vuoto

Uno pensa… pensa… crede di sapere, di avere le risposte, di conoscere. Conoscere il mondo, conoscere se stesso, conoscere gli altri. Gli altri… persone che ci circondano, che vorticano intorno a noi urtandoci in un giro di incastri perfetto nella vita di tutti i giorni. Estranei che piano piano impari a vedere, riconoscere ed amare. E quello scontro, quello sbattersi addosso, quasi fortuito in un attimo di quell’interminabile fiume di secondi che scorre intorno a noi, piano piano, risalendo quella corrente di freddezza di anonimato resistendo alle spinte, agli scontri va trasformandosi in un abbraccio. Un abbraccio a cui non rinunceresti mai… che per un motivo o per un altro però ti viene strappato via, costantemente, ciclicamente… spazzato via da parole, da gesti vuoti. Vuoti come una fuga dal paradiso, vuoti come l’abbandono di una persona amata, sciocchi come l’autolesionismo. E uno pensa… pensa… cerca risposte. Ma non ti puoi dare risposte a proposito del vuoto… il vuoto non esiste. Eppure era lì. L’hai abbracciato, l’hai sentito… per un attimo l’hai capito. Un solo attimo sufficiente a far crollare le tue certezze, le tue paure, i tuoi dubbi. Hai fatto male. Quel vuoto in un attimo si è riempito con le tue lacrime… e il il fiume intorno a te ha ripreso a scorrere portando via tutto, le tue domande, la tua comprensione, le tue lacrime… cosa rimane ora? Vuoto…

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