Giorni “NO”

Di giornate “no” ne è pieno il mondo… almeno, così sembrerebbe a giudicare dagli stati d’animo che a turno affliggono le comitive di amici davanti ai bar, dentro le macchine, fuori dalle scuola, nelle piazze e su facebook ovviamente… la cosa brutta però non è il giorno storto in per sè: capitano, sono sempre capitati e capiteranno in eterno, amen. Ma quando i giorni storti iniziano ad accoppiarsi, riprodursi, moltiplicarsi tirando fuori delle vere e proprie “ERE NO!” beh allora diventa un po’ troppo! Certi giorni il luogo ideale per vivere sembra, nei nostri sogni, un’isola deserta, un posto lontano da tutto e tutti dove far asciugare le nostre frustrazioni al sole su di una spiaggia incontaminata, per altri la soluzione è una bella comitiva di amici che escono per una pizza, bevendo birra ed esorcizzando le paure parlando di tutto tranne che di cose serie… Io sono uno di quelli che sogna la solitudine in certi momenti, perché, per come la vedo io, si può stare al centro della metro di Tokyo nell’ora di punto ed essere l’uomo più solo del mondo. A volte l’amico non riesce a gurdare al di sotto dell’acqua nel pozzo del nostro cuore, e così le paure, le frustrazioni, l’insoddisfazioni restano sepolte da uno strato acqua spesso abbastanza per far sembrare la nostra vita un sogno, mentre sotto è un incubo. Amo contare i miei pensieri ascoltando solo la musica offerta dalla natura, “ascoltare il Padre Eterno che improvvisa Jazz” diceva Jovanotti in una sua canzone… mi piace analizzare ed analizzarmi e capire cosa sto facendo, se la difficoltà e sormontabile… mi piace in definitiva affrontare i miei problemi da solo, faccia a faccia. Mi piace poi analizzare i problemi alla luce della mia fede e confrontarli con la grandezza di ciò in cui credo e vedere che regolarmente i problemi si sgretolano alla luce di un’essere superiore che agisce nella mia vita in maniera attiva e tranquillizzante. Certo, non sempre è facile, ma è bello vedere le difficoltà crollare davanti al proprio naso, come le mura di Gerico.

Acqua… ovunque.

c’è un poema, un classico della lettura inglese, ma direi mondiale, un capolavoro di Coleridge. La prima volta che lo lessi andavo alla superiori, poi lo riincontrai nella mia breve parentesi universitaria. In tutta questa storia, che vi invito a leggere, c’è un’immagine che spesso mi torna in mente, un passaggio che dice:

« Water, water everywhere,
nor any drop to drink. »

« Acqua, acqua ovunque,
e neanche una goccia da bere. »
Il marinaio della storia ad un tratto si trova “incastrato” in mezzo al mare, solo, fermo, senza speranza, tutto ciò che vede è acqua, solo acqua salata, un deserto d’acqua… un’immagine amara, una scena inquietante… eppure affascinante.
Mi sembra una scena che metaforicamente tutti passiamo nella vita… quel “piattume”, quella malinconia di essere soli in mezzo ad un momento così difficile, quella banale e triste sensazione di non riuscire ad andare avanti… sei sdraiato lì, al centro dell’oceano con i tuoi sensi di colpa e il tuo orgoglio a riflettere su come sei arrivato fin lì e puoi anche non aver sbagliato nulla, non importa, in quel momento ti senti l’uomo più “storto” del mondo. Tutto ti gioca contro, il tempo, l’ansia, la natura e la tua stessa ombra ti stizzisce. Momenti delicati, momenti difficili, intesi ed amari… momenti di crescita. Quando tutto va bene non si impara nulla, quando il mondo gira normalmente ci perdiamo le cose importanti, non le capiamo, non le vediamo, non ci interessano. Quando invece le cose ci vengono a mancare capiamo la loro importanza, le cerchiamo, le riconquistiamo.  Non è un inno al masochismo, per carità, ma è una presa di coscienza del fatto che quando siamo in difficoltà l’istinto di sopravvivenza ci spinge a migliorare, a crescere, a cercare Dio.  Allora ben vengano queste “secche” tra un party e l’altro.

