E tre

Questo blog ormai è abbandonato a se stesso… pieno di erbacce, trascurato, vuoto. Non è la prima volta, in realtà ha subito un paio di lunghe pause, qualora riuscissi mai a riprendere il ritmo, si tratterebbe di resuscitarlo per la terza volta. Un piccolo record (per me…) la tentazione di iniziare tutto da capo è forte, non è molto meglio partire da zero certe volte? Però… non lo so, alla fine ti affezioni al tuo blog come al tuo corpo: lo conosci, lo capisci, gli vuoi bene! Anche se è grassoccio, fuori forma, bruttino rispetto agli altri. È il tuo, ci sei cresciuto insieme, e anche quei silenzi, quegli spazi vuoti, alla fine sono pagine bianche, momenti di silenzio di un discorso che va avanti da anni. Chissà se riuscirò a ritrasformare questo blog? Se riuscirò a renderlo qualcosa di diverso, di più simile a me, oggi.

Eh lo so

È bello ricordarsi di avere un blog ogni tanto… :p Poi se scopri che quasi è più seguito ora, abbandonato a se stesso, rispetto a quando lo aggiornavi regolarmente con cura e amore… se proprio mi volete così bene seguitemi su twitter finché non ritroverò la voglia di aggiornare il blog!! Con 140 caratteri è più facile essere costanti… Sulla colonna di destra ho messo il widget, altrimenti:

https://twitter.com/#!/Davidissimo

alla prossima!

Il quadro

Ogni persona è un’opera d’arte e l’arte è vita. Ogni persona è un quadro magnifico, fatto di tinte forti e sfumature soavi. Chiaroscuri e pennellate delicate. La riproduzione di piccole imperfezioni magnifiche. L’incrocio di linee studiate e tratti appassionati. Il geniale sogno di un creatore, l’incanto cromatico di emozioni e sensazioni. Il compendio perfetto di genio e intuito, calma e rabbia. Sudore ed eleganza. Nel complesso di un dipinto vitale ed enigmatico, un insieme di dettagli misteriosi e incomprensibili, ammaglianti. L’eco di ricordi lontani vissuti un tempo remoto e ormai cristallizzati in macchie di colore stese su di una tela nascosta. L’isteria dell’astratto, l’egocentrismo del cubismo, il razionalismo del naturalismo, niente più niente meno che pennellate di vita.

Io no

Affacciata a quella finestra guardi l’alba già da un po’. Oggi è il grande giorno e tutto è pronto per la festa. Le stelle nel cielo piano piano si spengono, ed una ad una cedono il passo al timido sole autunnale. I tetti, le antenne e il cubismo della città con il suo abusivismo disordinato, attraverso al vetro, si specchiano nella tua silhouette.

Una ballerina è abituata alla pressione, ad affrontarla con leggerezza, esorcizzandola meccanicamente in gesti provati e riprovati fino a farli diventare parte di di un’armonia generale e accattivante, fino a farli diventare parte di sé; e poco importa se la stanchezza o la sofferenza colpiscono ossessivamente ai fianchi per farla fermare, fin quando la musica suona non c’è tempo per pensare. Sarebbe bello prendere tutte le paure chiuderle dentro una scatola e proseguire a cuor leggero, ma non sempre è così facile andare avanti, infatti è proprio il cuore il baule per le nostre paure. Respiri profondamente, è buono l’odore del caffè di prima mattina, in realtà non cambia mai, ma appena svegli sembra avere qualcosa in più… è come il calcio d’inizio per un partita di calcio, è un tocco di palla come tutti gli altri, eppure è speciale. Ti piace respirarne l’odore col naso dentro la tazzina mentre lo bevi, ti piace sospirare a lungo nella tazzina e sentire il calore del caffè salire verso gli occhi.

Arrivata alla festa tutti ti hanno fatto un applauso, tutti hanno alzato il bicchiere, sorrisi, foto e tanta allegria, tanto baccano. Poi per un istante, un lungo attimo di silenzio, il tempo di un respiro, e ti sei accorta che io non c’ero… ti sei guardata attorno e poi in camera, al parco, al bar… io non c’ero. E allora, immagino, visto che non c’ero, che per un attimo, il tempo di un pensiero, ti sei abbandonata alla tentazione di fermare la tua danza, di scendere dalle punte e cedere alle pressioni, nonostante il pubblico, nonostante la musica, nonostante tutto… ma poi… hai inspirato… e tutto è finito. E’ tornato il sorriso è finito il pensiero.

