Punti di vista

Ho sempre pensato che il concetto di “punto di vista” sia sottovalutato. In che senso? MI accingo a spiegare… La maggior parte delle volte questa espressione si usa in discussioni del tipo:

A: “Per me Berlusconi è un’incapace!” B: “no, per me Berlusconi è un grande statista!” A: “punti di vista… ”

Si usa insomma quasi per dire: “vabbè, lasciamo perdere. Non mi va di discutere” in realtà per me i punti di vista dovrebbero essere considerati veri e propri stimoli alla discussione, non alla litigata, alla discussione. Infondo analizzando la frase si capisce subito qual’è il senso della stessa, abbiamo DIVERSI PUNTI DI VISTA, ovvero, PUNTI DI OSSERVAZIONE, cioè da dove sto io adesso vedo un’altra cosa. Che significa questo? Che i punti di vista di solito non sono sbagliati, sono semplicemente angoli da cui osservare una porzione diversa dello stesso soggetto!

Apollo e Dafne

Qualche anno fa andai con la scuola alla “Galleria Borghese” qui a Roma, fu un’esperienza bellissima, infatti ebbi l’opportunità di ammirare alcuni capolavori assoluti che fino ad allora avevo avuto modo di vedere solo nelle immagini dei libri scolastici. Su tutte una mi colpì in maniera particolare “Apollo e Dafne” di Bernini, decisamente uno dei miei artisti preferiti, (se conoscete l’opera forse già avete capito dove sto andando a parare..) questa statua è un vero e proprio capolavoro, una specie di manifesto dell’arte barocca, una storia che si svolge sotto i nostri occhi pur essendo immobile, se vi capita vi consiglio di andarla a visitare, è veramente un piacere. Una delle particolarità di questa statua è quella di raccontare una storia che si svolege in movimento, Bernini ebbe la fantastica capacità di trasmettere il movimento tramite l’osservazione dello “spettatore”, infatti cosa racconta questa storia in breve? Apollo è follemente innamorato di Dafne, vuole farla sua, ma Dafne, una ninfa che ha però dedica la sua vita alla caccia e alla dea Diana, non è molto d’accordo, così fugge e nel fuggire chiede aiuto al dio Penèo che la trasforma in un Lauro.  Bernini aveva pensato l’opera in questo modo: L’osservatore entrando da sinistra inizierà a vedere la storia a partire da Apollo e pian piano proseguendo incontrerà il volto disperato di Dafne, e ancora, girando intorno alla statua, assisterà alla trasformazione stessa della ninfa, infatti per vedere i segni della metamorfosi occorre andare alle spalle dei due, ed ecco che vedremo a pieno come Dafne si stia trasformando.

Cioè Bernini ha trasmesso il tutto sfruttando i PUNTI DI VISTA. Ora, mettiamo il caso che io e uno di voi andassimo alla “Galleria Borghese” e che voi andaste avanti a me di qualche metro, voi vi trovereste ad osservare il “finale” della storia da ormai dietro la statua mentre io starei ancora focalizzando la mia attenzione su Apollo. Se ci fermassimo e iniziassimo a raccontarci quello che vedremmo cosa ne uscirebbe? Osservando la stessa identica situazione, lo stesso lavoro, lo stesso marmo, con la stessa illuminazione A POCHISSIMI metri di distanza. Noteremmo sicuramente cose diverse, eppure non sbagliate. Serve una spiegazione particolare per capire questa situazione? Non credo. E’ fin troppo ovvio che i due punti di vista fanno la differenza su quello che vediamo.

Così credo nella vita abbiamo tutti punti di vista differenti dati dal nostro cammino, dal nostro percorso, dal nostro essere. Dati da come siamo arrivati a quel punto e a che costo, quando qualcuno mi chiede “perché sei cristiano?” con tono polemico o magari beffardo, io non mi sento mai offeso o sfidato, perché so bene che la mia scelta non viene capita da molti e so anche che molti che pur “credono” considerano la mia fede un eccesso proprio perché il loro percorso li ha portati a definire questa convinzione. Io, dal canto mio, non voglio mai giudicare nessuno, non ho certo autorità per farlo e in fin dei conti pur potendo non mi interesserebbe, sono convinto però che tutti nel proprio cuore abbiano uno spicchio riservato a Dio, consci o no. Il famoso “vuoto interiore” per me ha la forma esatta di Dio e prima o poi tutti arriviamo al punto di osservazione in cui questo dubbio ci sfiora. Sono sempre rimasto molto colpito dai racconti fatti da persone, non cristiane “praticanti”, che in Russia, Romania e Cina durante il periodo comunista e con la conseguente persecuzione della preghiera, ad un certo punto della loro vita, senza mai aver letto una bibbia o sentito un predicatore parlare hanno sentito il bisogno di appellarsi a Dio. Per come la vedo io l’uomo ha bisogno di Dio, e prima o poi nella sua vita si trova ad affrontare questo bisogno. Dio, da parte sua, ha anche un punto di vista personale, che però non coincide mai col nostro e sono sicuro che anche nel suo percorso prima o poi passa vicino ognuno di noi per chiederci “Come sta il mio spicchio di cuore?”.

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