Vita e Olive

olive

olive

Sono nato e cresciuto in una grande città come Roma, quando ero piccolo il massimo dell’esperienza rurale era andare al parco vicino casa e giocare a pallone rotolandosi nell’erba! Le tute tornavano a casa malconce e tutto rigate di verde, o di terra al massimo. Il parco vicino casa mia poi non era nemmeno male, adiacente ad una delle vie principali di Roma aveva altalene, scivoli, funi, reti ma soprattutto… alberi, tantissimo alberi. Io, da buoncittadino,di quelli che sono assuefati allo smog e che tra un clacson e il belare di una pecora scelgono il primo, usavo quei pini solo come pali da calcio, non sono mai salito su un albero, intendo uno degno di tale nome, prima di qualche giorno fa. La zona in cui mi trovo adesso infatti è ricca di ulivi, alberi bellissimi, estremamente ramificati, attorcigliati su loro stessi e anche molto resistenti, sembrano studiati per farci arrampicare chi deve raccogliere le olive… L’altro giorno, armato di buona volontà mi sono avvinghiato ai rami e mi sono tirato su, arrivando a discrete altezze. E, vi sembrerò scemo e forse lo sono, è stato magnifico potersi sentire immerso letteralmente nella natura, foglie da tutte le parti, rametti… mi è stata restituita l’infanzia! Mi ha fatto effetto sentire il sostegno dell’albero, infatti con la miriade di rametti tutt’intorno ti senti come sorretto, e così in situazioni in cui normalmente dovresti sentirti traballante mi sentivo solido e in equilibrio stabile. La cosa ancora più bella è stata riflettere su quello che facevo, mentre mi muovevo da un ramo all’altro come un novello tarzan infatti, avevo modo di osservare come le olive più belle, quelle più succose, fossero proprio nei punti più difficili da raggiungere, sull’estremità dei rametti esterni o nella parte più alta dell’albero… pensavo che infondo nella vita tutto è così! Le cose migliori sono quelle più difficili da raggiungere, per poter raggiungere efficacemente quelle olive ti devi sporgere, devi cercare di afferrare il rametto con la punta delle dita, devi prendere qualche rischio (cosa che io non ho fatto… anche perché a me non piacciono le olive! Io quelle irraggiungibile le ho preso a bastonate per farle cadere 🙂 ), le olive non si possono raccogliere da terra, qualcuno deve arrampicarsi. Se vuoi prenderle tutte e non accontentarti di quelle più in basso, che sono alla portata di tutti, ti devi lanciare, devi farti coraggio e vedere fino a che punto riesci a sporgerti, fino a dove l’albero ti sostiene. Lo so, sembrerò un matto a fare questi discorsi… ma ci sono tanti spunti di riflessione nella natura! Altro aspetto interessante è la necessità di salire sopra l’albero per capire l’effettiva quantità di olive da prendere, rimanendo in basso non si capisce esattamente cosa ci sia ai “piani superiori”, giudicare dal basso comporterebbe la perdita di molte olive buone! E così pensavo anche nella nostra vita.. un po’ in tutti gli aspetti, se non ci si sporca le mani e si va a cercare effettivamente di capire cosa c’è più su rimarremo sempre col dubbio e la concreta possibilità di aver perso delle olive buone. Questo può essere applicato anche alla fede, senza dubbio…

Vi racconto una storia…

Sabato scorso ho avuto l’occasione di condividere con altri ragazzi, appassionati lettori di Bibbia come me, una storia non conosciutissima tratta dal vecchio testamento, ovvero il “primo tempo” della Bibbia, passatemi la metafora… Lo so, è lunga, però vi consiglio di leggerla, perché è bellissima! magari copiatevela, stampatevela, tornate più volte a leggerla… fate come vi pare 🙂