E come potrei ora raggiungerti? Abbandonare tutto e sperare, guardandoti negli occhi, che mi restituisca la chiave dei miei sogni, il battito del mio cuore, il calore del sangue nelle mie vene, l’ultimo pensiero notturno. Finché la musica prosegue tu non ti fermerai, e allora io preferisco non ascoltarla, quella musica. Io non c’ero e non ci sarò.

Bebe – Siempre me quedarà(traduzione) – Ska de la tierra – Me Fui

Bebe è conosciuta in Italia sopratutto per il suo singolo “Malo” che nell’estate del 2006 si impose come tormentone, sicuramente per il ritmo ripetitivo, che entra in testa facilmente, e non certo per la tematica non certo da canzonetta, infatti “Malo” parla della violenza sulle donne… non certo una canzoncina insomma. Questa ragazza ha comunque fatto molto di più di un tormentone estivo, non si tratta di una cometa senza qualità, il suo primo album (Pafuera Telarañas) del 2004 è pieno di pezzi che mi piacciono molto, uno di questi è: Siempre me quedarà. L’altro che vi propongo è “Ska de la tierra” che come da titolo è un pezzo ska, trascinante e divertete, aumenta di velocità ad ogni ripetizione, parla del benessere della terra, dell’ecologia, un altro bel tema. Bebe ha inoltre intrapreso anche la carriera cinematografica ed è comparsa in diverse pellicole spagnole, tornando però poi però alla musica nel 2009, con il secondo album “Y.”. Per finire anche l’ultimo singolo: “Me fui”… che come vedete ha una differenza sostanziale dagli altri video: Bebe ha scoperto che l’estetista può sistemarle le sopracciglia! 🙂

Siempre me quedará

Cómo decir que me parte en mil
las esquinitas de mis huesos,
que han caído los esquemas de mi vida
ahora que todo era perfecto.
Y algo más que eso,
me sorbiste el seso y me decían del peso
de este cuerpecito mío
que se ha convertío en río.
de este cuerpecito mío
que se ha convertío en río.

Me cuesta abrir los ojos
y lo hago poco a poco,
no sea que aún te encuentre cerca.
Me guardo tu recuerdo
como el mejor secreto,
que dulce fue tenerte dentro.

Hay un trozo de luz
en esta oscuridad
para prestarme calma.
El tiempo todo calma,
la tempestad y la calma,
el tiempo todo calma,
la tempestad y la calma.

Siempre me quedará
la voz suave del mar,
volver a respirar la lluvia que caerá
sobre este cuerpo y mojará
la flor que crece en mi,
y volver a reír
y cada día un instante volver a pensar en ti.
En la voz suave del mar,
en volver a respirar la lluvia que caerá
sobre este cuerpo y mojará
la flor que crece en mi,
y volver a reír
y cada día un instante volver a pensar en ti.

Sempre mi rimarrà

È come dire che gli angoli delle
mie ossa vanno in mille pezzi
che sono caduti gli schemi dalla mia vita
adesso che tutto era perfetto.
e c’è di più di questo, mi hai bevuto il cervello
e mi dicevano del peso di questo mio corpicino
che si è trasformato in fiume
di questo mio corpicino
che si è trasformato in fiume

mi costa fatica aprire gli occhi
e lo faccio a poco a poco
non sia mai che ti trovi ancora vicino
custodisco il tuo ricordo
come il miglior segreto
perché fu dolce averti dentro

c’è un pò di luce in questa oscurità
a darmi la calma
il tempo tutto calma, la tempesta e la calma
il tempo tutto calma, la tempesta e la calma

sempre mi rimarrà la voce dolce del mare
ritornare a respirare la pioggia che cadrà
sopra questo corpo e bagnerà il fiore che cresce in me
e tornerò a ridere e ogni giorno penserò di nuovo a te
penserò alla voce dolce del mare
al ritornare a respirare la pioggia che cadrà
sopra questo corpo e bagnerà il fiore che cresce in me
e tornerò a ridere e ogni giorno penserò di nuovo a te

