Utopia

Citazione

“Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro” (Gesù)

Dalla Bibbia, vangelo di Matteo, capitolo 7, versetto 12.

Questa citazione è sempre interessante. Mi piace il fatto che sia una frase ATTIVA, ovvero “fate agli altri” (e no “non fate agli altri” che invece è passivo e menefreghista). Una regola semplice, ma che potrebbe veramente cambiare il mondo, se applicata. Non a caso è famosa come la regola d’oro. Utopia? Forse… ma se iniziassimo ad applicarla nel nostro piccolo, diventerebbe un po’ più reale

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In ascolto…

Cosa ci posso fare se tutto quello che è intorno a me mi parla di te? La luce del sole che scalda la mia pelle nel gelo di un mattino invernale e lentamente scioglie il ghiaccio su ogni strada, il soffio gelido dell’aria mattutina che sveglia i miei sensi e i miei pensieri e che sembra entrarmi nei polmoni ad ogni boccata d’aria. Tutto mi parla di te… lo sguardo di quella ragazza assorta nei suoi pensieri mentre aspetta l’autobus alla fermata, il riflesso del cielo nell’acqua. Mi guardo attorno e sono circondato: il sorriso di un anziano, il saluto di un amico, la corsa forsennata di un bambino… tutto mi ricorda che ci sei, e stai con me. Persino il dolore ha smesso da tempo di urlarmi contro le sue maledizioni e ha iniziato a sussurrare parole su di te, il futuro mi parla di te, il presente mi parla di te, il passato è la prova che tu mi parlerai ancora. Ci sei e ci sarai sempre, lo so. Lo vedo nell’azzurro del cielo che si specchia nei miei occhiali, in ogni frase che mi piace di una canzone, nei capitoli dei libri, nelle grandi scene al cinema, tu ci sei. Mi parla di te la più bella opera d’arte e il suono del sassofono, mi parla di te il rumore dei miei pensieri e il battito assordante del mio cuore prima di dormire la sera. Mi ricorda che ci sei il sapore dell’acqua, l’odore dell’aria, il suono della mia voce. Mi parla di te il mio brutto carattere, il mio sorriso e le mie fossette. Mi parlano di te i miei amici la mia famiglia e ogni sguardo che incrocio nelle lunghe passeggiate. Mi parla di te la voglia di camminare, il bisogno di fermarsi, la necessità di andare avanti. Gridano di te il coraggio, la tenacia, la voglia, la forza e l’estro. Anche le stelle a collegarle tutte scrivono il tuo nome e la luna riflette la tua luce. In ogni risata, in ogni giorno speciale, in ogni persona che sta perdendo la speranza, in ogni crisi adolescenziale, in ogni viaggio… io sento che ci sei e che tutto non può non parlarmi di te. Il sogno più bello, l’incubo più assurdo, la sete e la fame, la fatica e la voglia di fare mi parlano di te. Il piede che tocca il freddo pavimento la mattina e mi ricorda che per un altro giorno almeno sono ancora qua ad ascoltare il mondo parlarmi di te.

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Un pezzetto di Dio

pittore

Penso che fermarsi a parlare con le persone sia una delle più grandi scuole che una persona possa fare. La nostra società è egocentrica, ognuno pensa a se stesso e adora il proprio ego, ognuno pensa di non avere bisogno di nessun altro all’infuori di se stesso. Così l’amore diventa un bisogno di attenzione, l’amicizia un bisogno di essere ascoltato. Ascoltare è una ricchezza rara, capire gli altri è qualcosa di ancora più eccezionale. Una volta mi sono fermato a parlare con un’artista, un pittore bravissimo, fuori al suo negozietto un tavolo e dei bicchieri sempre vuoti col fondo rossastro… 4 sedie e sempre qualche amico con cui chiacchierare, con cui ridere, con cui condividere la vita, un bicchiere dietro l’altro, una risata dietro l’altra… di storia in storia.