Ad ogni modo la storia parla del ben noto Re Davide, lo stesso ragazzino che molti anni prima con una fionda e un sasso aveva sconfitto il gigante Golia, entrando nell’immaginario comune come l’antieroe, come il colpo di scena o l’outsider che fa il colpaccio, ispirando artisti del calibro di Michelangelo, Bernini e Donatello. Questa volta il nostro “eroe” è però alle prese con tutt’altro genere di prova, infatti si trova ad affrontare nel corso della vicenda una quantità incredibile di prove e dolori che nemmeno il miglior superman avrebbe potuto sopportare. La storia sarebbe la trama perfetta di un film dei giorni nostri, infatti c’è tutto, e intendo veramente tutto: azione, giochi di potere, sesso, passione, tradimento, amicizia, politica, tattica e berlusconismo!

Iniziamo pure con la storia di:

DAVIDE E AHITHOFEL

PROLOGO

La storia ha un inizio apparentemente non collegato con le vicende che poi andremo a raccontare, ma come ogni grande film la chiave di lettura l’avremo solo nel finale!

La storia inizia con una guerra:

Con l’inizio del nuovo anno, nel tempo in cui i re vanno a combattere, Davide mandò Joab (ndb Joab comandante dell’esercito di Davide) con i suoi servi e con tutto Israele a devastare il paese dei figli di Ammon e ad assediare Rabbah; ma Davide rimase a Gerusalemme. (2 samuele 11:1)

Una guerra che Davide, grande combattente e uomo di guerra, decide di “saltare” e così se ne resta a Gerusalemme nella sua immensa reggia…

Una sera Davide si alzò dal suo letto e si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno; e la donna era bellissima. Così Davide mandò a chiedere informazioni sulla donna; e gli fu detto: E’ Bath-Sceba, figlia di Eliam, moglie di Uriah, lo Hitteo(ndb Che era in guerra). Davide mandò messaggeri a prenderla, così essa venne da lui ed egli si coricò con lei;(ndb ebbero un rapporto) poi ella si purificò della sua impurità e ritornò a casa sua. La donna rimase incinta e lo mandò a dire a Davide, dicendo: Sono incinta.

Davide insomma fa il danno, invece di andarsene in guerra, invece di starsene quantomeno a dormire, si affaccia dalle terrazze del suo palazzo reale e fa in poche parole il “guardone”, non limitandosi a questo, ma incontrandosi con la donna,sposata allacciando una relazione adultera che porta anche alla gravidanza della donna. Davide, possiamo leggere nel continuo del capitolo, a quel punto si spaventa, perché sa che sarà facilmente individuabile come colpevole, fa richiamare il marito della donna dal fronte e in poche parole dopo vari tentativi di nascondere la propria colpa, lo fa uccidere.

E qui finisce l’introduzione. Infatti passano circa 10 anni e iniziamo a leggere la vera partenza della

storia con un nuovo personaggio…

10 ANNI DOPO

Absalom si alzava al mattino presto e si metteva a lato della via che portava alla porta della città. Così, se qualcuno aveva una causa e andava dal re per ottenere giustizia, Absalom lo chiamava e gli diceva: Di quale città sei?. L’altro gli rispondeva: Il tuo servo è di tale e tale tribù d’Israele. Allora Absalom gli diceva: Vedi, le tue ragioni sono buone e giuste, ma non c’è nessuno da parte del re che ti ascolti. Poi Absalom aggiungeva: Se facessero me giudice del paese, chiunque avesse un processo o una causa verrebbe da me, e io gli farei giustizia. Quando poi qualcuno si avvicinava per prostrarsi davanti a lui egli stendeva la mano, lo prendeva e lo baciava. Absalom faceva così con tutti quelli d’Israele che venivano dal re per chiedere giustizia; in questo modo Absalom si cattivò il cuore della gente d’Israele.

