionarlo era del professor Sandro…. poteva, ma non lo fece. Lui è sempre stato uno dei nostri preferiti, come fai ad odiare un uomo che ti insegna la musica? E’ come avercela con quella di educazione fisica… ma siamo matti? Ci fa giocare a pallavolo! Ma qualcosa oggi si è rotto… il tradimento non è tollerato, nemmeno da uno studente ragazzino.

Lui se ne sta lì, seduto sulla cattedra come sempre, ci guarda da dietro i suoi occhialini da vista tondi tondi. Sopra una camicia a fantasia improbabile il solito maglioncino smanicato che non c’entra niente cromaticamente con tutto il resto: i pantaloni cachi, i calzini rosa, i riccioluti capelli grigi. Non parla. Lo sa benissimo cos’è che ci turba. Apre la bocca per un attimo… ma non dice nulla. La richiude. Porta la mano sotto il mento, e con le dita si accarezza il mento con la barba di due giorni. Poi il lampo di genio. Con un piccolo balzo scende dalla cattedra. Inizia a passeggiare tra i banchi. Prende i suoi occhiali tondi tondi e li guarda controluce per vedere lo sporco, li abbassa e se li pulisce con il maglioncino che cromaticamente non c’entra niente con tutto il resto: La pelle chiara, gli occhi marroni e le scarpe beige. Strizza gli occhi, guarda verso il ragazzo che è stato punito. Rimette gli occhiali tondi tondi sul suo naso aquilino e debutta così: “Ragazzi, vi racconto una storia”. Si sistema gli occhiali con un dito, poi continua la passeggiata tra i banchi.

“Un uccellino un bel giorno se la cantava su di un ramo molto alto, era piccolo, ancora non sapeva volare… ed era inverno, c’era vento… e faceva freddissimo! – si avvicina alla finestra mettendo le mani in tasca, poi si appoggia al muro, guarda fuori e continua – ad un tratto una raffica di vento molto forte coglie impreparato il pennuto, che si sbilancia e cade dal ramo. Fiuuuuu – imita il fischio di una caduta in versione cartoon, con la mano destra intanto mima “la caduta” dell’uccello, qualcuno intorno a me ridacchia – BOOM! Si schianta al suolo e si spezza un’ala. Il tempo passa, e l’uccellino proprio non ce la fa a muoversi, il freddo è micidiale, si sente morire. Ma succede qualcosa…” Qui si ferma, fa una lunghissima pausa. In un modo o nell’altro quel 33% di artista che è in lui è riuscito a catturare la nostra attenzione, tutti pendiamo dalle sue labbra. Poi  si ferma davanti la cattedra e prosegue:

“…Una mucca che passava lì per la campagna, quasi lo calpesta passandogli vicino. Si ferma esattamente sopra di lui, mangia un po’ d’erba e rumina, rumina – mima la ruminata con la bocca – poi ad un tratto tutto quel ruminare la stimola, allora… PAFF! Fa una bella cagata che sommerge l’uccellino lì a terra”, nella classe il silenzio viene interrotto bruscamente da una sonora risata di tutti i miei compagni, anche il prof accenna un sorriso. Poi riprende:

Inaspettatamente la cacca della mucca si rivela un toccasana, infatti il calore tiene in vita il povero animaletto, che a fatica tira fuori la testa da quella piccola montagnola di… cacca, la mucca intanto riprende il suo pascolare spensierato. Tutto felice per essere ancora vivo l’uccellino cinguetta allegramente. Ma (c’è sempre un “ma”) il canto dell’uccellino attira un gatto che passava proprio lì vicino in quel momento… si avvicina, tira fuori l’uccellino dalla merda, gli da una ripulita – e qui mima con la sinistra il gesto del gatto che alza l’uccello con la zampa, e con la destra “la ripulita” – lo guarda un attimo e… Gnam, se lo mangia!”

un coro di “che schifo” si alza dai banchi dei maschietti, mentre le femminucce propendono per un più sentimentale: “poverino!!”. Mi guardo un attimo intorno, la classe è in fermento, qualcuno prova addirittura a dare un abbozzo di spiegazione scientifica, qualcuno semplicemente si chiede che c’entrasse con la musica, altri invece aspettano che il professore dia ulteriori spiegazioni, io mi unisco a questi e inizio a scrutare il lungo volto del mezzo musicista.

“La morale di questa storia? Non sempre chi ti mette nella merda ti fa del male… e non sempre chi ti ci toglie lo fa per il tuo bene…”

Una piccola lezione di vita…strana ma indimenticabile.