Una volta, seduto con lui, iniziammo a parlare di Dio. Condivise con me una teoria, di non ricordo quale filosofia, “Io penso che Dio sia in ognuno di noi, o meglio ognuno di noi ha un riflesso di Dio dentro di sè… facendoci diventare “dèi” a nostra volta… ma tutto, dico… persone, alberi, animali… tutta la natura è un piccolo dio”. In realtà non condivido a pieno il pensiero, perché non credo che tutti siamo dèi, ma una cosa di questa teoria la faccio mia: Un pezzetto di Dio è presente in ognuno di noi. In ogni parte della creazione, come quando un’artista crea un’opera d’arte meravigliosa e lascia il proprio stile, la propria creatività, il proprio vissuto all’interno dell’opera stessa. Ognuno di noi ha un indizio che porta allo stesso Padre, alla stessa mente, a Dio. Per questo è importante stare insieme, non abbandonarsi mai ed ascoltare gli altri, perché per arrivare alla completezza più totale di Dio abbiamo bisogno di più pezzi possibile!

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Nick Vujicic

Negli ultimi giorni è stato mostrato un video eccezionale come esempio di forza e voglia di vivere. Il protagonista di questo video è Nick Vujicic, un ragazzo australiano nato senza arti, ma chi è questo ragazzo che sta dando una così grande lezione di vita?

questo è il video che sta spopolando in rete:

questo è un po’ più approfondito:

“Ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo”

Mi chiamo Nick Vujicic , ho 25 anni e vivo in Australia. Sono nato privo di arti e i dottori non hanno saputo fornire alcuna spiegazione medica per questo “difetto” di nascita. Come immaginerete, questo mi ha portato ad affrontare molti ostacoli e sfide.

”Considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate”…Come si fa a considerare il nostro dolore, le nostre sofferenze e le nostre lotte “una grande gioia”!? I miei genitori, essendo cristiani (e mio padre anche pastore di una chiesa), conoscevano bene questo versetto. Ma la mattina del 4 dicembre 1982 a Melbourne, le ultime parole che venivano in mente ai miei genitori erano: “Gloria a Dio!”              Il loro primogenito era nato senza né braccia né gambe! Non c’erano state avvisaglie e neppure il tempo per prepararsi. I dottori erano altrettanto scioccati e non avevano risposte da darci! Ancora oggi non esiste una spiegazione medica di quanto è accaduto e  mio fratello e mia sorella sono nati sani  come la maggioranza degli altri bambini.

Tutta la chiesa provò una grande tristezza per la mia nascita e i miei genitori ne furono totalmente devastati. Ognuno chiedeva: “Se Dio è un Dio d’amore, perché mai permette una cosa così bruttae oltretutto a credenti consacrati?” Mio padre credeva che non sarei sopravvissuto a lungo, ma le analisi rivelarono che ero un bambino sano, anche se mi mancava qualche arto…

“Romani 8:28 Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio”.

Questo versetto ha parlato al mio cuore e mi ha convinto che non è certo per fortuna, caso o coincidenza che queste cose “brutte” avvengono. Ho trovato una pace completa nel sapere che Dio non lascia che accada nulla nella nostra vita a meno che non ne abbia un buon motivo. Così ho dato tutta la mia vita a Cristo all’età di 15 anni, dopo aver letto il capitolo 9 del vangelo di Giovanni. Gesù parlando dell’uomo nato cieco spiegò che “è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui”.

Io ho creduto sinceramente che Dio mi avrebbe guarito perché potessi essere una grandiosa testimonianza della Sua immensa potenza. In seguito mi è stata data la saggezza di capire che se chiediamo qualcosa in preghiera, ed è nella Sua volontà, avverrà secondo il Suo tempo; se invece non è volontà di Dio che accada, vuol dire che Egli ha in vista per noi qualcosa di meglio.