Immaginate adesso, nell’ipotetico sviluppo di questo film, che dopo la schermata nera con scritto “10 anni dopo” vediate un uomo bellissimo con una folta chioma e una barba scura, che sul ciglio di una strada intercetta i viandanti promettendo loro un trattamento migliore di quello che il re garantisce fino a quel momento, cercando di sbarazzarsi dei convenevoli e mettendo sul piatto offerte populiste (ditemi se questo non è berlusconismo??!!)l’uomo in questione è Absalom, il terzo figlio di Davide, la bibbia ci dice nel capitolo precedente, che è un uomo senza difetto, esteticamente parlando, e che ha talmente tanti capelli che ogni anno, tagliandoseli, restano a terra più di 3 kg di capigliatura! Absalom in questi 10 anni è stato per lo più in esilio dopo aver ucciso il fratellastro, reo di aver abusato della sorella di Absalom, una brutta storia insomma… nonostante ciò, Davide, cuore di padre, lo perdona e lo fa tornare dall’esilio. La prima cosa che Absalom, di nuovo a casa, cerca di fare è strappare la corona di testa al padre, con questa squallida tattica che abbiamo appena letto. Ad un certo punto però il piano di Absalom ha una svolta decisiva, infatti:

15:23 Absalom, mentre offriva i sacrifici(ndb è la scusa con cui è andato via da casa…) mandò a chiamare dalla sua città di Ghiloh Ahithofel, il Ghilonita, consigliere di Davide. Così la congiura acquistava forza perché il popolo andava crescendo di numero intorno ad Absalom.

Absalom fa il colpaccio! Ci riesci, la gente inizia ad essere dalla sua parte. Nell’economia di questo GOLPE la bibbia sembra dare particolare importanza alla scelta di Ahithofel di seguire Absalom, infatti Ahithofel non è uno qualsiasi, non è un semplice consigliere, ma è un vero e proprio fuoriclasse nel suo ruolo:

16:23 In quei giorni, un consiglio dato da Ahithofel aveva lo stesso valore di chi avesse consultato la parola di Dio. Così era ogni consiglio di Ahithofel tanto per Davide che per Absalom.

Insomma era un vero e proprio saggio, un uomo di tattica, un uomo che sicuramente aveva una cultura notevole ed un’abilità grandissima nell’analizzare le situazioni, praticamente Ahithofel non sbagliava mai un consiglio!

A questo punto per il vecchio re, Davide, non resta che la fuga

LA FUGA DI DAVIDE

Tutti lo abbandonano e Davide resta con solo i fedelissimi e un manipolo di mercenari che ormai riconoscono in lui un vero leader e lo seguono anche in questo momento inglorioso! Parliamo di 600 persone in totale, Davide inoltre lascia 10 concubine(una via di mezzo tra delle serve e delle moglie diciamo…) al palazzo come custodi. Davide, che ha con sé i sacerdoti con l’arca di Dio, simbolo della presenza divina (per chi è proprio a secco di vecchio testamento è quella che indiana jones cerca nel film…) decide, a sorpresa, di far tornare l’arca a Gerusalemme, perché dice: “Se io trovo grazia agli occhi dell’Eterno, egli mi farà tornare e me la farà rivedere insieme con la sua dimora. Ma se dice: “Non ti gradisco”, eccomi, faccia di me ciò che gli pare” cioè rimette tutta la vicenda nelle mani di DIO, si mette in discussione, pensa: “magari è giusto così, Dio sa…”.

FLASHBACK

Il momento è drammatico, tutti salgono sui colli intorno a Gerusalemme in fuga, tutto è finito, le vicende leggendarie di Davide stanno ormai volgendo al termine, è la fine di un’epoca, c’è un silenzio irreale tra quelli dell’entourage di Davide, tutti si guardano attorno salendo, e i ricordi affiorano, quante vittorie insieme, quanta gloria, e ora se tutto va bene al massimo ci sarà una vita in fuga, qualcuno non ce la fa più a reggere questa tensione e sbotta a piangere, è la bibbia stessa che ce lo dice. Ad un tratto tra la piccola folla silenziosa si inizia a sentire un mormorio, è arrivata una notizia! In men che non si dica la voce si inizia ad allargare a macchia d’olio fino a giungere a Davide:

15:31 Qualcuno venne a dire a Davide: Ahithofel è con Absalom tra i congiurati. Davide disse: “O Eterno, ti prego rendi vani i consigli di Ahithofel!”