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Un messaggio alle zanzare

una racchetta per le zanzare? 🙂

Ok, esuliamo un attimo da tutto il discorso adatto al periodo: il natale, i panettoni, torroni, pandori, slitte, renne, regali e litigate tra parenti. Sì, vabbè buon anno, felice anno nuovo, tante belle cose, a natale siamo tutti più buoni. C’è una cosa che mi inquieta in questo periodo, e più precisamente mi tormenta ogni notte: le zanzare. Ma abiti per caso all’equatore? mi domanderete voi. La risposta è no! La cosa “bella” è che personalmente i fastidiosissimi insetti non mi infastidiscono nemmeno in estate. Nel senso che ci rispettiamo vicendevolmente. Io non le appiccico al muro e loro non mi pungono. Semplice, lineare e chiaro. Regole non scritte di una convivenza civile. Però evidentemente al sindacato non deve essere andato giù quest’accordo, e non potendomi pungere, perché sia chiaro il mio sangue è una chiavica, le simpaticissime zanzare hanno deciso di optare per una “tattica del terrore”. Metodi di cui sentirete parlare solo a Guantanamo… e a casa mia. Il disegno è semplice quanto diabolico: non farmi dormire.

Come? A turno una zanzare decide di girovagare in prossimità del mio orecchio mentre sto a letto, il tutto senza pungermi ovviamente. Alla terza smanacciata a vuoto per allontanare l’odioso ospite, mi alzo e accendo la luce e… tutto sparito, niente più zanzare in giro. Controllatina veloce sui muri, sul soffitto, le ante dell’armadio e dietro il televisore, chissà perché tendono sempre a nascondersi nei soliti posti… comunque non quando si mettono d’accordo per romperti l’anima di notte. Luci spente. Si torna a dormire… zzzzzzzzzzzz … l’inquietante ronzio come per magia compare nuovamente. Solita smanacciata. Silenzio. Silenzio e poi silenzzzzzzzzzzzzzzzzzzz… è tornata.

La storia è andata avanti finché un giorno, pardòn, un notte ho deciso di fare una strage. Prima di andare a letto mi sono munito di racchettina acchiappazanzare precedentemente acquistata nel negozio di cinesi di fiducia, di quelle elettriche che friggono le zanzare. Poi mi sono sdraiato e ho atteso che il sonno sopraggiungesse… e fin qui tutto regolare, tutto facile. Finché… zzzzzz stavolta la smanacciata non è servita. Mi sono direttamente alzato, impugnato la racchetta, chiuso la porta per non far scappare nessuno, doppia mandata, accendo la luce, metto gli occhiali e… la caccia è aperta. Controllo i soliti posti, evidentemente non si aspettavano la missione punitiva! Ne trovo subito una! Racchetta… STACK! (la zanzarina rimane intrappolata nella piccola rete elettrica e scoppietta allegramente!) Pensando di aver finito sto per dirigermi verso l’interruttore quando dietro di me sento un… zzzzzzzz… ce n’è un’altra!! Mi giro, non la vedo, sento il ronzio però! Abbasso lo sguardo… è là… che a mezz’aria svolazza spensieratamente. Mi scrocchio il collo, impugno bene la racchetta e con un rovescio degno di Federer… STAK! Gira sulla racchetta accesa la zanzara scoppiettando sta già il cacciator fischiando con lo sguardo sadico a rimirar. Goduria. Tanto che il dubbio che ci siano altre zanzare in giro diventa quasi una speranza. Infatti ne trovo una dietro la televisione… STACK! e siamo a tre. Dietro l’armadio? STACK. Poker. Penso sia tutto, missione compiuta. Controllo sulle ante dell’armadio tanto per scrupolo e pensate un po’… una zanzare paralizzata dalla paura, con lo sguardo terrorizzato mi fissava. Era lì, immobile all’altezza del mio volto. La guardo. Lei mi guarda. Poso la racchetta. Basta con questa tortura. Faccio un cenno di saluto, alzo la mano… le non ricambia. Allora mi avvicino per farmi vedere meglio. Lei, chissà come mai, fraintende il mio gesto di pace e fugge… a quel punto, molto offeso, mi altero e la mano si trasforma in accetta SPLASH… quinta zanzare eliminata “alla vecchia maniera”. La serenità è ristabilita. Il sonno è salvo. Buon notte.