Ora vedo una rivelazione della Sua Gloria in come mi sta usando, così come sono, in modi che sarebbero impossibili ad altri. Ho 25 anni e ho completato gli studi universitari in Economia e Commercio specializzandomi in Programmazione e Calcoli Finanziari. Sono anche un predicatore e amo viaggiare e condividere la mia storia e la mia testimonianza ovunque se ne  presenti l’opportunità. Ho maturato una certa esperienza nel relazionarmi agli studenti e nell’incoraggiarli su argomenti che interessano i giovani di oggi. Sono anche invitato a fare discorsi a uditori di livello manageriale.

Ho una vera passione per l’evangelizzazione dei giovani e mi tengo sempre disponibile per qualsiasi cosa Dio mi voglia far fare: dovunque mi guida, io Lo seguo.

Ho molti sogni nel cassetto che desidero realizzare nella mia vita. Voglio fare quanto è in mio potere per diventare un miglior testimone dell’Amore e della Speranza divini, per diventare un oratore internazionale e per essere usato sia in ambiti cristiani che non cristiani. Vorrei essere finanziariamente autonomo,  modificare un’auto per me ed essere intervistato per condividere la mia storia nel noto programma TV “Oprah Winfrey Show”.

Anche scrivere  libri è una delle mie ambizioni e spero di concludere il mio primo libro per la fine di quest’anno. Il titolo: “Senza braccia, senza gambe e senza preoccupazioni!”

Credo che se hai il desiderio e la passione di realizzare qualcosa e se è nella volontà di Dio, tu ce la farai, a tempo opportuno. Come esseri umani, noi continuiamo a porre limiti su noi stessi senza ragioni valide e, quel che è peggio, poniamo limiti all’Iddio che può ogni cosa. Lo facciamo piccolo piccolo. La cosa sorprendente riguardo la potenza di Dio è che se vogliamo fare qualcosa per Dio, invece di considerare le nostre capacità dobbiamo concentrarci sulla nostra disponibilità, perché sappiamo che Dio è con noi e non possiamo far nulla senza di Lui. Una volta che ci rendiamo disponibili per l’opera di Dio, è ovvio che possiamo far leva sulle capacità di Dio stesso!

 

“Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13).

Dio ha uno scopo per la tua vita! E riguardo alle tue preghiere inesaudite, ricorda che Dio è fedele. Cosa dobbiamo fare quando chiediamo ma non riceviamo? Geremia 2:12-14: “«Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore; io mi lascerò trovare da voi», dice il Signore”.

Fatti coraggio amico, perché la battaglia è del Signore e io ti esorto a combattere per la verità. Poiché è la verità che ti farà libero e la Pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza regnerà nel tuo cuore. Il Signore ti benedica mentre Lo cerchi diligentemente e ti conceda la sapienza e la forza che ti servono per il cammino.

Nick Vujicic

 

Visita il sito di Nick : www.lifewithoutlimbs.org


 

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Santo Stefano

Dopo aver trascorso il “classico” buon Natale, anche se a detta di molti questo Natale è sembrato più sbiadito di altri, ecco che ci si incammina verso la fine dell’anno passando per la prima tappa: il giorno di Santo Stefano. Giorno tradizionalmente dedicato alla visita dei parenti che ancora non abbiamo trovato nei giorni precedenti o al riposo dopo le abbuffate dei giorni natalizi.

Festa conosciutissima, giorno notissimo, quasi scontato… che segue a ruota il Natale. Ma vi siete mai chiesti chi fosse questo “Stefano” che teoricamente si festeggia ogni anno? Oggi lo vediamo insieme.

Intanto partiamo da una considerazione a proposito della “santità”. Wikipedia descrive così la questione secondo la tradizione cattolica:

“Per la fede cattolica “santo” è colui che sull’esempio di Gesù Cristo, animato dall’amore, vive e muore in grazia di Dio; in senso particolare è colui che in vita si è distinto per l’esercizio delle virtù cristiane in forma eroica o per aver dato la vita a causa della fede (i martiri). La Chiesa Cattolica, attraverso un atto proprio del magistero del Papa, proclama santo una persona solo in seguito all’esito di un articolato procedimento detto canonizzazione.”

