Un tubetto di ricordi…

No alla casta! Sì alla pasta! Grazie capitano! 🙂

Un ricordo lo si associa spesso ad una immagine vista, ad un odore respirato, ad una canzone… e perché no? Ad un sapore. Quel meraviglioso sapore che può avere una cena insieme, un piatto squisito… eppure di te ho un ricordo proprio strano. Non una poetica immagine, una musica soave… ma un sapore, il sapore del tuo dentifricio. Strano… strano fino ad un certo punto. Perché in fin dei conti sono le piccole cose il segnale più evidente di una conoscenza profonda. Tutti sappiamo le cose più importanti di una persona, di un fatto… sappiamo che Cristoforo Colombo “scoprì” l’America, che era il 1492, che era nato a Genova… ma non sappiamo che numero di scarpe portasse, quale fosse il suo ricordo più bello, la paura più grande, o che marca di dentifricio avrebbe usato se fosse vivo oggi! Sono i dettagli quelli che fanno la differenza. Tutti di te riconoscono il profumo, il colore dei capelli, ricordano il suono della tua voce; qualcuno conosce i tuoi segreti, le tue ambizioni e ha sentito raccontare più volte i tuoi sogni. Ma in quanti sanno che dentifricio usi? No, veramente… in quanti? Il numero cala vertiginosamente. Perché questi sono quei piccoli grandi innocentissimi segreti che ognuno di noi ha… e che io conosco di te, perché con te ho vissuto, con te ha sofferto, con te mi sono svegliato. Lo ammetto, mi fa un po’ strano pensare a te ogni volta che sento il sapore della “pasta del capitano” ma che ci posso fare? Davanti ad uno specchio, stordito dal sonno mattutino, o stanco per una lunga giornata, fisso il mio riflesso con lo spazzolino in bocca, e dente dopo dente, rivedo quei mille momenti insieme. Ricordi indissolubili sempre freschi… e alla menta, nella mente. E’ buffo guardarmi in pigiama con la schiuma bianca alla bocca, esattamente come da bambino, e sentire il suono delle setole tra i denti mentre nella testa rivedo quelle scene a casa tua, prima di andare a dormire dopo serate divertenti, dopo serate noiose, dopo serate normali. Dettagli che solo io, e pochissimi altri, possiamo sapere… sapore di menta e fluoro. Ridacchio e apro l’acqua. Mi sciacquo la bocca, mi riguardo allo specchio… quel sorriso ebete di chi sta pensando ad un bel ricordo è rimasto lì, sulle mie labbra. Non è poi così male ricordarsi di te tre volte al giorno…

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Un messaggio alle zanzare

una racchetta per le zanzare? 🙂

Ok, esuliamo un attimo da tutto il discorso adatto al periodo: il natale, i panettoni, torroni, pandori, slitte, renne, regali e litigate tra parenti. Sì, vabbè buon anno, felice anno nuovo, tante belle cose, a natale siamo tutti più buoni. C’è una cosa che mi inquieta in questo periodo, e più precisamente mi tormenta ogni notte: le zanzare. Ma abiti per caso all’equatore? mi domanderete voi. La risposta è no! La cosa “bella” è che personalmente i fastidiosissimi insetti non mi infastidiscono nemmeno in estate. Nel senso che ci rispettiamo vicendevolmente. Io non le appiccico al muro e loro non mi pungono. Semplice, lineare e chiaro. Regole non scritte di una convivenza civile. Però evidentemente al sindacato non deve essere andato giù quest’accordo, e non potendomi pungere, perché sia chiaro il mio sangue è una chiavica, le simpaticissime zanzare hanno deciso di optare per una “tattica del terrore”. Metodi di cui sentirete parlare solo a Guantanamo… e a casa mia. Il disegno è semplice quanto diabolico: non farmi dormire.

Come? A turno una zanzare decide di girovagare in prossimità del mio orecchio mentre sto a letto, il tutto senza pungermi ovviamente. Alla terza smanacciata a vuoto per allontanare l’odioso ospite, mi alzo e accendo la luce e… tutto sparito, niente più zanzare in giro. Controllatina veloce sui muri, sul soffitto, le ante dell’armadio e dietro il televisore, chissà perché tendono sempre a nascondersi nei soliti posti… comunque non quando si mettono d’accordo per romperti l’anima di notte. Luci spente. Si torna a dormire… zzzzzzzzzzzz … l’inquietante ronzio come per magia compare nuovamente. Solita smanacciata. Silenzio. Silenzio e poi silenzzzzzzzzzzzzzzzzzzz… è tornata.

