Outing di un sognatore

Lo ammetto. Sono sempre stato un sognatore, mai per scelta, sempre per necessità. Lo confesso oggi, davanti tutti voi, per la prima volta. Non posso più sostenere il peso di questa scomoda condizione. Non posso più fingere… non ce la faccio. Dietro scelte misurate, calcolate e ben pensate si nasconde lo slancio di un istintivo, lo sguardo di un visionario che vede oltre quello che gli è concesso capire. Ho finto bene, lo so! Una stabilità da quattro soldi ha incatenato per un po’ la voglia di osare, di andare al di là dei proprio confini, di mischiare la certezza con la possibilità. Ho nascosto i fallimenti in barattoli di speranza e la delusione dietro una mano di vernice, ancora fresca. Passo il tempo libero a sognare e sognare e sognare, senza mai una pausa senza mai una realtà, ho visitato mondi paralleli, ho timbrato il biglietto per treni immaginari, ho sentito musiche che ancora devono essere scritte e visitato luoghi mai esistiti. Le situazioni “reali” sono solo una degenerazioni dei miei sogni, tutto quello che faccio di giorno in giorno un intermezzo tra un sogno e l’altro. Lo stato onirico è quello che preferisco, la forza di qualcosa che non c’è, non esiste, eppure ti condiziona la vita, è molto più interessante di 1000 realtà che non ti lasciano nulla. Preferisco un buon libro ad un giornale, e mi diverto di più a perdere lo sguardo nel nulla che a vedere la televisione. In treno guardo sempre fuori dal finestrino e di fronte al mare cerco di immaginare dove è stata ogni molecola d’acqua. Quando piove conto le gocce e quando c’è il sole gioco con le ombre. Di tutto quello che ho sognato potrei fare un elenco lunghissimo, di tutto quello che sognerò di qui a domani un elenco infinito… tutto sfocia nell’utopia, nell’impossibile, ma questo è proprio il bello di sognare, perché sognare cose fattibili sarebbe riduttivo… forse è per questo che sogno la pace, che sogno il mondo, che sogno la vita, che sogno il mare, il cielo, la poesia, la storia, la musica, che sogno lei, il cambiamento e l’instabilità.

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La deriva studiapertiana

La sigla di Studio Aperto, l'inizio della fine!

La sigla di Studio Aperto, l’inizio della fine!

Non ho mai capito l’utilità di Studio Aperto… cioè un sedicente telegiornale che ha fatto dello sciacallaggio sul “GIALLO DI COGNE”(e simili) e del gossip il proprio marchio distintivo. Già analizzando le due cose cioè: la Franzoni che piange disperata e la Marini che litiga con il fidanzato di turno, si capisce che sono due estremi fastidiosissimi già da sopportare presi singolarmente figuriamoci ad unirli! Il tutto condito con delle musichette strappa lacrime come colonna sonora, sono sempre quelle tra l’altro, sia che si tratti del sempre verde “GIALLO DI COGNE” sia che per 2 cuccioli abbandonati sull’autostrada, sia che Pamela Prati confessi di essere un uomo!Sempre quelle, inevitabilmente le stesse. Un altro fattore veramente odioso è la voce che definirei LACRIMOSA nei servizi, cioè quella voce triste, mogia mogia e da vittima, di solito tipica nelle adolescenti appena lasciate dal fidanzato per la loro migliore amica, UNO STRAZIO! Studio Aperto sembra tratto da un b-movie fantascientifico, è tremendamente TRASH, è sensazionalista, è strillone, è una chiavica! Tra i vari difetti che ha potuto vantare nella sua brillante storia ci sono anche tre direttori di eccezione: il “simpaticissimo” Paolo Liguori, la voce più bella della TV: Mario Giordano (che difese il tg dicendo che ha un “taglio giovane” ma che noi giovani siamo così stupidi per te??) ci tengo a precisare che il “mostro” fu fondato nientepopodimenoche da Emilio Fede! Allora giustamente voi mi direte: E cosa ti aspettavi? Eh lo so, sono un sognatore.  Di Studio Aperto disprezzo anche i collegamenti troncati con la motosega; scienziati, inviati, direttori, giornalisti, testimoni, spesso vengono chiamati al telefono per sentire il loro parere, ma dopo 30 secondi di collegamento, il presentatore di turno, inizia a dire “ok, grazie, sì, grazie mille, abbiamo capito, alla prossima, si, ok, abbiamo capito, va bene, puoi smettere, smettila, grazie” tanto vale dirgli “ZITTO IDIOTA!”. Altro capitolo sono i presentatori da studio, non so come mai, ma le donne hanno regolarmente il nasone, salvo rari casi, e gli uomini sembrano sbattuti lì un po’ per caso, tipo passanti. Ma una cosa ho sempre apprezzato di Studio Aperto: la fascia oraria. Una fascia umile, le 12.30 e le 18.30, prima di tutti gli altri un po’ ad ammettere che in effetti non c’è paragone, non possiamo competere allora iniziamo prima, almeno poi cambiano e si vedono quelli seri, una sorta di umiltà intrinseca come a dire “lo so, siamo scrausi”. Questo fatto mi ha sempre tranquillizzato, pensavo: “ah, menomale lo sanno pure loro allora” e quindi ritenevo che un modello così scrauso di telegiornale non potesse mai fare scuola, eppure… ci sono riusciti. Guardatevi il TG5, il TG2 e alcuni servizi del TG1 e ditemi se non si stanno trasformando in studio aperto… musichette, sensazionalismo, notizie inutili, presunti “tagli giovanili”… VI PREGO NO! FERMATEVI! Non ci voglio credere, fermate questa deriva studiapertiana! CHIUDETE QUESTO STUDIO, VI PREGO!