Quindi il “santo” diventa una specie di “super-cristiano” che avendo avuto una vita particolarmente vicina a Dio viene riconosciuto come “santo” dalla chiesa cattolica alla sua morte, una specie di “oscar” alla carriera… una volta ricevuto questo riconoscimento:

“Nella devozione cattolica i santi sono oggetto di venerazione e non di adorazione (latria), che è dovuta solo e soltanto a Dio e che non può essere tributata ad una creatura, per quanto grande sia.”

Venerazione che commentavo così in un precedente post. Questo processo si sta svolgendo in questi giorni per esempio con Giovanni Paolo II, ne avrete sicuramente sentito parlare nei telegiornali.

Ma la Bibbia cosa dice al riguardo?

Intanto la parola “santo” in ebraico è kadosh che significa separato. Separato da cosa? Dal peccato. Quindi consacrato a Dio, dedicato unicamente a Lui. In questo senso allora chiunque si separa dal peccato, ovviamente non totalmente perché l’unico senza peccato è stato Gesù… è santo. Nella Bibbia leggiamo in Ebrei 10:10 :

“Noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre”

Quindi Gesù rende SANTO cioè SACRO, SEPARATO dal peccato chiunque crede in Lui, nel suo sacrificio.

STEFANO

Ora, tornando a noi. Chi era questo Stefano? Lo leggiamo sempre nella Bibbia, libro degli ATTI capitolo 6, ci viene raccontato infatti che nella appena nata chiesa cristiana iniziavano dei problemi organizzativi, infatti il numero dei discepoli “iniziali” quelli che per primi avevano seguito Gesù stava diventando troppo esiguo per fare fronte alla grande richiesta di aiuto da parte dei neo-convertiti, specialmente per servire alle mense e guardate un po chi viene scelto:

Ed elessero Stefano, uomo ripieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, un proselito, di Antiochia. Li presentarono poi davanti agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

Pensate che qualità aveva la prima chiesa cristiana, per servire a tavola vengono scelti degli uomini pieni di fede e Spirito Santo. Stefano è tra questi. La Bibbia continua dicendoci che Stefano era così SANTO da fare miracoli e segni tra le persone e la cosa diede parecchio fastidio alla casta religiosa del tempo che, seguendo lo stesso stratagemma escogitato per uccidere Gesù, accusa Stefano di aver bestemmiato trascinandolo davanti al tribunale dell’epoca.Specificamente fu attribuito a Stefano di aver detto che: “Gesù, il Nazareno, distruggerà questo luogo e muterà i riti che Mosè ci ha dato”

Così  Stefano inizia un discorso in cui ripercorre le tappe salienti della storia del popolo ebraico dimostrando di non essere uno stupido, ma di avere una grande preparazione. E in questo discorso fa notare come tutto il sistema ebraico di religione, con il tempio, i luoghi prestabiliti dicendo:

“Fu invece Salomone quello che gli edificò una casa.  Ma l’Altissimo non abita in templi fatti da mani d’uomo, come dice il profeta:  “Il cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi; quale casa mi edifichereste voi, dice il Signore, o quale sarebbe il luogo del mio riposo?  Non ha la mia mano fatto tutte queste cose?”.

Insomma Dio non ha bisogno di un LUOGO stabilito per adorarlo, di una casa o di una religioneperché Dio è molto più grande di tutte queste cose. Ma Stefano non si fermò e aggiunse una dura accusa ai suoi aguzzini: quella di aver ucciso i profeti che parlavano di Gesù e di aver ucciso Gesù stesso poco tempo prima ignorando la voce di Dio.