La storia è andata avanti finché un giorno, pardòn, un notte ho deciso di fare una strage. Prima di andare a letto mi sono munito di racchettina acchiappazanzare precedentemente acquistata nel negozio di cinesi di fiducia, di quelle elettriche che friggono le zanzare. Poi mi sono sdraiato e ho atteso che il sonno sopraggiungesse… e fin qui tutto regolare, tutto facile. Finché… zzzzzz stavolta la smanacciata non è servita. Mi sono direttamente alzato, impugnato la racchetta, chiuso la porta per non far scappare nessuno, doppia mandata, accendo la luce, metto gli occhiali e… la caccia è aperta. Controllo i soliti posti, evidentemente non si aspettavano la missione punitiva! Ne trovo subito una! Racchetta… STACK! (la zanzarina rimane intrappolata nella piccola rete elettrica e scoppietta allegramente!) Pensando di aver finito sto per dirigermi verso l’interruttore quando dietro di me sento un… zzzzzzzz… ce n’è un’altra!! Mi giro, non la vedo, sento il ronzio però! Abbasso lo sguardo… è là… che a mezz’aria svolazza spensieratamente. Mi scrocchio il collo, impugno bene la racchetta e con un rovescio degno di Federer… STAK! Gira sulla racchetta accesa la zanzara scoppiettando sta già il cacciator fischiando con lo sguardo sadico a rimirar. Goduria. Tanto che il dubbio che ci siano altre zanzare in giro diventa quasi una speranza. Infatti ne trovo una dietro la televisione… STACK! e siamo a tre. Dietro l’armadio? STACK. Poker. Penso sia tutto, missione compiuta. Controllo sulle ante dell’armadio tanto per scrupolo e pensate un po’… una zanzare paralizzata dalla paura, con lo sguardo terrorizzato mi fissava. Era lì, immobile all’altezza del mio volto. La guardo. Lei mi guarda. Poso la racchetta. Basta con questa tortura. Faccio un cenno di saluto, alzo la mano… le non ricambia. Allora mi avvicino per farmi vedere meglio. Lei, chissà come mai, fraintende il mio gesto di pace e fugge… a quel punto, molto offeso, mi altero e la mano si trasforma in accetta SPLASH… quinta zanzare eliminata “alla vecchia maniera”. La serenità è ristabilita. Il sonno è salvo. Buon notte.

Ora finché tutto ciò avviene in agosto o a settembre è addirittura tollerabile. Ma che io a dicembre la notte mi debba alzare a controllare dove sono le zanzare non è possibile! Inizio a coltivare la tesi della cospirazione: sospetto che le zanzare, indispettite dalla guerra che gli ho messo con la racchettina elettrica in estate, hanno deciso di stringere i denti resistendo al freddo e rompermi l’anima per tutto l’inverno! OOOH! Ma dico, siamo impazziti? Ma un po’ di coerenza. Sei nata zanzara? E allora a dicembre mi devi già che essere crepata da un bel po’, ma da sola, senza il mio aiuto! Ma io che ho tempo da perdere aiutando la natura a fare il suo corso? E’ come se dovessi andare a dare il sonnifero agli orsi per mandarli in letargo! Non è che ognuno fa come gli pare, se no qui sai che succede… il caos! Allora sfrutto il blog per lanciare un messaggio al sindacato delle zanzare: Ok, lo so! Ho sterminato un cospicuo numero di zanzare, però… avete iniziato voi! Capisco che avete la curiosità di vedere com’è il Natale, le lucette e tutto… però… a tutto c’è un limite. Allora io ve lo dico. Se non la fate finita entro una settimana, a partire da adesso, ne pagherete le conseguenze: FACCIO SALTARE PER ARIA CASA!!!

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Settimo piano.

Settimo piano. tre stanze. Due finestre ed un balcone. Settimo piano. Tre persone. Qualche bottiglia e troppi ricordi.