Ora finché tutto ciò avviene in agosto o a settembre è addirittura tollerabile. Ma che io a dicembre la notte mi debba alzare a controllare dove sono le zanzare non è possibile! Inizio a coltivare la tesi della cospirazione: sospetto che le zanzare, indispettite dalla guerra che gli ho messo con la racchettina elettrica in estate, hanno deciso di stringere i denti resistendo al freddo e rompermi l’anima per tutto l’inverno! OOOH! Ma dico, siamo impazziti? Ma un po’ di coerenza. Sei nata zanzara? E allora a dicembre mi devi già che essere crepata da un bel po’, ma da sola, senza il mio aiuto! Ma io che ho tempo da perdere aiutando la natura a fare il suo corso? E’ come se dovessi andare a dare il sonnifero agli orsi per mandarli in letargo! Non è che ognuno fa come gli pare, se no qui sai che succede… il caos! Allora sfrutto il blog per lanciare un messaggio al sindacato delle zanzare: Ok, lo so! Ho sterminato un cospicuo numero di zanzare, però… avete iniziato voi! Capisco che avete la curiosità di vedere com’è il Natale, le lucette e tutto… però… a tutto c’è un limite. Allora io ve lo dico. Se non la fate finita entro una settimana, a partire da adesso, ne pagherete le conseguenze: FACCIO SALTARE PER ARIA CASA!!!

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Tanti auguri a… a chi? (video natalizio)

Entriamo nella settimana di Natale con un video sul tema… guardatelo tutto, potrebbe sembra un video che non ha nulla a che fare con il Natale… invece ce l’ha… Buona visione!

Pensateci… in Natale dovrebbe essere il compleanno di Gesù… (anche se poi è tutt’altro che dimostrato che effettivamente sia così) però visto che è una festa universalmente riconosciuta come cristiana per celebrare la nascita di Gesù, sarebbe bello e giusto rivolgersi al “festeggiato”… ALMENO a Natale.

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Sposare Lara Croft? YES WE CAN (viaggio ai limiti dell’assurdità)

Lara Croft in azione

Tomb Raider è stato il primissimo gioco che ho avuto sulla mitica Play Station. Il primo di una lunga serie che poi si è interrotta sui giochi di calcio, perché, personalmente, non c’è cosa più bella che giocare a PES! Poi ho abbandonato console e joyped e addio giochi virtuali.

Tomb Raider aveva un paio di particolari , uno assolutamente decisivo,  che gli facevano superare il fatto che come gioco non mi piacesse: 1) era il maggiordomo “zombie” che mi divertivo a colpire in ogni modo. 2) Era, è, e lo sarà per sempre Lara Croft… entrata nell’immaginario collettivo come una vera e propria “sex bomb”, anche perché dopo averla interpretata Angelina Jolie sarebbe stato difficile il contrario! Nella mente di un ragazzino possono succedere cose strane, nella fantasia di un bambino ancora non adolescente… così quanti di noi si sono fantasiosamente innamorati di Lara Croft? E parlo della versione digitale, non di quella cinematografica.  Molti, moltissimi. Anche qualche adolescente… e forse pure qualcuno un po’ più maturo, eh?

Ma ovviamente la cosa è sempre rimasta a livello mentale, ben consapevoli che un pupazzo digitale, per quanto bello e affascinante possa essere, resterà sempre… inanimato!

Ecco il soggetto… iniziate a capire perché si è sposato con un videogame?

Allora andatelo a dire a questo tizio:  Sal 9000 (che volete da me? questo così si fa chiamare…) ragazzo giapponese che infatuatosi del personaggio contenuto in un gioco della nintendo ds ha ben pensato di sposarlo sulla famigerata isola di Guam, luogo dove la leggenda narra ci si possa sposare praticamente con… chiunque, e qualsiasi cosa aggiungerei a questo punto. Il gioco in questione si chiama Love Plus e simula il rapporto di coppia, o meglio dovrebbe simularlo… ma a quanto pare il buon Sal non l’ha capito e ha deciso di sposare Nene Anegasaki, personaggio del gioco (che tra l’altro ha un nome molto più serio del “marito”… ).

la mitica Margot di Lupin III  (o Fujiko…)

Che dire? Il mondo è pieno di matti! il sito della CNN addirittura offre alla notizia la pagina principale… e a noi comuni bambini intanto cresciuti rimangono mille dubbi. Ma vuoi vedere che potevo sposare Margot (di Lupin III) mi fa notare un mio amico… la mia mente vola ai vari personaggi dei cartoni animati a cui da bambino avrei volentieri potuto offrire una cena per conoscersi meglio… poi ritorno in me. Meglio di no. Dovessi prendere un 2 di picche pure da un cartone animato… non potrei sopportarlo!