A quel punto la situazione degenera, la schiettezza di Stefano, la verità insomma, gli costa molto cara. Gli animi si scaldano il processo diventa sommario infatti leggiamo:

Ma essi, mandando alte grida, si turarono gli orecchi e tutti insieme si avventarono sopra di lui; e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. E i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.  Così lapidarono Stefano, che invocava Gesù e diceva: «Signor Gesù, ricevi il mio spirito».  Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E, detto questo, si addormentò.

Stefano, uomo così “sciocco” da credere nei suoi ideali a tal punto da non rinnegarli in nome del politicamente corretto, davanti a delle minacce preferisce morire piuttosto che rinnegare la sua fede e di dover accettare passivamente le imposizioni delle istituzioni del tempo: legali e religiose. Così di fronte alla morte stessa, e stiamo parlando di lapidazione non certo di una morte “soft” trova la forza di gridare con ancora più vigore quell’amore in cui credeva e che è tipico di chi segue veramente Gesù (che in croce disse: “perdonali perché non sanno quello che fanno”) mentre ormai il suo destino era segnato, Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo veniva brutalmente ucciso a colpi di pietre stava chiedendo a Dio di non contare la sua uccisione come un peccato ai suoi aguzzini… che amore!

Se solo oggi fossimo noi così forti e decisi come Stefano, se avessimo quella decisione eppure quell’amore per le persone, il mondo cambierebbe.

Stefano, uomo pieno di fede e Spirito Santo, esempio per tutti i cristiani viene ucciso brutalmente, primo martire della nascente chiesa cristiana. Questo ci fa riflettere anche sul fatto che credere in Dio non significa non avere problemi, non incontrare difficoltà, ma credere in Lui ci fa affrontare la vita e la morte in maniera diversa.

Mentre stava per morire la Bibbia ci dice che Stefano: “ripieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio, e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». “

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Lettera a Babbo Natale

Babbo Natale

Proseguiamo in tema natalizio, oggi vi propongo un testo scritto da Fabio, un mio amico:

Caro Babbo Natale,

quest’anno vorrei… capire un po’ di cose che, ancora oggi, non mi sono molto chiare.

Ad esempio… mi spieghi come fai tutti gli anni, alla stessa ora, ad infilarti nella canna fumaria di tutti i camini del mondo con un sacco strapieno di regali? D’accordo il fuso orario, ma già essere contemporaneamente ad Aosta e a Lipari lo troverei alquanto difficile. E quando il camino è acceso come fai? E poi, con i tempi che corrono, dove li trovi tutti questi soldi? In Lapponia ci sono agevolazioni fiscali per chi, come te, è una sorta di divinità popolare? Beh, fammi sapere, casomai ti mando un curriculum… ti serve un aiutante, no? E quando da bambino ti scrivevo la lista dei regali… perché mi portavi sempre quello che costava meno, mentre quelli più cari li portavi ai miei amici? Niente di personale, spero.

I miei dubbi, però, riguardano questioni anche più profonde.

La prima domanda è semplicissima e non credo di essere il primo a portela. Perché, se come si dice, a Natale si festeggia il “compleanno” di Gesù Cristo, i regali non li fai a lui? E soprattutto perché li facciamo anche noi a tutte le persone che conosciamo? È come se nel giorno del tuo compleanno tutti i tuoi amici si scambiassero doni e a te nemmeno una telefonata. Ci rimarresti male, no? Io si. Aspetto tutto l’anno il 9 settembre per scartare i regali e soffiare le candeline e i miei amici che fanno? Festeggiano tra loro?!? Begli amici! Per fortuna nei 23 compleanni che ho festeggiato non è mai successo.