Settimo piano, alla finestra una donna disillusa guarda le stelle, lacrime agli occhi… letto sfatto, foto sparse; sulla scrivania, sul letto, a terra. Nuvole all’orizzonte, nuvole sopra la testa, tra l’una e l’altra lo squarcio di una speranza, l’ultima rimasta appesa al cielo. L’unica che prevede un finale diverso da quello temuto. Buio, silenzio spaventoso, ombre lunghe, foto irriconoscibili… o no? Troppo dolore. Finestra aperta. Aria fredda, vento penetrante scava a fondo, scava dentro, dentro i polmoni, dentro i ricordi… scava, scava due palmi buoni di memoria… incroci del destino, giochi di terrore. Prove tecniche di sofferenza. La forza di una donna, gracile, esile, sconvolta ma coraggiosamente in piedi davanti al vento gelido…

Settimo piano, sul balcone un amico deluso guarda il vuoto. Nella mano una sigaretta, spenta. Nell’altra un ombrello, chiuso. Non è facile fissare il nulla, ma per lui  è semplice… basta guardare il posto lasciato vuoto. Basta un ricordo, uno a caso tra tutto il mazzo di promesse ed esperienze insieme. C’è una sedia, ma chi ha voglia di sedersi ora? C’è una bottiglia… piena di ricordi e cartoline. Profondo sud. Profondo nord. Nel centro lui, lasciato solo con le sue domande. Nel cuore l’eco, ridondante. Nelle orecchie parole, vuote. Le tue.

Settimo piano, seduto al centro di una stanza senza arredo, c’è un amante abbandonato. Davanti a lui una sedia vuota. La guarda. 4 minuti prima lei era lì, di fronte a lui. C’è ancora il suo profumo. Trattiene il respiro. Apnea. Sulle pareti foto di gruppo, foto da soli, lettere appese e ingiallite, pezzi di vite che si dividono. Scritte sui muri. Ognuna parla di lei, ognuna rivela un pezzo di lui. Finestra chiusa, effetto specchio, riflesso di un uomo. Sguardo fisso, sguardo disarmato, occhi lucidi. Lei è andata senza salutare. Senza spiegare. Senza capire. Lui è rimasto lì, senza capire, senza combattere, senza volere.

Piano terra. Portone aperto. Strada deserta. Un uomo esce furtivamente, occhiali scuri per nascondere a se stesso gli occhi di un debole. Piano terra. Portone Aperto. Strada deserta. Un ragazzo esce correndo,fugge, prima che l’eco delle proprie bugie lo travolga. Primo piano. Scale in marmo. Rumore di passi. Una donna scende svogliatamente, non si volta mai, in mente un uomo, quello sbagliato.

Piano terra. Portone chiuso. Per la strada tre persone fuggono nella stessa direzione. Hanno rinunciato all’amore.

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Grandi porte… piccoli cardini

aaa

Questi giorni ho conosciuto un uomo. Un uomo anziano. Non so quanti anni abbia effettivamente, in età pensionabile comunque. Questo signore è nato in una famiglia ricca, padre imprenditore di successo che da giovane lavorò duramente e duramente insegnò la disciplina del lavoro ai suoi figli in modo che un giorno non dilapidassero il capitale che gli avrebbe lasciato. Questo signore col tempo è cresciuto, maturato. Divenuto ragazzo iniziò a lavorare col padre per poi mettersi in proprio guadagnando una fortuna immensa insieme ai suoi fratelli, ognuno ha preso poi la sua parte di eredità insieme alla cultura del lavoro lasciatagli dal genitore e l’ha investita, tutti con buoni risultati…tutti, tranne uno. Questo signore infatti non ha avuto buoni risultati, ma ottimi, straordinari. Ha colto l’occasione che la vita gli ha dato e ci ha lavorato sopra, aspramente, duramente, sempre. Alla fine è diventato un uomo di successo.

Quando l’ho conosciuto, però, la prima impressione mi ha “fregato”; infatti, vedendolo con una maglia impolverata, la fronte sudaticcia mentre scendeva dal camion delle consegne, mai avrei pensato di ritrovarmi di fronte al proprietario di tutta la ditta! Ha fatto il suo lavoro cordialmente, seriamente, precisamente. Poi finito il tutto: 2 battute, una pacca sulle spalle e via… di nuovo sul camion a fare altre consegne.