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A passeggio con me

Facciamo finta che vogliate sapere cosa ho fatto questa mattina. Ve lo racconto. La mattinata di libertà ognuno se la spende come crede, io l’ho dedicata alle lenti a contatto. Dopo circa un paio di mesi infatti che le ho terminate ho deciso che è arrivata l’ora di ricomprarle. C’è un problema,  il mio negozio di fiducia che vende le lenti a prezzi molto bassi dista parecchio da casa mia. No problem. Prendi un euro, fermati da un tabaccaio, baratta il tuo euro con un biglietto dell’autobus e partiamo.

La casa dove abito ora è molto più periferica rispetto a quella dove vivevo fino ad un anno e mezzo fa ne consegue che per raggiungere il negozio devo fare più strada, come se non bastasse sono molto interno nel quartiere, quindi mi tocca fare un bel pezzo a piedi per arrivare ai mezzi.

Quando cammino sono uno di quelli che inizia a pensare a tutto e di più, problemi, soluzioni, ricordi… il cervello parte, come girando al ritmo delle gambe che meccanicamente camminano, verso destinazioni esotiche e a volte improbabili. Il tutto incorniciato da una bellissima giornata di dicembre con un solo tiepido e le mani finalmente in tasca a ripararle dal freddo… quando uno pensa troppo mentre è in marcia, però, di solito corre due rischi: o si perde per strada o la strada perde lui, nel senso che perdi la cognizione spazio temporale intorno a te. Tra le due la seconda. Così mentre un pensiero tirava l’altro mi sono veramente reso conto di quanto gli autobus siano lontani da casa mia! ARGH!

Salgo le scale del soprapassaggio e mi reco verso il capolinea. Dell’autobus neanche l’ombra, solo una macchia d’olio a terra e un capannello di autisti troppo impegnati a farsi i cavoli loro per poter guidare un mezzo. Mi siedo sulla panca nell’attesa. Alla mia destra una vecchiettina ronfa sonoramente, ogni tanto si sveglia di soprassalto, guarda avanti, bofonchia qualcosa poi… buona notte. Quando dopo 2 minuti un’altra anziana arriva davanti a me chiede: “è molto che aspettate?” “2 minuti”, dico io. A quel punto la sonnambula accanto a me si riprende come per un prodigio e senza scomporsi troppo dice testualmente: “abrrur deahu a pocrrr”e poi… boom. Giù la testa e sogni d’oro. Io sgrano gli occhi, cosa avrà mai voluto dire? Ma non c’è tempo per stupirsi, infatti ancora più sorprendentemente l’ultima arrivata come se niente fosse interpreta il codice e risponde: “ah! È appena partito, mannaggia. Grazie” … come caspita ha fatto a capirla? La domanda senza risposta mi accompagnerà tutta la mattina, e forse fino alla tomba.

Un viaggio sugli autobus di Roma costa 1 euro, ma vale molto di più. Vuoi mettere la sensazione di viaggiare in un altro paese, magari del terzo mondo? Vetture puzzolenti, sporche e rumorose si susseguono tutto il giorno lungo le vie principali della capitale. Sembrerebbe di essere in elicottero se solo avessi il coraggio di chiudere gli occhi. Ma comunque non faccio in tempo, perché l’ennesima anziana della mattinata si frappone tra me e l’obiettivo finale. Mi chiede il posto, ovviamente lo cedo. E’ da anni che mi chiedo come mai sull’autobus le signore puntino sempre me per chiedere il posto, avranno un radar? Stamattina in effetti c’erano validi motivi, un bel posto al sole, solitario, vista casilina, e inoltre ero l’unico seduto che probabilmente avrebbe potuto capire la richiesta della signora! Intorno infatti c’erano tantissimi uomini e donne dei più svariati paesi al mondo, l’Africa ben rappresentata. ma anche il sud America e l’Asia si difendono bene.