non posso non segnalare: odiostudioaperto.blogspot.com

Dio è 2.0

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’evoluzione del web, alla crescita incredibile di internet che piano piano ha cambiato e sta cambiando radicalmente il nostro modo di vivere. Parlavamo proprio qualche giorno fa di Facebook (vi aggiorno sulla situazione, ho trovato anche io amici di infanzia finalmente!) di come si stia diffondendo e delle enormi potenzialità! Facebook è 2.0, un sito dinamico che cambia con l’utente, è l’utente che decide cosa fare come farla, cosa vedere, c’è un’interazione, è vivo! Questo fenomeno è noto come “web 2.0” da un web statico ad uno dinamico insomma. In un certo senso siamo passati dal produttore al consumatore, siamo collegati direttamente al sito che è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per esprimerci. Io penso che questo concetto sia assolutamente fondamentale nella vita di fede, una delle cose che non ho mai veramente apprezzato della chiesa cattolica è il concetto di intermediazione che il prete dovrebbe avere. Cioè io per esempio rubo una macchina, mi pento, a questo punto oltre a restituire la refurtiva, se credo, dovrei dire a Dio: “Guarda, scusami, ho sbagliato!” invece no!per la chiesa cattolica esiste la confessione, cioè vai dal parroco, ti confessi, e poi ci pensa lui: “ti assolvo”… scusa eh, ma io della tua assoluzione che ne faccio? Puoi darmi un consiglio, puoi pregare per me, ok perfetto, ma perché dovrei rivolgermi a te se voglio parlare con Dio? Dio ha tutta questa burocrazia? E perché?? é troppo impegnato? (nella Bibbia c’è scritto: “Egli non permetterà che il tuo piede vacilli, colui che ti protegge non sonnecchierà. Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme. L’Eterno è colui che ti protegge, l’Eterno è la tua ombra, egli è alla tua destra” (Salmo 121:3-5)DIO NON HA COLPI DI SONNO o impegni che lo distolgano da te! )Vi dico una cosa, Dio non ha bisogno di “segretari”, di gente che si mette in mezzo. Dio è 2.0! Lui è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per poterci esprimere, se io voglio parlare con Dio, sia nel bene che nel male, lo posso fare direttamente a 4 occhi! Se hai qualche lamentela da fare al Capo non troverai nessuno ufficio reclami nella tua parrocchia, ma se vuoi fargli qualche domanda…. Dio è sempre lì, disponibile, se lo cerchi con un cuore onesto. In 1 timoteo 2:5 c’è scritto: poiché v’è un solo Dio, ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù..” L’unico intermediario di cui abbiamo bisogno è Gesù, che poi guardacaso è sempre Dio, che è morto proprio per questo. In Israele c’era un ordine sacerdotale molto, molto ben definito, rigido e chiaro e quello era il mezzo tramite il quale il popolo poteva comunicare con Dio, anche se ci sono molti casi in cui Dio preferisce una relazione 1 a 1, ma Gesù ha annullato di fatto questo bisogno, basta vedere chi erano i suoi messaggeri: Pescatori, esattori, poveracci! Dio è vicino, più di quanto si possa dire guardando alla mastodontica struttura delle grandi chiese ma Dio non è in una denominazione o in una religione, no, non ne ha proprio bisogno! Dio è libero, Dio è vicino a te, prova a parlarci!