Solo qualche giorno dopo ho scoperto l’identità di quel normalissimo camionista… mi ha molto colpito. Siamo abituati a degli stereotipi vincenti molto diversi da quello offertomi da quest’anziano signore che ha fatto del duro lavoro e dell’umiltà il proprio credo. Se vuoi vincere nella vita devi lavorare duro. Sempre. Che ti sia andata bene o no. Se vuoi i risultati li devi annaffiare col sudore della tua fronte… e non con quello degli altri.

Cardini piccoli per far girare grandi porte. Uomini normali per risultati straordinari. Umiltà per grandi vite.

davidissimo.wordpress.com

Piano!!! di sopra!

 

Insonnia...

C’era una volta un piano, questo piano era sottile, come il cervello della Marini, o se preferite, come la difesa della Roma! Questo piano aveva una caratteristica fondamentale: divideva il sopra dal sotto, il primo piano dal secondo. Una funzione semplice, banale, ma svolta con grande dignità!

SOTTO, al primo piano, c’era un ragazzo, tipo me, anzi proprio ME! Che quel giorno, o meglio: notte, non aveva chiuso occhio, chissà per quale astruso sortilegio aveva passato una notte “a trivella” sul proprio letto, gira, gira, gira… più di Pizarro quando fa le finte (le finte… LA finta) più di quelle caspita di trottole di BEYBLADE (ai tempi miei i cartoni animati erano decisamente migliori). Questo ragazzo si era alzato ciclicamente con la scusa di fingere di avere un buon motivo di essere sveglio: andare al bagno, bere, andare al bagno, leggere un libro, bere, andare al bagno… e via dicendo… ma ad un tratto, come per magia sentì il MITICO tocco di Orfeo! e qualcuno dirà: e chi è orfeo? andatevelo a legge, ve dico io. Ad ogni modo, colpito violentemente dal sonno, alle 4.45 di mattina giaceva felice… e immobile…

SOPRA però una crudele strega, ma che dico strega,una  CRETINA! Aveva proprio deciso di ignorare le leggi: civili, penali, civiche, morali, pubbliche,basilari, di bon ton, geografiche e sopratutto dello stramaledetto buon vicinato! Questo poteva essere fatto in qualsiasi giorno dell’anno, in qualsiasi ora, in qualsiasi modo… ma NO, no, quella volta fu così, il tutto si svolse in QUEL momento e in QUEL luogo con crudele determinazione.

ore 6.00 di un sabato mattina “qualunque” ma drammaticamente specifico, lui, sotto, non ancora entrato nella fase REM ma che da lontano ne rimira l’ingresso… lei, sopra, appena sveglia, misteriosamente calza già scarpe coi tacchi… apre e chiude un armadio ripetutamente (neanche fosse la fermata della metro di NARNIA) getta a terra oggetti non identificati ma rumorosi, fa avanti indietro, avanti, sopra, indietro, avanti, due salti, guarda in sù, guarda in giù dai un bacio a chi vuoi tu… il tutto, e questo è veramente spaziale, seguita da un rognosissimo cane di taglia medio-piccola MA con le unghie più lunghe che la zoologia moderna ricordi!

SOTTO… ODIO PROFONDO e INSULTI PESANTI, pesanti come un gol in zona cesarini, pesanti come la donna cannone, pesanti come essere lasciati dalla tua ragazza, il giorno del tuo compleanno, per colpa del tuo migliore amico mentre sotto va un pezzo di Marco Masini, pesanti come LA CICCIONA DEL PIANO DI SOPRA!

