Neve e sole

C’è il sole oggi… ma c’è anche la neve. Che strano! Non l’avevo mai visto. Freddo e caldo, umido e asciutto, contraddizioni, opposti per definizione… eppure insieme! Incredibile come a volte la natura interpreta i nostri stati d’animo, come se il cuore proiettasse sullo schermo del cielo la metafora dei nostri pensieri…  Libero eppure prigioniero, sereno eppure ansioso, appena arrivato ma in partenza,  “solo ma mai abbandonato”. Sulla vallata i fiocchi scendono lentamente in ordine sparso, liberi e caotici, come piccoli pezzi di cielo che se ne vanno, come certezze che si sgretolano, parti del nostro carattere che lentamente cadono… eppure la terra non è coperta di neve, l’erba è ancora verde, e gli alberi non sono proni al ghiaccio che li vorrebbe soggiogati, tutto è così normale… eppure particolare. Il vento gelido cerca di cancellare il tepore del sole, ma ci riesce solo quando una nuvola gli  fa da scudo, tutto è così in ordine a terra, tutto è chiaro… mentre conto i fiocchi posarsi sulle lenti dei miei occhiali… uno, due, tre… caduti , persi per sempre… certezze perse, andate, sciolte definitivamente da qualcosa di più grande di me e del cielo stesso, che così libero e stupito mi lascia un senso di pace immensa…. mentre tutto è in disordine.

Siamo fatti così!

Immaginate la scena: domenica pomeriggio, è tutto il giorno che si alterna pioggia a vento. Tu sei al riparo, bello caldo, a guardare la tua squadra del cuore vincere una partita importantissima, sei soddisfatto e rilassato, per niente al mondo vorresti uscire… ma poi all’improvviso arriva un tuo amico, carico a pallettoni, che ti propone: “andiamo a correre in mezzo a del fango tra pozzanghere e buche sbraitando come leoni correndo dietro una camera d’aria ricoperta di cuoio?” ovviamente c’è solo una risposta immaginabile in un momento simile… “Sì!”. Perché? Questo non mi è proprio chiaro, ma c’è qualcosa in ogni ragazzo italiano che lo attrae pericolosamente verso il pallone. Giocare, dopo giorni di pioggia, su un campo di terra è forse una delle cose meno logiche da fare nella vita… eppure l’ho fatta più di una volta! La cronaca della partita tra infortuni scenici e cadute rovinose in piscine fangose, tipo la partita di fantozzi coi colleghi, è praticamente inesistente! La squadra che aveva meno pozzanghere in attacco ha vinto, in compenso è stato stabilito un nuovo record sui 100 m stile libero! Io ho toccato un numero vergognoso di palloni, con il solo scopo di non cadere nel fango, almeno quello l’ho raggiunto, per il resto mi sono ricoperto di acqua e terra anche in punti non pensavo fosse possibile… con talmente tanto fango nelle scarpe che sembrava di camminare in una valle verde, dopo l’alluvione. Ma noi siamo fatti così! Ci divertiamo a correre dietro ad un pezzo di cuoio anche in condizioni estreme. Poi certi giorni va bene tutto pur di non pensare troppo… almeno fino alla fine della partita.

(davidissimo.wordpress.com)

Acqua… ovunque.

c’è un poema, un classico della lettura inglese, ma direi mondiale, un capolavoro di Coleridge. La prima volta che lo lessi andavo alla superiori, poi lo riincontrai nella mia breve parentesi universitaria. In tutta questa storia, che vi invito a leggere, c’è un’immagine che spesso mi torna in mente, un passaggio che dice:

« Water, water everywhere,
nor any drop to drink. »

« Acqua, acqua ovunque,
e neanche una goccia da bere. »
Il marinaio della storia ad un tratto si trova “incastrato” in mezzo al mare, solo, fermo, senza speranza, tutto ciò che vede è acqua, solo acqua salata, un deserto d’acqua… un’immagine amara, una scena inquietante… eppure affascinante.
Mi sembra una scena che metaforicamente tutti passiamo nella vita… quel “piattume”, quella malinconia di essere soli in mezzo ad un momento così difficile, quella banale e triste sensazione di non riuscire ad andare avanti… sei sdraiato lì, al centro dell’oceano con i tuoi sensi di colpa e il tuo orgoglio a riflettere su come sei arrivato fin lì e puoi anche non aver sbagliato nulla, non importa, in quel momento ti senti l’uomo più “storto” del mondo. Tutto ti gioca contro, il tempo, l’ansia, la natura e la tua stessa ombra ti stizzisce. Momenti delicati, momenti difficili, intesi ed amari… momenti di crescita. Quando tutto va bene non si impara nulla, quando il mondo gira normalmente ci perdiamo le cose importanti, non le capiamo, non le vediamo, non ci interessano. Quando invece le cose ci vengono a mancare capiamo la loro importanza, le cerchiamo, le riconquistiamo.  Non è un inno al masochismo, per carità, ma è una presa di coscienza del fatto che quando siamo in difficoltà l’istinto di sopravvivenza ci spinge a migliorare, a crescere, a cercare Dio.  Allora ben vengano queste “secche” tra un party e l’altro.

Le persone

Le persone intorno a noi sono infinite… cioè, sono calcolabili, sono un numero finito, ma per noi conoscerle tutte è impossibile, quindi in definitiva sono un numero effettivamente infinito! E variano, variano tantissimo, dall’esterno all’interno, nessuno è identico! “sono due gocce d’acqua” in realtà è una frase fuorviante… qualcuno dice che anche trovare due gocce d’acqua identiche sia impossibile. E così anche chi somiglia fisicamente, dentro è un universo a parte. Fantastico.  Ogni essere umano è un mondo, una porta per un fantastica opportunità di conoscere, esperienze, punti di vista, idee… la vita è una cosa meravigliosa, ma non la mia, tutte! Amo ascoltare le persone parlare, raccontare anneddoti, esperienze… ad ogni racconto mi sento più vivo, più ricco. A volte commettiamo l’errore di giudicare senza conoscere… che polli che siamo quando dividiamo il mondo in due, noi e tutti gli altri… bianchi e neri… bene assoluto e male assoluto… ho sempre discusso con qualche mio amico per l’odiosa frase “mi sta antipatico a pelle”… la pelle mente! E’ sottilissima, più o meno quanto la superficialità di chi giudica. Conosciamoci, parliamo, condividiamo! Amo sentire voci diverse, guardare le persone negli occhi e leggere le emozioni… è poesia pura! Per me, anche questo è cristianesimo.