La ragazza del muretto

Non era solo una questione di estetica, no, no anzi l’estetica era uno dei metri di giudizio che per ultimo sembrava  bussare ai suoi occhi; per carità quella ragazza appoggiata al muretto in attesa dell’autobus davanti a lui, che svogliatamente si appoggiava al palo della fermata, era veramente un angelo, ma non si trattava di questo. Era la sua fantasia che per prima cosa gli saltò agli occhi, non ci aveva mai scambiato una parola, eppure lo sapeva, lei era una creativa, una donna piena di fantasia, era evidente guardando la luce nei suoi occhi accendersi leggendo le pagine del libro che costantemente teneva in mano nell’attesa; come la luna si specchia nel sole per poter brillare, così i suoi occhi nocciola, profondi e visionari, riflettevano un mondo che solo lei riusciva a vedere davanti a se. Il suo sorriso spontaneo e imperfetto era la cosa che più di tutte si era impressa nella sua mente, la notte spesso era l’ultimo pensiero cosciente prima di abbandonarsi a sogni che avevano sempre lei come protagonista e che lui aveva l’impressione di non dimenticare mai al risveglio, non come tutti quelle altre banalissime fantasie notturne su chissà quali altri soggetti accatastati lì nelle nostre menti senza un motivo apparente. Il trucco raramente  sfoggiato, e comunque sempre e solo accennato, per esaltare i suoi lineamenti essenziali, le scarpe basse, i vestiti vissuti e soggetti ad una moda solo ed esclusivamente sua, le mani delicate che nello sfogliare le pagine sembravano scandire le note di un’arpa, la sciarpa colorata intorno al collo con il riflesso del tiepido sole invernale creava una cornice che ne esaltava la pelle candida, la voce spezzata dalla timidezza anche solo per rispondere a qualcuno che chiedeva l’ora, il naso all’insù, i capelli castani ricci e selvaggi di cui segretamente lui studiava la trama che lo riconducevano, come piccole scale a chiocciola, al suo viso così bello e vivo, come un quadro di Monet…

Mentre la pioggia iniziava a cadere, mentre il sole splendeva, mentre tutti correvano, mentre non si muoveva una foglia, lei era sempre lì in un mondo esclusivamente suo e in cui lui ogni notte sognava di entrare, ma da cui ogni mattina sistematicamente usciva quando la vedeva lì appoggiata ad un muretto con un libro in mano, troppo bella per non essere un sogno.

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Vita e sigarette

A guardarlo così, fortuitamente, sigaretta al lato di una bocca quasi costantemente lineare, senza accenni di sorrisi, pelle incessantemente dorata dal duro lavoro all’aria aperta, capelli neri come la notte che lo portò in Italia, sembrerebbe proprio che quest’uomo sia un duro, un James Dean dei Balcani. Una persona sicura di sè, cuore di pietra, occhi fissi sull’obiettivo, sempre, mani pesanti come il cemento armato. Uno che non vorrei mai ritrovarmi contro in una lotta per la vita!

A guardarlo bene invece ci vedi tutt’altro… gli occhi fissi di chi non ha voglia di permettersi distrazioni oltre il lavoro; i vizi, i molti vizi, che sopperiscono all’assenza di una famiglia lasciata dall’altra parte del mare, e sopratutto una nuvoletta di fumo targato marlboro costantemente sopra la chioma spettinata  e impolverata. Un uomo senza fronzoli, uno che si sveglia, lavora e poi si strugge senza capire bene per chi, o per cosa… vive così, una tirata di sigaretta alla volta, sforzandosi di mantenere, in quegli occhi sempre attenti,  i luoghi dov’è cresciuto, le persone che l’hanno amato, i figli che non l’hanno mai conosciuto.

A parlarci invece senti l’eco… l’eco profondo di un uomo che dentro si è svuotato di tutto, sputando fumo e motivazioni… tabacco e ricordi… nicotina e vita… un vuoto costante.

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