Settimana della famiglia, l’adolescenza.

II giornata della “Settimana della Famiglia” : l’Adolescenza

Dina e Sichem, Ammon e Tamar”. Chi sono Dina e Sichem e Ammon e Tamar? Possiamo trovare le loro storie nella Bibbia, nel vecchio testamento, e più esattamente in Genesi 34 e 2 Samuele 13:29. Queste due storie sono veramente crude, forse

tra le più drammatiche di tutta la Bibbia, infatti sono due storie di ragazzi, di giovani, due storie di violenza, di stupro e infine di morte. Sono tuttavia drammaticamente attuali, basti pensare alle notizie che ogni giorno possiamo ascoltare in qulsiasi TG. I giovani sono una risorsa fondamentale in qualsiasi ambito della società, sono il futuro, ed è quindi importantissimo tutelarli e riuscire a garantire ad ognuno una corretta formazione e una crescita sana, con principi e ideali forti. Questo compito appartiene per lo più alla cellula fondamentale della società: la famiglia.

La famiglia infatti è l’unica istituzione in grado di garantire ad un giovane una formazione di cui anche la società potrà godere. Per farlo è assolutamente necessario porre delle basi solide, che possano servire nel corso della vita di ogni ragazzo, a dargli una stabilità ed una consapevolezza che lo tengano lontano da situazioni di pericolo o dannose, quello che si insegna ad un giovane, insomma, sarà la base per la vita dell’uomo che diventerà. Anche la Bibbia insegna chiaramente questo concetto, così in Proverbi 22:6 possiamo leggere:

Ammaestra il fanciullo sulla via da seguire, ed egli non se ne allontanerà neppure quando sarà vecchio.

Tuttavia anche questa “semplice” e naturale azione di protezione dei figli, oggigiorno, sembra diventata impossibile nella complessa situazione sociale in cui ci troviamo, con genitori spesso costretti a lavorare e presi da mille situazioni, che praticamente “scaricano” i ragazzi da nonni, zii, cugini, amici e talvolta li lasciano anche soli, in balia di cattive amicizie. Ma questo non è naturale, il giovane ha bisogno di essere seguito, ha insomma bisogna di una figura che lo educhi e lo limiti, infatti sempre in Proverbi 22:15 troviamo scritto:

La follia è legata al cuore del fanciullo, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui.

Con questo si intende che il cuore umano tende naturalmente verso il “proibito” se non viene opportunamente educato, la ribellione è insita nel nostro cuore. La responsabilità di educare spetta ai genitori, questa è la loro funzione sociale, e questo è il motivo per cui Dio affida le nuove generazioni alla cura dei genitori, questo è rappresentato dalla “verga” che ha un triplice significato, anche in virtù delle diverse traduzioni possibili dall’originale ebraico. Da una parte è il simbolo dell’educazione, della disciplina (non ovviamente che la Bibbia insegni a percuotere i figli!), ancora significa “canna, stecca” e suggerisce l’idea dello stecco che viene utilizzato per far crescere dritte le piante prima che mettano radici, ed infine significa “scettro” e rappresenta l’autorità che i genitori devono esercitare sui propri figli, questo non significa padroneggiare sulla prole ma essere in grado di dire anche “no” quando necessario e di non soccombere sempre e comunque al viziare i figli.

La presenza dei genitori nella vita dei figli insomma è assolutamente necessaria e indispensabile. Ma questa spesso viene a mancare in nome di un’apparente necessità economica che nella maggior parte dei casi, però, è sinonimo più di consumismo che di un reale bisogno, si tratta spesso di scuse, di scelte ben precise insomma. Basta fermarsi un attimo e valutare se veramente quei soldi in più, di solito causa dell’assenza, sono così necessari o si potrebbero sacrificare in nome dell’amore per i figli, basta dare un’occhiata in casa propria per rendersi conto come il consumismo sia spesso messo prima dei figli: abiti firmati, scarpe mai utilizzate, pc sempre aggiornatissimi, cellulari di ultima generazione, ecc… sono l’esempio perfetto di cose di cui potremmo benissimo fare a meno per dedicare più tempo alla famiglia. Guardiamo un attimo ai nostri padri, ai nostri nonni, persona semplici, che non vivevano nel benessere eppure erano felici, soddisfatti della vita, non avevano depressioni, non avevano scompensi emotivi, e hanno cresciuto famiglie numerosissime con poche risorse.

Non sottovalutiamo l’importanza dei genitori nella vita dei figli, la presenza costante, l’aiuto e il supporto. Le storie che abbiamo letto hanno per protagonisti ragazzi “per bene”, cresciuti in famiglie sane, proprio come spesso capita di leggere sui giornali. Com’è possibile? Bullismo, fumo, droga, violenze sessuali, suicidi (un recente sondaggio sosteneva che il 25% dei giovani pensi almeno una volta suicidio, numeri spaventosi) dovuti alla noncuranza di genitori distratti a lavorare con la scusa di dover lasciare qualcosa ai figli, mentre la cosa più preziosa da lasciare loro sarebbero ideali, principi e una formazione su cui costruire la propria vita. Ragazzi spesso abbandonati che fanno del “gruppo” il loro unico punto di riferimento, e, in assenza di ideali, il loro unico scopo di vita. Ragazzi senza ideali che soccorrono altri ragazzi senza ideali. In tutto questo le famiglie dove sono? E’ di queste il ruolo di aiutare a scegliere le amicizie, a capire i valori della vita, l’importanza dell’integrità.

Dio ci ha lasciato dei chiari insegnamenti riguardo alla cura dei figli, su come proteggerli, su come passare tempo con loro, su come non abbandonarli alla TV, a internet, ma di seguirli di istruirli, valorizzarli ed educarli. La Bibbia ci dice in 1Re 1:6 che Davide non sapeva dire di “no” ai propri figli, e questo fece di lui un pessimo genitore che ha dovuto assistere a stragi familiari pesantissime. L’amore, con l’educazione ed il sostegno sono tutto ciò di cui i ragazzi hanno bisogno, e la famiglia è l’unica istituzione che può aiutarli in questo.

scritto per: www.buonanotizia.org

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