è come dire che gli angoli delle
mie ossa vanno in mille pezzi
che sono caduti gli schemi dalla mia vita
adesso che tutto era perfetto.
e c’è di più di questo, mi hai bevuto il cervello
e mi dicevano del peso di questo mio corpicino
che si è trasformato in fiume
di questo mio corpicino
che si è trasformato in fiume

sempre mi rimarrà la voce dolce del mare
ritornare a respirare la pioggia che cadrà
sopra questo corpo e bagnerà il fiore che cresce in me
e tornerò a ridere e ogni giorno penserò di nuovo a te
penserò alla voce dolce del mare
al ritornare a respirare la pioggia che cadrà
sopra questo corpo e bagnerà il fiore che cresce in me
e tornerò a ridere e ogni giorno penserò di nuovo a te

Ska de la Tierra

La tierra tiene fiebre necesita medicina
Y poquito de amor que le cure la penita que tiene.
Aah-aah
La tierra tiene fiebre necesita medicina
Y poquito de amor que le cure la penita que tiene.
Aah-aah
La tierra tiene fiebre
Tiembla, llora, se duele del dolor más doloroso
Y es que piensa que ya no la quieren.
La tierra tiene fiebre
Tiembla, llora, se duele del dolor más doloroso
Y es que piensa que ya no la quieren.
Y es que no hay respeto por el aire limpio
Y es que no hay respeto por los pajarillos
Y es que no hay respeto por la tierra que pisamos
Y es que no hay respeto ni por los hermanos
Y es que no hay respeto por los que están sin tierra
Y es que no hay respeto y cerramos las fronteras
Y es que no hay respeto por los niños chiquininos
Y es que no hay respeto por las madres que buscan a sus hijos.
La tierra tiene fiebre necesita medicina
Y poquito de amor que le cure la penita que tiene.
Aah-aah
La tierra tiene fiebre necesita medicina
Y poquito de amor que le cure la penita que tiene.
Aah-aah
La tierra tiene fiebre
Tiembla, llora, se duele del dolor más doloroso
Y es que piensa que ya no la quieren.
La tierra tiene fiebre
Tiembla, llora, se duele del dolor más doloroso
Y es que piensa q ya no la quieren.
Y es que no hay respeto y se mueren de hambre
Y es que no hay respeto y se ahoga el aire
Y es que no hay respeto y yo y lloran mas madres
Y es que no hay respeto y se mueren de pena los mares
Y es que no hay respeto por las cosas de los pueblos
Y es que no hay respeto desde los gobiernos
Y es que no hay respeto por los coches mininos
Y es que no hay respeto y el mundo se prendió…
La tierra tiene fiebre necesita medicina
Y poquito de amor que le cure la penita que tiene.
Aah-aah
La tierra tiene fiebre necesita medicina
Y poquito de amor que le cure la penita que tiene.
Aah-aah
La tierra tiene fiebre
La tierra tiene fiebre
La tierra tiene fiebre
La tierra tiene fiebre
La tierra tiene fiebre necesita medicina
Y poquito de amor q le cure la penita q tiene.
Aah-aah
Y es que no hay respeto por el aire limpio
Y es que no hay respeto por los pajarillos
Y es que no hay respeto por la tierra q pisamos
Y es que no hay respeto ni por los hermanos
Y es que no hay respeto por las cosas de los pueblos
Y es que no hay respeto desde los gobiernos
Y es que no hay respeto por los coches mininos
Y es que no hay respeto y el mundo se prendió…

 

Me Fui

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Per Merisi ci siam uccisi!

Molti media ne hanno parlato, le foto della fila chilometrica, fuori dalle scuderie del quirinale, sono apparse su molti giornali… ma dopo le prime 3 settimane di esposizione uno si convince che alla mostra di Caravaggio (iniziata il 20 Febbraio scorso) non ci sarà poi tantissima fila… sbagliato! Specialmente se ci vai di sabato mattina. Armati di pazienza e voglia di immergersi nell’arte del grande artista, io e il mio amico Emanuele abbiamo pazientemente aspettato di poter entrare dopo più di 2 ore di fila! Alla fine mi ero quasi affezionato alle persone che ci precedevano e ci seguivano nella fila!