Prima di chiedere a te ho fatto qualche ricerca. Ho scoperto che il Natale deriva da una serie di festività, religiose e non, che la tradizione si porta dietro. Molte delle quali erano presenti anche prima che ci fossi tu. Nell’antica Roma il 25 dicembre si celebrava il dio Mitra (del sole) in concomitanza con il solstizio di inverno, giorno a partire dal quale le ore di luce si allungano. Tutte le popolazioni, dai Persiani ai Celti, dagli Egiziani ai Greci, esaltavano la nascita del sole con riti collettivi e familiari tanto che l’imperatore Aureliano, nel 274 a.C., istituì su tutto il territorio la “Natalis Solis Invicti fissandone la data per “ante diem octavum kalendas ianuarias”, ovvero il 25 dicembre.

Il Natale è entrato nella tradizione cristiana solo a partire dal III secolo d.C. Le prime celebrazioni si svolsero ad Alessandria d’Egitto, quando i teologi iniziarono ad ipotizzare la data di nascita di Gesù Cristo. L’istituzione della festa, invece, è databile attorno al 430 d.C.; i sermoni di Paolo di Emesa predicati a Cirillo di Alessandria il 25 dicembre 432 e il 6 gennaio 433 sono i primi a mostrare una festa già fermamente stabilita.

Tuttavia nella maggior parte dei paesi filocristiani la data del Natale fu accolta gradualmente e non senza polemiche. In realtà l’unico riferimento biblico riguardante la nascita di Gesù (Luca 1:26) ci svela che il concepimento del Figlio di Dio è avvenuto sei mesi dopo quello di Giovanni Battista. Secondo una teoria, in realtà piuttosto recente, la data del Natale corrisponderebbe, grosso modo, alla vera data della nascita di Gesù. L’annuncio del concepimento del Battista fu dato a suo padre Zaccaria mentre questi officiava il culto nel tempio. Dai rotoli di Qumran si è ricostruito il calendario dei turni sacerdotali e si è stabilito che la classe di Abdia (cui apparteneva Zaccaria) esercitava due volte l’anno, una di queste l’ultima settimana di settembre, proprio 15 mesi prima della settimana di Natale. Resta da domandarsi quale fosse il secondo turno (non rivelato dai rotoli di Qumran) e per quale motivo in un periodo così freddo (Israele ha un clima assai più rigido del nostro) di notte i pastori fossero all’aperto con il loro gregge.

Quella che resta la teoria più gettonata spiega la data del 25 dicembre come un tentativo, da parte della Chiesa, di assorbire culti precedenti e sovrapporre festività cristiane a festività di altre religioni antiche.

Alcuni affermano che il Natale sia figlio della Hanukkah, la festa ebraica della luce, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev, comunemente accettato come coincidente con dicembre. Sotto l’antico Calendario Giuliano, per scelta popolare, la nascita di Cristo venne fissata proprio il venticinquesimo di Kislev del 5 a.C. In tal caso la tradizione cristiana avrebbe ripetuto quanto già avvenuto con le principali celebrazioni, quali la Pasqua e la Pentecoste, eredindole dalla tradizione ebraica.

Gli usi e i costumi legati al Natale sono molteplici. Sono sempre stato incuriosito, ad esempio, dagli addobbi di cui si vestono le città e dalle decorazioni casalinghe come l’albero e il presepe.

L’uso dell’abete deriva dalla sua natura di sempreverde; questo tipo di alberi fin dall’antichità entrava nei culti delle religioni pagane per questa sua caratteristica particolare, associata al rinnovarsi della vita. Tuttavia i primi alberi di Natale sono comparsi nel XVI secolo, soprattutto nella Germania riformista. Alcune cronache di Brema del 1570 narrano di alberi all’epoca decorati con mele, noci, datteri e fiori di carta. Tra le tante città che si proclamano sedi del primo albero di Natale, la tesi più forte è quella di Riga, capitale della Lettonia, nella quale si trova una targa scritta in otto lingue che riferisce la data del 1510 come anno del primo addobbo di un albero di Natale.

Per molto tempo l’usanza dell’albero di Natale è rimasta tipica delle regioni al nord del Reno, anche perché screditata dalla Chiesa Cattolica, che la trovava di uso “protestante”. Solo a cavallo tre il XIX e il XX secolo l’albero si è andato via via affermando nel resto dell’Europa e del mondo. Fa pensare il fatto che il tema fu addirittura argomento di discussione durante il Congresso di Vienna!