Dalla reazione di Davide abbiamo ulteriore conferma che Ahithofel non è uno qualsiasi, continuando l’ipotetico percorso “cinematografico” Davide ha un flashback…

SALMO 55:12-14 ; 21-22 riferito ad Ahithofel:

Poiché non è stato un mio nemico che mi ha schernito, altrimenti l’avrei sopportato; non è stato uno che mi odiava a levarsi contro di me; altrimenti mi sarei nascosto da lui.Ma sei stato tu, un uomo pari a me, mio compagno e mio intimo amico. Avevamo insieme dolci colloqui e andavamo in compagnia alla casa di DIO.

La sua bocca era più dolce del burro, ma nel cuore aveva la guerra; le sue parole erano più morbide dell’olio, ma erano spade sguainate. Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli.

SHOCK! Davide e Ahithofel erano non solo “colleghi”. Ma amici! Avevano insieme chissà quali meravigliosi discorsi, parliamo di due uomini saggi, preparati, che amavano Dio! Com’è possibile?? Cosa può essere mai successo ad una così perfetta relazione di amicizia? Da sottolineare ancora il fatto che Davide in un momento così amaro lascia tutto in mano a Dio scrivendo un verso bellissimo, straordinario: Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli. In pratica: BUTTATI nelle mani di Dio, lui ti terrà al sicuro!

LA REAZIONE DI DAVIDE

A questo punto Davide reagisce, sa che ora tutto è nelle mani di Dio e se il Signore vuole farlo tornare a casa tutto andrà liscio, altrimenti Absalom trionferà e lui sarà solo un ricordo sui libri di storia…

Il punto chiave, Davide lo sa bene, è la relazione di fiducia tra Ahithofel e Absalom, Absalom è un narciso bamboccione, figlio di papà e viziato che finoa quel punto è stato solo capace di mentire per arrivare al potere, ma ora ha il miglior consigliere possibile, ora è come una squadra mediocre che compra Maradona, ha tutte le carte in regola per vincere! Così Davide dispone le sue pedine:

Quando Davide giunse in vetta al monte, dove adorò DIO, ecco farglisi incontro Hushai, l’Arkita con la veste stracciata e il capo coperto di terra. Davide gli disse: Se tu prosegui con me, mi sarai di peso; ma se torni in città e dici ad Absalom: “lo sarò tuo servo, o re; come fui servo di tuo padre nel passato, così sarò ora tuo servo”, tu renderai vano in mio favore il consiglio di Ahithofel. Non avrai là con te i sacerdoti Tsadok ed Abiathar? Tutto ciò che sentirai dire da parte della casa del re lo farai sapere ai sacerdoti Tsadok ed Abiathar. Ecco, essi hanno là con sé i loro due figli, Ahimaats figlio di Tsadok e Gionathan figlio di Abiathar; per mezzo di loro mi farete sapere tutto ciò che sentirete Così Hushai amico di Davide, tornò in città e Absalom entrò in Gerusalemme.

Davide prova a mettere Hushai, suo consigliere fedele, un vero amico, tra Absalom e Aithofel in modo che Ahithofel “giochi a pera” si diceva da bambini, cioè non sia ascoltato. In un primo momento il piano sembra parzialmente fallire, infatti dopo l’ingresso in città di Absalom trionfante, Hushai viene considerato come un buon consigliere e reclutato dal nuovo re, che però ascolta il consiglio di Ahithofel di allestire una tenda sulla terrazza, la stessa dove all’inizio Davide spia la bellissima donna, per avere relazioni sessuali in pieno giorno davanti a tutti il popolo con le 10 concubine che Davide ha lasciato a palazzo. Che consiglio astioso! Ahithofel deve veramente odiare Davide alla follia! E lo vediamo ancora di più nel secondo consiglio:

Poi Ahithofel disse ad Absalom: Lasciami scegliere dodicimila uomini, perché possa andare a inseguire Davide questa notte stessa; 2piombando su di lui mentre è stanco e debole, lo spaventerò e tutta la gente che è con lui si darà alla fuga; così potrò colpire solamente il re, 3ma ricondurrò a te tutto il popolo. La morte dell’uomo che cerchi favorirà il ritorno di tutti; così tutto il popolo sarà in pace.