Nell’attesa si inganna il tempo come si può, si chiacchiera (ma dopo 2 ore gli argomenti iniziano a scarseggiare), ci si guarda intorno (e qui tra manifestanti col bandierone del PD pronti ad invadere Piazza del Popolo, e e turiste bionde e bellissime, la cosa è stata abbastanza impegnativa)e poi ci abbronza sotto un sole cocente nonostante la temperatura relativamente bassa… intorno c’è chi legge, chi si bacia col fidanzato, chi fissa la nuca di chi gli sta davanti.

Michelanego Merisi detto “il Caravaggio” sulla banconota da 100.000

2 biglietti e… si inizia! Si inizia col botto tra l’altro. Infatti il pezzo pregiato della mostra, elevato ad icona dell’evento, è proprio nella prima sala di esposizione. Si tratta della leggendaria canestra di frutta, per la prima volta concessa ad una mostra esterna dalla Pinacoteca Ambrosiana. Il realismo con cui questa natura morta è rappresentata è veramente spaventoso… le foglie rattrappite, l’uva lucida, le ammaccature dei frutti… impressionante. Interessante sopratutto, per chi ha fede come me, scorgere nei dipinti del Caravaggio, le numerosissime metafore cristiane presenti nell’opera; i frutti scelti per la composizione, ad esempio, sono direttamente ispirati al cantico dei cantici. Ma l’opera diventa anche un’analisi della vita, il canestro, non a caso in bilico e con dei frutti imperfetti, ammaccati e con delle foglie morte, rappresenta la vita umana, così instabile e imperfetta, così vana e passeggera se pur bellissima, e la luce così calda e radiosa, proveniente dall’alto, non a caso lo sfondo è dorato verso l’alto, ci ricorda come la presenza di Dio sia sempre su di noi. Non dimentichiamo che questi quadri erano destinati ad uomini di chiesa e che quindi il messaggio cristiano era sempre inserito nelle opere. Nella stessa sala si trova il ragazzo con la canestra di frutta, cesta molto simile, ma sistemata nell’abbraccio di un giovane. Nella sala tutti vogliono avvicinarsi il più possibile per scorgere al meglio le due opere, spesso infatti suona “l’allarme” (fastidiosissimo) che indica l’eccessiva vicinanza al quadro. Io e Manu proseguiamo rapiti dalla bellezza della pittura…

Solitamente tendo ad informarmi prima di andare ad una mostra, per sapere almeno le opere che vedrò, questa volta non l’ho fatto, un po’ per la decisione presa così “al volo” un po’ per godermi a sorpresa la grandezza di uno dei pittori più bravi e popolari della storia. Non passa molto tempo infatti prima che rimanga nuovamente senza fiato… nella seconda sala mi “imbatto” immediatamente in uno dei miei quadri preferiti di Caravaggio: Riposo durante la fuga in Egitto, in cui viene rappresentata un momento di pausa della famiglia di Gesù, ancora bambino, mentre viaggia verso l’Egitto per sfuggire ad Erode. I dettagli, le note sullo spartito, i colori, la trasparenza del velo che copre l’angelo… il terriccio, e lo sfondo, uno dei pochi quadri di Caravaggio in cui possiamo intravedere un paesaggio. La mostra continua tra un colpo di scena e l’altro: il Bacco, con i dettagli del vetro e le vibrazioni del vino. I bari con la sua espressività divertente e spiccata. L’Amor vincitore,  i musici e i tanti quadri che raccontano episodi biblici… come la conversione di Saulo su tavola, un’opera che dal vivo ho apprezzato tantissimo, bellissimi i colori e incredibile la composizione (anche qui si intravede uno sfondo) la plasticità dei soggetti… la deposizione , altra opera imponente per dimensioni e composizione, con la sempre incredibile cura dei particolari, con il volto di Maria ormai arreso e depresso al dolore. La famosissima cena di Emmaus, che già avevo visto a Londra, con il suo carico emotivo che rende partecipe della discussione in atto anche chi guarda il quadro, con la cesta di frutta gemella alla prima che abbiamo visto. Poi ancora la cattura di Cristo nell’orto, con il suo effetto di movimento e la perfetta illuminazione interna con tanto di autoritratto del Merisi all’interno dell’opera. Autoritratto ancora presente nel David con la testa di Golia in mano in cui Caravaggio si ritrae nella testa del gigante Golia, ancora a sottolineare la propria colpa, tra l’altro Merisi fu accusato di Omicidio e condannato a morte, motivo per cui fuggì da Roma, e qualcuno vede in questo quadro un richiamo alle sue vicende personali. E tante altre opere ancora… che spero avrete la possibilità di visitare fino al 13Giugno.