Il presepe, invece, affonda le sue radici in tempi molto più antichi e risulta, per certi versi, piuttosto inquietante, o quantomeno in disaccordo con la Parola di Dio.

La tradizione del presepe, infatti, si riconduce direttamente alla festività chiamata Sigillaria, praticata in tutto l’Impero Romano. Il 20 dicembre i parenti si scambiavano in dono i sigilla, delle statuine di terracotta o cera che rappresentavano gli antenati di famiglia. In prossimità del Natale le raffigurazioni venivano lucidate e disposte in un ambiente bucolico in miniatura. La vigilia la famiglia si riuniva attorno ai sigilla e invocava la “benedizione” degli avi e lasciavano davanti alle statuine delle ciotole con cibo e vino; la mattina seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci (affinità con il Natale di oggi?) “portati dagli antenati”. A partire dal IV secolo, con la rapida divulgazione del cristianesimo, alcune pratiche pagane furono assorbite dai riti, con nomi e simbologie diverse. Essendo però una pratica molto sentita in quanto rivolta al ricordo dei familiari, la tradizione è sopravvissuta nella cultura rurale con il significato originario almeno fino al XV secolo (in alcune regioni, soprattutto italiane, ben oltre).

L’introduzione del presepe come invece lo conosciamo oggi è da attribuire a Francesco d’Assisi, che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività del Cristo. Il primo presepe scolpito di cui si ha notizia, invece, è quello realizzato da Arnolfo di Cambio tra il 1290 e il 1292; i resti sono ancora nel Museo Liberiano della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Tra il XV e il XIV secolo si diffuse gradualmente l’usanza di collocare nelle chiese grandi statue nei periodi natalizi. Dal 1600 il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case, per lo più in quelle dei nobili. Solo a partire dal 1800 la tradizione, tutta italiana, si è affermata saldamente tra le usanze immancabili del periodo natalizio.

Il Natale di oggi risulta una sintesi delle tradizioni, delle feste, delle usanze, religiose e non, che la storia plurimillenaria dell’uomo si trascina. Tutte comunemente e passivamente accettate dalla società. Quello che mi lascia perplesso, caro Babbo, è che tutti, in questo paese “cristiano”, dove ha sede la “Chiesa Romana”, si prestino al gioco.

Allora, caro Babbo, sai cosa ti chiedo quest’anno? Lascia perdere la slitta, i regali, i camini e i bimbi buoni. Tutto passato di moda. Per una volta concentriamoci su ciò che davvero conta nella vita. Ogni giorno è quello buono ricordarci di Gesù Cristo. Che non è quel bambino in fasce nella mangiatoia. Gesù è colui che è morto e risorto per dare all’uomo la possibilità di essere salvato. Quindi, caro Babbo, perdonami, ma quest’anno non mi aspetterò un tuo dono. Non sono stata bravo, non lo merito. Dunque non mi rivolgo a te, ma mi rivolgo a chi non importa del mio passato, degli errori che ho fatto, ma che è pronto ad accettarmi così, con tutti i miei sbagli. Caro Babbo, quest’anno, fatti un regalo anche tu: credi in Gesù.

Fabio L.

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Tanti auguri a… a chi? (video natalizio)

Entriamo nella settimana di Natale con un video sul tema… guardatelo tutto, potrebbe sembra un video che non ha nulla a che fare con il Natale… invece ce l’ha… Buona visione!

Pensateci… in Natale dovrebbe essere il compleanno di Gesù… (anche se poi è tutt’altro che dimostrato che effettivamente sia così) però visto che è una festa universalmente riconosciuta come cristiana per celebrare la nascita di Gesù, sarebbe bello e giusto rivolgersi al “festeggiato”… ALMENO a Natale.

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