La stessa cosa succede qualche fila più avanti alla mia. Ma questa volta seduto c’è, apparentemente, un nord africano che non capisce la richiesta dell’anziana e non si alza. FINIMONDO. Due paladine della giustizia italica premettendo che non sono razziste invitano nell’ordine il malcapitato: a “tornare al proprio paese”, a “imparatte l’itajano” (lui…), a rendersi conto che “nessuno ti vuole qua”(a lui…) “comportasi da ospite, perché poi noi al paese vostro non possiamo fare nulla”(ma quale paese? E poi perché: NOI?)  il tutto nel rispetto dei diritti civili (secondo la lega probabilmente). Basta un ragazzo di 15 anni a svergognare una delle due paladine: “Signò, ma lei, c’è mai stata fori dall’Italia?” “no, ma…” sbugiardata e tornata in sé continua a parlare di rispetto e integrazione dei popoli davanti un improbabile uditorio di stranieri che la guardano senza capire una parola ma annuiscono per farla tacere il prima possibile, il ragazzo nord africano finalmente capisce e lascia il posto all’anziana che in tutto questo non ha detto mezza parola… strana la vita.

Arrivato a destinazione percorro un bel pezzo di strada, è decisamente natale, anche Tor Pignattara (un quartiere da molti ribattezzato “Pakistan”) se ne è accorta… tra Kebab e Babbo Natale arrivo all’ottica, so a memoria quello che devo chiedere e come chiederlo: “Buon giorno, vorrei due confezioni di lenti mensili con gradazione -2, grazie” il commesso risponde sempre “sì… -2?” io confermo regolarmente e mentre mi avvio alla cassa prendo una confezione di soluzione unica e altrettanto regolarmente attendo che la cassiera, e proprietaria, smetta di parlare e decida di farmi pagare. Oggi l’argomento è: Politica… ma anche sociologia, gossip e boh, di tutto un po’. La mia faccia sorridente la trae in inganno, e chissà come mai pensa che mi interessi un discorso politico populista e oserei dire di stampo democristiano, della serie “facessero magnà anche a noi, mica solo loro” e così in pochi minuti: “Ma io non lo so, tutti sti problemi! Poi uno la sera torna a casa e sente che quello ammazza, quello accoltella, l’aRtro spara…” io preso dall’entusiasmo, non so bene perché, aggiungo “…l’altro ruba” lei approva e ripete: “bravo, quell’atro ruba… che poi io non lo so uno dice, fa, ma poi no? A questo je volemo fa finì il mandato? Poi se è… l’arrestano” mi diverto a notare che alla parola “rubare” quella capisce subito “Berlusconi”… poi che c’entra con quello che ammazza e con quello che spara? Boh!

Altra domanda insoluta della mattina… ho la banconota in mano da 5 minuti buoni, ma lei pare proprio non essere interessata al mio denaro! E aggiunge: “…Poi Corona, no? Ma sarà pure un fijo de na M… Però per me dice delle cose… gius… ver… che non è che ha torto” Che c’entra mò Corona con Berlusconi? Voi vedè che questo diventa prossimo Presidente del Consiglio?! Io chiudo il discorso: “Per me non ha ragione lui, ma hanno torto pure tutti gli altri” sì, lo ammetto sono un giustizialista forcaiolo! Comunque finalmente riesco a pagare e ad andarmene, per averla assecondata “vinco” una pezzetta omaggio per pulire gli occhiali.

Guadagno l’uscita ed esco dall’ottica e dal “Pakistan”. Aspetto di nuovo l’autobus. Sulla piattaforma, mentre paziento, non posso fare a meno di notare un gruppo di ragazzi, sembrerebbero nord africani… stanno parlando ad alta voce nella loro lingua… ripenso alla signora sull’autobus… cosa direbbe ora? 🙂 sono vestiti esattamente come tanti altri ragazzi italiani della loro età… poi arriva una ragazza, è italiana, ride, saluta con il bacio sulla guancia tutti e tre e tutti continuano la discussioni in italiano… loro si impettiscono tutti, fanno gli scemi, giocano, come qualsiasi altro ragazzo davanti una coetanea

Arriva l’autobus, saliamo tutti. Questa volta nemmeno mi siedo, c’è una signora anziana proprio accanto a me e ha pure una cartellina dell’ospedale in mano… manca solo il certificato medico. Seduto c’è un uomo di colore, cappello di lana, occhiali da sole, dai tratti non capisco di dove possa essere. Sta guardando fuori dal finestrino, la signora con la cartellina con una certa arroganza letteralmente ordina all’uomo di alzarsi per farle posto, per carità sarà anche giusto, ma con che modi… lui “abbozza” si alza e fa posto. In mente mi torna la scenata dell’andata e una risposta di un paciere nigeriano che rispondeva alla signora che accusava gli extracomunitari in genere di esse maleducati: “lui[intendeva il ragazzo che non cedeva il posto alla signora] sarà maleducato… ma il mondo è paese”… hai detto bene amico mio!

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