Alla fine, dopo tutto il tempo passato per entrare, oltre al tragitto per raggiungere le scuderie del quirinale e la relativa stanchezza, sono uscito pienamente soddisfatto, ho avuto modo di vedere veramente una CARIOLATA DI CAPOLAVORI provenienti da tutto il mondo e che raramente avrei avuto modo di poter vedere tutti dal vivo. Un’altra cosa che mi ha profondamente colpito è anche l’utilizzo delle storie della Bibbia per applicarle alla propria vita, per farne una critica dell’arte e della società… un esempio straordinario di come le storie presenti nella Bibbia possano essere spunto di riflessione e cambiamento nella vita di tutti noi.

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Finalmente si inizia! Si inizia alla grande tra l’altro. Infatti il pezzo pregiato della mostra, elevato ad icona dell’evento, è proprio nella prima sala di esposizione. Si tratta della leggendaria canestra di frutta, per la prima volta concessa ad una mostra esterna dalla Pinacoteca Ambrosiana. Il realismo con cui questa natura morta è rappresentata è veramente spaventoso… le foglie rattrappite, l’uva lucida, le ammaccature dei frutti… impressionante. Interessante sopratutto, per chi ha fede come me, scorgere nei dipinti del Caravaggio, le numerosissime metafore cristiane presenti nell’opera; i frutti scelti per la composizione, ad esempio, sono direttamente ispirati al cantico dei cantici. Ma l’opera diventa anche un’analisi della vita, il canestro, non a caso in bilico e con dei frutti imperfetti, ammaccati e con delle foglie morte, rappresenta la vita umana, così instabile e imperfetta, così vana e passeggera se pur bellissima, e la luce così calda e radiosa, proveniente dall’alto, non a caso lo sfondo è d’orato verso l’alto, ci ricorda come la presenza di Dio sia sempre su di noi.

Cadi, rialzati, vola.

La cosa più difficile quando cadi, non è rialzarsi, ma andare avanti. Puoi capitombolare a terra, rovinosamente, dolorosamente, ma appena ti fermi il primo istinto è rialzarti, sempre, anche quando fa male. Non possiamo rimanere con la testa sott’acqua troppo a lungo, senza respiro; naturalmente tendiamo a rinascere, a nuotare verso l’alto, per prendere anche solo una boccata d’aria per andare avanti… ancora un po’. Cadere fa male, ma rialzarsi e rendersi conto di aver paura di cadere ancora è una sofferenza ancor più sottile. Le gambe si fanno pesanti, i dubbi martellanti, ogni passo diventa insicuro, una prova insormontabile, un esame continuo… la pressione sembra insopportabile, e il respiro diventa affannato… la vista si annebbia, la vita così è un inferno che peggiora passo dopo passo.

Così non ci vorrà molto a ricadere a farsi male di nuovo. Ogni volta ti rialzerai, ma andare avanti sarà sempre più difficile, finché continuerai ad aver paura di cadere. Liberati dalle paure, e corri, salta e infine vola. E’ complicato, ma a volte l’unica via di uscita è verso l’alto, verso il cielo… senza una logica, senza razionalità, ma sola tanta fede, abbracciato ad una forza più grande, ad un destino azzurro, ad una speranza che volando più in alto diventa certezza; senza paracadute e con solo la voglia di vivere un giorno alla volta. Incontrerai le nubi, e forse rischierai di cadere ancora, forse in effetti cadrai ancora, ma quando si inizia a volare la voglia di planare ti entra nel sangue e un globulo rosso alla volta ti conquista, con la consapevolezza, che l’uomo è fatto per andare avanti, sempre, anche quando tutto dice il contrario.

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