Dopo una prolungata tortura il ragazzo cambia stanza, si butta sul divano e… boom, riecco Orfeo (mo lo sapete tutti chi è! No, No MORFEO quello gioca nella cremonese, lasciatelo perde) ma la perfida cret.. strega, se ne accorge e inizia di nuovo il teatrino (ma quanti armadi c’hai a casa?) nella stanza sopra a quella del ragazzo “e allora dillo che ce l’hai co’ me…!”

ore 7.42 si sente un boato, è come una porta sbattuta… aspetta… E’ PROPRIO UNA PORTA SBATTUTA! poi tacchi per le scale… un portone si chiude e… è tornato il silenzio…

davidissimo.wordpress.com

Home sweet Home

C’è sempre qualcosa di particolare nell’aria di casa, non è spiegabile, è una sensazione che hai dentro, una percezione che senti nei polmoni alla prima boccata d’aria e che arriva fino al cuore più che nella testa. Quando sali su un treno, aereo, macchina ecc… da una qualsiasi altra parte del mondo e poi riscendi nella tua città o paese senti subito che nell’atmosfera c’è qualcosa di familiare. I colori, gli odori, le voci, perfino le gocce d’acqua ti sembra di averle già conosciute,  la strana sensazione di conoscere tutti, anche se in effetti sei in mezzo a degli estranei! Non è una questione di quanto stavi bene o male fuori dalla tua città, come non conta se ti sei divertito o sei andato al lavoro, prima o poi vuoi rientrare a casa! C’è qualcosa di bello in questa sensazione, qualcosa che ti fa senitere legato a milioni di altre persone, che ti fa sentire un attaccamento bello a quel tuo pezzetto di terra… non essendo mai stato fuori casa così a lungo non mi ero mai accorto di quanto fossi legato a tutto qui, anzi… pensavo il contrario. E’ bello sentirsi a casa ma ancora più bello è esserci, a casa.

Nataliziando

Chi di noi in questi giorni non ha esclamato la frase “ma dov’è la crisi economica?!” entrando in un centro commerciale addobbato a dovere per l’ormai imminente feste natalizie? Chi? Voglio i nomi! Chi?? Proprio l’altro giorno leggevo come gli alberghi per il natale 2008 abbiano avuto un calo del 20% circa, beh posso affermare quasi con certezza che questo 20% si è tutto riversato nei centri commerciali di Roma!! Maledizione! Non ci credo. Una fiumana di gente che spinge, chiede, respira e ti acciacca i piedi… AHIA! Gente interessata ad acquistare qualsiasi cosa la mente umana abbia partorito… Televisori al plasa e al plasmon, Lcd, lettori dvd, lettori dell’unità, barboni (purchè targati apple), macchine per il caffè, sciarpe, cravatte (che sono quasi inevitabili da regalare), macchinette fotografiche, videocamere, camere da letto, gadget varie, castagnole e trick e track, caffè borghetti, biRa , coca! Per carità, io non sono contrario al natale, l’idea che ci sia una festa cristiana mi piace, l’idea che una volta l’anno uno sia, non dico buono, non prendiamoci in giro, ma meno peggio degli altri 364 giorni l’anno non è una cattiva mossa di marketing… ma signori… qui per un giorno di bontà ce ne sono almeno 3-4 di cattiveria e cinismo purissimi. I 3-4 giorni sono quelli direttamente antecedenti al 25 dicembre (ATTENZIONE AD USCIRE domani perché si toccherà l’apice)  e sono semplicemente i giorni in cui tutti noi ci riduciamo a fare il regalo. In questo lasso di tempo che dovrebbe essere bellissimo, incantevole, natalizio, in realtà vengono rovinate svariate miliaia di vite! Solidarietà a tutti i commessi  che in questi giorni si stanno facendo un mazzo tanto… e alle lora famiglie che si trovano dei parenti trasfigurati dal dolore e dalla delusione nel genere umano! Un pensiero a tutti quelli che abitano vicino dei grandi negozi e ovviamente questi giorni si sono dovuti trasferire in macchina perché tra il traffico e il parcheggio non vale nemmeno la pena salire a casa 10 minuti prima di riuscire! Una pacca sulle spalle a tutti quelli che del natale non gliene frega niente ma siccome sanno che qualcuno gli ha fatto un regalo si sentono obbligati a contraccambiare! Io dal canto mio regali non dovevo farne… ma non so come mai, accompagnado chi di qua chi di là, sono stato negli ultimi 3 giorni in giro per centri commerciali! Liberatemi vi prego, temo di aver bisogno di un bravo psicologo… forse lo troverò sullo scaffale di qualche negozio? La vita bucolica ora sembra solo un lontano ricordo… eppure fino a venerdì ero sommerso dalle pecore…  com’è potuto accadere? 🙂