Ahithofel si propone di andare personalmente a sterminare Davide, subito, è la cosa giusta da fare, degli altri non vuole sapere nulla, non gli interessa, LUI ODIA DAVIDE E BASTA! Clamoroso.

ABSALOM ABBOCCA E …

Ma Hushai sta volta riesce a sventare il consiglio dell’avversario perché:

L’Eterno infatti aveva stabilito di rendere inefficace il buon consiglio di Ahithofel, per far cadere la rovina sopra Absalom.

Così Davide seppe la notizia tramite le spie che aveva messo in giro, ed ebbe tempo di organizzarsi, l’indomani affrontò l’esercito di Absalom sconfiggendolo e riprendendo il potere. Davide, sempre cuore di padre, non avrebbe voluto fare male ad Absalom, ma Joab, generale di Davide, si trovò di fronte una possibilità troppo “Ghiotta” da non sfruttare: Absalom correva sul suo mulo quando i suoi capelli folti e bellissimi rimasero impigliati sui rami di un albero, lasciandolo appeso a mò di salame, per Joab fu un gioco da ragazzi. Davide fu ristabilito re, e tutto tornò alla normalità.

E AHITHOFEL?

Ma una domanda resta ancora… che fine fece Ahithofel? Subito dopo che il suo buon consiglio non fu ascoltato si ritirò a casa sua, sapendo che Absalom a quel punto era destinato alla sconfitta, non tentò nemmeno di far valere le sue ragioni:

2 Samuele 17:23

Quando Ahithofel vide che il suo consiglio non era stato seguito, sellò il suo asino e partì per andare a casa sua nella sua città. Mise in ordine le faccende di casa sua e s’impiccò. Così morì e fu sepolto nel sepolcro di suo padre.

Preferì uccidersi che vivere con Davide ancora re, un odio inspiegabile.

Un’idea del perché in realtà ce la possiamo fare, infatti tra i grandi combattenti di Davide in seconda Samuele 23:34 viene citato:

Eliam, figlio di Ahithofel di Ghilo;

Non abbiamo già letto questi nomi?

Rileggiamo i versi con cui abbiamo iniziato la storia:

Una sera Davide si alzò dal suo letto e si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno; e la donna era bellissima. Così Davide mandò a chiedere informazioni sulla donna; e gli fu detto: E’ Bath-Sceba, figlia di Eliam, moglie di Uriah, lo Hitteo(ndb Che era in guerra). Davide mandò messaggeri a prenderla, così essa venne da lui ed egli si coricò con lei;(ndb ebbero un rapporto) poi ella si purificò della sua impurità e ritornò a casa sua. La donna rimase incinta e lo mandò a dire a Davide, dicendo: Sono incinta.

Ahithofel era il nonno di Bath-Sceba, la donna con cui Davide ebbe una relazione adulterina…

Incredibile, da quell’episodio passarono più di 10 anni, e da quello che leggiamo nel salmo 55, nel flashback, Ahithofel non ha mai accennato a tutto ciò,è sempre rimasto lo stesso, amichevole, saggio uomo di sempre… ma nel suo cuore covava l’odio, la vendetta, il mancato perdono nei confronti di Davide e alla prima occasione si è gettato contro Davide segnando però la propria fine. Che triste storia! Tutto iniziato da uno sguardo, di Davide, che non sarebbe dovuto esserci. E montata per l’impossibilità di perdonare di Ahithofel. Possiamo imparare molto da questa avvincente storia.