Per Merisi ci siam uccisi!

Molti media ne hanno parlato, le foto della fila chilometrica, fuori dalle scuderie del quirinale, sono apparse su molti giornali… ma dopo le prime 3 settimane di esposizione uno si convince che alla mostra di Caravaggio (iniziata il 20 Febbraio scorso) non ci sarà poi tantissima fila… sbagliato! Specialmente se ci vai di sabato mattina. Armati di pazienza e voglia di immergersi nell’arte del grande artista, io e il mio amico Emanuele abbiamo pazientemente aspettato di poter entrare dopo più di 2 ore di fila! Alla fine mi ero quasi affezionato alle persone che ci precedevano e ci seguivano nella fila!

Nell’attesa si inganna il tempo come si può, si chiacchiera (ma dopo 2 ore gli argomenti iniziano a scarseggiare), ci si guarda intorno (e qui tra manifestanti col bandierone del PD pronti ad invadere Piazza del Popolo, e e turiste bionde e bellissime, la cosa è stata abbastanza impegnativa)e poi ci abbronza sotto un sole cocente nonostante la temperatura relativamente bassa… intorno c’è chi legge, chi si bacia col fidanzato, chi fissa la nuca di chi gli sta davanti.

Michelanego Merisi detto “il Caravaggio” sulla banconota da 100.000

2 biglietti e… si inizia! Si inizia col botto tra l’altro. Infatti il pezzo pregiato della mostra, elevato ad icona dell’evento, è proprio nella prima sala di esposizione. Si tratta della leggendaria canestra di frutta, per la prima volta concessa ad una mostra esterna dalla Pinacoteca Ambrosiana. Il realismo con cui questa natura morta è rappresentata è veramente spaventoso… le foglie rattrappite, l’uva lucida, le ammaccature dei frutti… impressionante. Interessante sopratutto, per chi ha fede come me, scorgere nei dipinti del Caravaggio, le numerosissime metafore cristiane presenti nell’opera; i frutti scelti per la composizione, ad esempio, sono direttamente ispirati al cantico dei cantici. Ma l’opera diventa anche un’analisi della vita, il canestro, non a caso in bilico e con dei frutti imperfetti, ammaccati e con delle foglie morte, rappresenta la vita umana, così instabile e imperfetta, così vana e passeggera se pur bellissima, e la luce così calda e radiosa, proveniente dall’alto, non a caso lo sfondo è dorato verso l’alto, ci ricorda come la presenza di Dio sia sempre su di noi. Non dimentichiamo che questi quadri erano destinati ad uomini di chiesa e che quindi il messaggio cristiano era sempre inserito nelle opere. Nella stessa sala si trova il ragazzo con la canestra di frutta, cesta molto simile, ma sistemata nell’abbraccio di un giovane. Nella sala tutti vogliono avvicinarsi il più possibile per scorgere al meglio le due opere, spesso infatti suona “l’allarme” (fastidiosissimo) che indica l’eccessiva vicinanza al quadro. Io e Manu proseguiamo rapiti dalla bellezza della pittura…

Solitamente tendo ad informarmi prima di andare ad una mostra, per sapere almeno le opere che vedrò, questa volta non l’ho fatto, un po’ per la decisione presa così “al volo” un po’ per godermi a sorpresa la grandezza di uno dei pittori più bravi e popolari della storia. Non passa molto tempo infatti prima che rimanga nuovamente senza fiato… nella seconda sala mi “imbatto” immediatamente in uno dei miei quadri preferiti di Caravaggio: Riposo durante la fuga in Egitto, in cui viene rappresentata un momento di pausa della famiglia di Gesù, ancora bambino, mentre viaggia verso l’Egitto per sfuggire ad Erode. I dettagli, le note sullo spartito, i colori, la trasparenza del velo che copre l’angelo… il terriccio, e lo sfondo, uno dei pochi quadri di Caravaggio in cui possiamo intravedere un paesaggio. La mostra continua tra un colpo di scena e l’altro: il Bacco, con i dettagli del vetro e le vibrazioni del vino. I bari con la sua espressività divertente e spiccata. L’Amor vincitore,  i musici e i tanti quadri che raccontano episodi biblici… come la conversione di Saulo su tavola, un’opera che dal vivo ho apprezzato tantissimo, bellissimi i colori e incredibile la composizione (anche qui si intravede uno sfondo) la plasticità dei soggetti… la deposizione , altra opera imponente per dimensioni e composizione, con la sempre incredibile cura dei particolari, con il volto di Maria ormai arreso e depresso al dolore. La famosissima cena di Emmaus, che già avevo visto a Londra, con il suo carico emotivo che rende partecipe della discussione in atto anche chi guarda il quadro, con la cesta di frutta gemella alla prima che abbiamo visto. Poi ancora la cattura di Cristo nell’orto, con il suo effetto di movimento e la perfetta illuminazione interna con tanto di autoritratto del Merisi all’interno dell’opera. Autoritratto ancora presente nel David con la testa di Golia in mano in cui Caravaggio si ritrae nella testa del gigante Golia, ancora a sottolineare la propria colpa, tra l’altro Merisi fu accusato di Omicidio e condannato a morte, motivo per cui fuggì da Roma, e qualcuno vede in questo quadro un richiamo alle sue vicende personali. E tante altre opere ancora… che spero avrete la possibilità di visitare fino al 13Giugno.

Alla fine, dopo tutto il tempo passato per entrare, oltre al tragitto per raggiungere le scuderie del quirinale e la relativa stanchezza, sono uscito pienamente soddisfatto, ho avuto modo di vedere veramente una CARIOLATA DI CAPOLAVORI provenienti da tutto il mondo e che raramente avrei avuto modo di poter vedere tutti dal vivo. Un’altra cosa che mi ha profondamente colpito è anche l’utilizzo delle storie della Bibbia per applicarle alla propria vita, per farne una critica dell’arte e della società… un esempio straordinario di come le storie presenti nella Bibbia possano essere spunto di riflessione e cambiamento nella vita di tutti noi.

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Finalmente si inizia! Si inizia alla grande tra l’altro. Infatti il pezzo pregiato della mostra, elevato ad icona dell’evento, è proprio nella prima sala di esposizione. Si tratta della leggendaria canestra di frutta, per la prima volta concessa ad una mostra esterna dalla Pinacoteca Ambrosiana. Il realismo con cui questa natura morta è rappresentata è veramente spaventoso… le foglie rattrappite, l’uva lucida, le ammaccature dei frutti… impressionante. Interessante sopratutto, per chi ha fede come me, scorgere nei dipinti del Caravaggio, le numerosissime metafore cristiane presenti nell’opera; i frutti scelti per la composizione, ad esempio, sono direttamente ispirati al cantico dei cantici. Ma l’opera diventa anche un’analisi della vita, il canestro, non a caso in bilico e con dei frutti imperfetti, ammaccati e con delle foglie morte, rappresenta la vita umana, così instabile e imperfetta, così vana e passeggera se pur bellissima, e la luce così calda e radiosa, proveniente dall’alto, non a caso lo sfondo è d’orato verso l’alto, ci ricorda come la presenza di Dio sia sempre su di noi.
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